Il volantinaggio sindacale via mail è coperto dalle tutele dello statuto dei lavoratori

Confermata la condanna per comportamento antisindacale di una società che aveva sanzionato un RSU per aver inviato comunicazioni sindacali via mail ai colleghi.

La Corte d'Appello di Catania confermava la decisione di prime cure che aveva dichiarato antisindacale la condotta tenuta da una società nel sanzionare disciplinarmente un R.S.U. per aver inviato diverse mail con comunicazioni di natura sindacale, tramite il proprio indirizzo personale di posta elettronica e destinate agli indirizzi mail aziendali dei colleghi, durante l'orario di lavoro. I giudici di merito hanno ricondotto la fattispecie di cui all'articolo 26, comma 1, stat. lav. al più ampio diritto di manifestazione del pensiero, per cui la pretesa dell'azienda di vietare l'uso della mail aziendale per comunicazioni di natura sindacale risultava inammissibile. Non sussisteva inoltre alcun pregiudizio per l'attività aziendale ed infine, considerando che i lavoratori operavano su turni che coprono l'arco di 24 ore, risultava impossibile individuare un momento di pausa comune per l'invio delle comunicazioni al di fuori dell'orario di lavoro. La società ha proposto ricorso per cassazione, senza però avere successo. La giurisprudenza ha già avuto modo di affermare che la distribuzione di comunicati sindacati all'interno dei luoghi di lavoro, c.d. volantinaggio, in quanto assimilabile all'attività di proselitismo, incontra il limite di cui all'articolo 26, comma 1, stat. lav. per cui è consentita se effettuata senza pregiudicare il normale svolgimento dell'attività aziendale. Non sussiste dunque alcun divieto di svolgere tale attività nell'orario di lavoro, dovendo solo essere compiuta da lavoratori in regolare permesso nonché con modalità e cautele che abbiano riguardo per l'attività d'impresa v. Cass. civ. numero 5089/1986 . Nel caso di specie, considerando che la realtà aziendale è organizzata su turni, non poteva configurarsi un tempo comune di pausa per tutti i lavoratori, come correttamente sottolineato dai giudici di merito. Per quanto attiene invece al mezzo di comunicazione utilizzato, la Corte osserva che il c.d. volantinaggio elettronico rientra ormai nella nozione di “spazio” deputato alle comunicazioni sindacali. L'articolo 25 stat. lav., nel fare riferimento all'affissione di comunicazioni sindacali su appositi spazi accessibili dai lavoratori, faceva riferimento alle forme comunicative all'epoca esistenti. L'evolversi delle modalità di comunicazione elettronica e telematica non può passare inosservato e dunque l'uso della mail deve essere considerato un aggiornamento necessario delle modalità di trasmissione di comunicazioni sindacali.  

Presidente Tria – Relatore Leone Fatti di causa La Corte di appello di Catania con sentenza numero 1413/2017 ha confermato la pronuncia di primo grado del locale Tribunale che, in sede di opposizione ex articolo 28 S.d.L., aveva dichiarato l'antisindacalità della condotta tenuta dalla ST M. srl, consistita nel sanzionare disciplinarmente un R.S.U. M.M.   della Fiom CGIL, per avere inviato, in data 9.9.2008,utilizzando il proprio indirizzo personale di posta elettronica, circa duecento ad, contenenti comunicazioni di natura sindacale, ad altrettanti dipendenti, durante l'orario di lavoro, al loro indirizzo aziendale di posta elettronica 2. la Corte ha considerato regolata la fattispecie dall'articolo 26, comma 1, S.d.L. in base al quale I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività aziendale ha ritenuto che il diritto di proselitismo sia espressione del più ampio diritto di manifestazione del pensiero, per cui la pretesa dell'azienda di vietare in modo assoluto - e a prescindere dalle modalità concrete con cui avvenga la comunicazione informatica - che la posta elettronica aziendale sia utilizzata per comunicazioni di contenuto aziendale non potesse considerarsi conforme all'articolo 26 citato ha concordato con il Tribunale nel ritenere che, nella specie, l'invio delle comunicazioni ai dipendenti all'indirizzo di posta elettronica aziendale non fosse idonea a creare pregiudizio all'attività aziendale 3. Più in particolare, in ordine alla censura relativa all'invio della comunicazione durante l'orario di lavoro dei destinatari, ha osservato che i lavoratori della società operano su turni di 24 ore, in assenza di un momento di pausa comune, e che, pertanto, l'invio in orario di lavoro non poteva essere limitato in alcun modo. 4. Rer la cassazione di tale sentenza propone ricorso la società con 4 motivi, anche coltivati da successiva memoria, mentre la Fiom - CGIL Federazione Provinciale di Catania non ha svolto attività difensiva. La Procura Generale concludeva per il rigetto del ricorso. Ragioni della decisione 5. Con il primo motivo si denuncia la violazione della L. numero 300 del 1970 articolo 25 e 28 articolo 360 c.p.c., comma 1, numero 3. in relazione alla mancata attenzione della corte territoriale circa gli -spazi in cui può essere esercitata la attività di informazione e proselitismo sindacale. La corte di merito non avrebbe considerato che gli -spazi in questione devono essere individuati, anche unilateralmente, dal datore di lavoro. 6. Con il secondo motivo è denunciata la violazione degli articolo 26 e 28 della L.numero 300 del 1970 e articolo 2727,2729 e 2697 c.c. in relazione all'articolo 360 c.p.c., numero 3 , poiché la corte di merito ha ritenuto che l'attività di proselitismo può ritenersi lecitamente svolta mediante lo strumento informatico se non reca pregiudizio alla normale attività aziendale. Nel caso concreto, la corte d'appello ha valutato che la stessa società aveva messo a disposizione delle rappresentanze sindacali un account destinato alle informazioni sindacali, in tal modo evidenziandosi la liceità della conseguente attività. La censura sottolinea la violazione dell'articolo 26 nella valutazione della corte allorché si è ritenuta la rete aziendale di posta elettronica quale spazio utile all'attività sindacale, trattandosi, invece, di strumento inerente alla attività lavorativa, non assimilabile a spazi aperti utilizzabili, su scelta datoriale, anche per l'attività sindacale. Sotto altro aspetto il motivo è diretto anche a censurare la statuizione della corte in ordine al pregiudizio per l'attività aziendale, escluso, nella fattispecie, dalla circostanza che anche l'azienda utilizzava la posta elettronica per comunicazioni aziendali. Il motivo rileva la erroneità della statuizione poiché l'illecito utilizzo della rete aziendale prescinde dal danno in concreto prodotto cass.numero 5089/1986 . Sottolinea la società la necessità di ancorare l'utilizzo della rete aziendale a regole che lascino la stessa riservata alle comunicazioni di natura lavorativa tra colleghi ed azienda. I due motivi, da trattare congiuntamente, lamentano la violazione di legge, ma, in realtà sono diretti a censurare la valutazione svolta dalla corte di merito circa la rispondenza dell'attività in questione alle previsioni legislative richiamate. Il giudice di appello ha enunciato i principi espressi da questa Corte Cass.numero 5089/1986 secondo cui -La distribuzione di comunicati di contenuto sindacale all'interno dei luoghi di lavoro cosiddetto volantinaggio , in quanto assimilabile all'attività di proselitismo, incontra il limite previsto dall'articolo 26, comma 1, stat. Lavoratori, sicché è da ritenerli? consentita soltanto se effettuata senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività aziendale. Pertanto, pur non essendovi alcun divieto di svolgere tale attività durante l'orario di lavoro, occorre non solo che essa sia compiuta da lavoratori in regolare permesso quali i dirigenti della R.S.a. , ma anche che, per le modalità e le cautele in concreto adottate ed avuto riguardo alle caratteristiche organizzative dell'impresa e del tipo di lavoro cui siano addetti i destinatari della distribuzione dei volantini, risulti di fatto non pregiudicato l'ordinario svolgimento della vita aziendale, sotto il normale profilo funzionale e produttivo . Alla luce di tale consolidato orientamento è stata valutata l'attività oggetto di contestazione rilevando che in una realtà aziendale contrassegnata da turni di lavoro strutturati su un arco temporale di 24 ore, non poteva configurarsi un tempo comune di pausa dei lavoratori, tale da consentire un momento diverso di invio delle comunicazioni che evitasse l'orario di lavoro. La Corte ha poi rilevato che anche la società utilizzava la medesima casella di posta per comunicazioni ai propri dipendenti ed ha infine escluso l'inibizione a priori della modalità comunicativa in questione, in assenza di pregiudizio effettivo all'attività aziendale. Il tema affrontato dalla decisione in esame è quello del volantinaggio elettronico e, in generale, delle modalità di comunicazione sindacale in sede aziendale. Lo strumento specifico di cui si discute è la casella di posta aziendale attribuito a ciascun dipendente. A riguardo deve osservarsi che certamente l'evoluzione delle modalità di comunicazione che negli ultimi decenni si è andata sempre più affermando anche nelle comunità aziendali, deve far ritenere comprese nella nozione di -spazi deputati alle comunicazioni sindacali, lo strumento della posta elettronica. L'articolo 25 della L. numero 300 del 1970 nel disporre che le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l'obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all'interno dell'unità produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro ha individuato, in linea con le condizioni comunicative all'epoca esistenti, una delle forme attraverso cui garantire lo svolgimento dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro. L'evolversi delle modalità di comunicazione telematica e la maggiore efficacia realizzata attraverso il raggiungimento dei singoli lavoratori per mezzo della personale casella di posta elettronica, non può non essere considerata un aggiornamento necessario della modalità di trasmissione delle notizie, posta a garanzia della reale efficacia dell'attività di sindacale. Deve peraltro soggiungersi, per completare il quadro di riferimento, che sebbene la disposizioni richiamata, anche nel suo aggiornamento temporale sia posta a garanzia della concreta attuazione dell'attività sindacale attraverso la predisposizione di una rete aziendale, ciò non possa essere realizzato anche attraverso una specifica casella di posta elettronica dedicata alle sole comunicazioni di natura sindacale. Tale possibilità risulterebbe comunque coerente con il disposto dell'articolo 26 della L. numero 300 del 1970 secondo cui I lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di proselitismo per le loro organizzazioni sindacali all'interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività aziendale , poiché, come già affermato da questa Corte l'obbligo del datore di lavoro è soddisfatto quando lo stesso mette a disposizione di ognuna delle rappresentanze sindacali aziendali un determinato idoneo spazio all'interno dell'unità produttiva, sicché non può ritenersi antisindacale il comportamento del datore di lavoro che, senza manomettere il materiale affisso sulle bacheche già installate, si limiti a spostare queste ultime in luoghi ugualmente idonei nè può ritenersi acquisito da parte delle rappresentanze sindacali il diritto all'affissione in un determinato luogo neanche nel caso in cui l'originaria collocazione fosse stata preventivamente concordata, e non può fondatamente parlarsi di detenzione qualificata delle rappresentanze sindacali riguardo alle bacheche, con riferimento al particolare luogo sul quale si è concretizzata la scelta concordata o meno operata dal datore di lavorò. Cass.numero 1199/2000 . La previsione di un -canale dedicato alle sole informazioni sindacali, messo a disposizione dal datore di lavoro, con soluzioni tecniche poste a suo carico, darebbe concreta attuazione all'obbligo datoriale di predisposizione di -appositi spazi , come richiesto dall'articolo 25 richiamato, e potrebbe essere più adeguato per evitare, soprattutto in contesti aziendali di grandi dimensioni, l'eccessivo affollamento della casella di posta aziendale, ove questo determini pregiudizio all'ordinario svolgimento della vita aziendale, sotto il normale profilo funzionale e produttivo Cass.numero 5089/1986 . Rispetto a tale più ampio contesto di riferimento che includa legittimamente scelte datoriali di individuazione di specifici canali di comunicazione dedicata alla attività sindacale accanto a scelte di differente natura che invece consentano l'utilizzo di un unico canale diffusivo, quanto al caso in esame deve ritenersi che la Corte territoriale come sopra rilevato ha espresso una valutazione di merito delle condizioni e dei fatti di causa turni su un arco temporale di 24 ore, assenza di prova circa un pregiudizio per l'attività aziendale del tutto coerente con le disposizioni richiamate, correttamente considerando legittimo, in assenza di canali dedicati alle sole comunicazioni sindacali, l'utilizzo della posta aziendale anche per comunicazioni sindacali che non creino pregiudizio all'azienda, in tal modo escludendone il divieto assoluto invocato dalla società. Le censure sono pertanto inammissibili. 7. Con terzo motivo è dedotta la violazione dell'articolo 2697 c.c. articolo 360 c.p.c., comma 1, numero 3. . La società denuncia la errata statuizione circa la prova della legittimità della condotta, atteso l'utilizzo della azienda della medesima rete per comunicazioni sindacali. 8. Da ultimo è censurato l'omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti articolo 360 c.p.c., comma 1, numero 5 quale l'affermazione del giudice d'appello circa l'utilizzo della posta elettronica in questione per comunicazioni da parte della società. A riguardo la società rileva che tale circostanza era sempre stata contestata e dunque la motivazione in merito addotta dal giudice costituiva motivazione apparente. Gli ultimi due motivi possono essere trattati congiuntamente e dichiarati inammissibili poiché diretti a confutare semplici argomentazioni che non hanno lo scopo di sorreggere la decisione già basata su altre decisive ragioni, e sono, quindi, improduttive di effetti giuridici e, come tali, non suscettibili di gravame, nè di censura in sede di legittimità Cass. 11 giugno 2004, numero 11160 Cass. 22 novembre 2010, numero 23635 Cass. 10 dicembre 2019, numero 32257 . Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile. Nulla per le spese, non essendo stata svolta attività difensiva da Fiom Cgil. Si dà atto della sussistenza, ai sensi del D.P.R. numero 115 del 2002, articolo 13 comma 1 quater dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1- bis dello stesso articolo 13, ove dovuto. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi dell'articolo 13 comma 1 quater D.P.R. numero 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1- bis dello stesso articolo 13, ove dovuto.