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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

antiriciclaggio | 12 Ottobre 2018

Cosa cambia con la quinta Direttiva europea antiriciclaggio e antiterrorismo

di Nicola Mainieri - dirigente della Banca d'Italia. Le opinioni espresse dall’Autore non impegnano in alcun modo l’Istituto di appartenenza

Premessa. Sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 19 giugno è stata pubblicata la Direttiva UE 2018/843 adottata il 30 maggio scorso, c.d. quinta direttiva antiriciclaggio, che modifica la precedente quarta Direttiva UE 2015/849, recepita dall’Italia con il d.lgs. n. 90/2017. E’ fatto obbligo ai Paesi dell’Unione di recepire la nuova direttiva entro il 10 gennaio 2020.
In passato le direttive europee in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo (dagli acronimi inglesi AML/CFT) si sono succedute con una certa cadenza, in linea con l’evoluzione dei trend dei fenomeni sottostanti che intendevano contrastare. Le direttive hanno generalmente fatto seguito, con efficacia vincolante per i Paesi europei, alle “Raccomandazioni”, importanti standard di riferimento a livello mondiale, sebbene non caratterizzati da efficacia giuridica direttamente vincolante, pubblicate dal Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale – GAFI costituito nel 1989 in ambito OCSE. La prima direttiva antiriciclaggio (1991/308/CE) fissava gli obblighi di identificazione, registrazione e segnalazione di operazioni sospette, ponendoli a carico dei soli enti creditizi e finanziari; dieci anni dopo la seconda  (2001/97/CE) estendeva l’ambito di applicazione anche ai professionisti; la terza (2005/60/CE) applicava al contrasto del terrorismo internazionale le metodologie e gli obblighi già sperimentati contro il riciclaggio del denaro sporco ed, infine, la quarta (2015/849/UE) – facendo seguito alle nuove Raccomandazioni GAFI del 2012 - recava importanti novità di sistema quali l’ obbligo di criminalizzare i reati fiscali facendone così presupposto del riciclaggio, l’istituzione di un registro nazionale dei “beneficiari effettivi” e l’assoggettamento a stringenti controlli per l’operatività delle persone politicamente esposte. Il termine in cui i Paesi europei dovevano recepire nelle legislazioni nazionali le norme della direttiva finora è stato di due anni.
La quinta direttiva, invece, ha fatto seguito di soli tre anni alla precedente, cui apporta  modifiche su profili specifici, non è stata preceduta da una nuova versione delle Raccomandazioni del GAFI (l’aggiornamento fatto nel 2016 sulle Raccomandazioni del 2012 non sembra sostanzialmente anticipare i contenuti della quinta direttiva) ed ha posto un termine di recepimento, diciotto mesi, più breve di quello previsto in precedenza. Nelle note che seguono cercheremo di chiarirne genesi, motivi e contenuti. 



— Nascita delle cripto-valute e dei connessi rischi di riciclaggio

— Quinta direttiva: principali innovazioni

— Le recenti Risoluzioni del Parlamento europeo a rafforzamento dei principi posti dalla quinta direttiva