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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

sovraffollamento carceri | 15 Luglio 2019

Emergenza carceri: dati, norme e rimedi

di Carmelo Minnella - Avvocato penalista

Approfittando delle ragioni che hanno portato la Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane ad una giornata di astensione dalle udienze per il 9 luglio scorso, l’avv. Carmelo Minnella fa il punto sull’emergenza carceri, partendo dai dati allarmanti, cercando di individuare i relativi rimedi per garantire la tutela dei diritti dei detenuti e il maggior accesso alle misure alternative alla detenzione.  

«La Giustizia non deve fermarsi alle porte delle carceri». Trattasi di un’affermazione ricorrente nei percorsi motivazionali delle sentenze della Corte EDU (per individuare un limite al potere statuale al rispetto inderogabile della dignità umana dei detenuti) ed è una espressione che fotografa drammaticamente la situazione carceraria italiana, sul duplice versante dei diritti dei reclusi (sempre più violati, pur dovendo l’esecuzione della pena comprimere solo la libertà personale e quelle strettamente connesse allo status detentionis, mentre le altre devono trovare tutela anche e soprattutto all’interno del carcere) e, sull’altro versante, dell’abbandono, di fatto, della finalità rieducativa della pena. Tutela dei diritti e della dignità umana e offerte rieducative sono invece intimamente connesse: se la pena è disumana non può tendere (come dice l’art. 27, comma 3, della Costituzione), alla rieducazione, quindi occorre rieducate nel rispetto della dignità umana.
Approfittando delle ragioni che hanno portato la Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane una giornata di astensione dalle udienze per il 9 luglio scorso, l’avv. Carmelo Minnella cerca di fare il punto della emergenza carceri, partendo dai dati allarmanti, cercando di individuare i relativi rimedi per garantire la tutela dei diritti dei detenuti e il maggior accesso alle misure alternative alla detenzione, anche alla luce della recente sentenza della Corte EDU nel caso Viola n. 2 contro Italia del 13 giugno 2019, che apre degli spiragli alla rivisitazione del meccanismo che individua per molte categorie di condannati (quelli del 4-bis ord. penit.) nella collaborazione un “sostituto” improprio della rieducazione.

 



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