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Notizie a cura di La Stampa.it |
Osservatorio Processo Telematico

PAT – giurisprudenza | 23 Settembre 2015

Le norme sulle notifiche a mezzo PEC si applicano immediatamente anche al PAD

di Giulia Milizia

Conferma gli orientamenti sinora minoritari (TAR Campania 923 e 3467/15,Calabria 183/15, Veneto 369/15 e Lazio 11808/14) che ratificano le notifiche a mezzo PEC anche nel processo amministrativo in netto contrasto con l’orientamento maggioritario (TAR Lazio 396/15).

(Consiglio di Stato, sez. III, sentenza n. 4270/15; depositata il 14 settembre)

Si applicano immediatamente gli artt. 1 e 3 bis L. n. 53/94, riformata dalla L. n. 183/11, anche in assenza di regole tecniche: la trasformazione del processo amministrativo in processo ammnistrativo telematico, di cui anche al d.p.c.m. 14/11/14, è irreversibile. Fattispecie relative al divieto di porto d’armi per frequentazioni equivoche del richiedente e dei suoi familiari che ne mettevano in dubbio l’affidabilità.
È quanto sancito dal Consiglio di Stato, sez. III, n. 4270 depositata il 14 settembre 2015.
Il caso. Un uomo impugnava il divieto di detenere armi perché ritenuto inaffidabile e per un pericolo di abuso nell’uso delle armi, legittimanti il provvedimento prefettizio di divieto impugnato vittoriosamente per vari vizi motivazionali. Il TAR Reggio Calabria n. 197/14  rilevò che erano state considerate rilevanti, ai fini del diniego, frequentazioni meramente occasionali e risalenti nel tempo, mentre «non era stata compiuta una valutazione della complessiva personalità del soggetto, tale da fondare in concreto l’incidenza delle contestate frequentazioni sul giudizio prognostico di abuso delle armi». Il Viminale ha gravato questa sentenza per vari motivi: gode di un’amplissima discrezionalità e evidenzia come «nel nostro ordinamento porTARe le armi sia vietato e le eccezionali deroghe al divieto siano circondate da particolari cautele a tutela dell’ordine pubblico e della pacifica convivenza». L’uomo si è costituito eccependo la nullità della notifica via PEC.
Sì alla notifica via PEC nel PAD. Come detto è stata convalidata questa forma di notifica aderendo alla citate tesi minoriTARie dei TAR, ma soprattutto (per relationem) all’orientamento dettato dal CDS 2682/15: «la mancata autorizzazione presidenziale ex art. 52, co. 2, del c.p.a. non può considerarsi ostativa alla validità ed efficacia della notificazione del ricorso a mezzo PEC atteso che nel processo amministrativo trova applicazione immediata» la L. n. 53/94 ( artt. 1 e 3 bis) così come novellata dall’art. 25 comma 3, lett. a) L. n. 183/11. Questa norma sancisce che l’avvocato può avvalersi della PEC per notificare «atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale». Nel PAD (art. 13 allegato 2 al c.p.a.) è ammessa  anche se manca tale autorizzazione. L’art. 52 c.p.a., infatti, si riferisce a forme speciali di notifica ed ormai la digitalizzazione del processo amministrativo è irreversibile. «Se con riguardo al PAD lo strumento normativo che contiene le regole tecnico –operative resta il DPCM al quale fa riferimento l’art. 13 dell’Allegato al c.p.a., ciò non esclude però l’immediata applicabilità delle norme di legge vigenti sulla notifica del ricorso a mezzo PEC».
Niente porto d’armi se il richiedente e/o la sua famiglia frequentano pregiudicati. «La valutazione di inaffidabilità del soggetto è attribuita all'autorità amministrativa la quale è chiamata ad un accertamento incensurabile in sede di legittimità nel momento in cui risulta congruamente motivato avuto riguardo a circostanze di fatto specifiche». Ha ampia discrezionalità e nel bilanciare gli interessi collettivi alla pubblica incolumità con quelli privati prevarranno sempre i primi. Il fine del r.d. n. 773/31, che vieta o revoca il porto d’armi e la detenzione di munizioni e degli esplosivi a chi è stato condannato ed a chi ha frequentazioni equivoche, è di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica e prevenire i crimini (artt. 39 e 43). Nel nostro caso il richiedente, pur non essendo un criminale, frequentava amici appartenenti ad ambienti criminali ed i familiari avevano relazioni con chi aveva commesso «ipotesi di reato più pericolose ed odiose»: contro la persona, il patrimonio e violenze domestiche. Irrilevante che fossero risalenti nel tempo e sporadiche così come la sua pregressa esperienza nell’esercito ormai conclusa, svolgendo altre mansioni (impiegato nella ditta di lavorazione del legno). In breve vi è una stretta connessione tra il modus agendi del richiedente e l’ambiente familiare e sociale in cui si svolge la sua vita di relazione.