POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
giovedì 15 aprile 2021
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
<p>
	CIVILE e PROCESSO</p>

responsabilità magistrati | 05 Marzo 2021

Le Sezioni Unite Civili si pronunciano sul noto caso della scuola di preparazione al concorso in magistratura

Studio matto e disperatissimo o minigonna & tacco 12?

di Paolo Grillo - Avvocato penalista

La didattica alla moda. Ennesimo capitolo giudiziario – questa volta relativo ai soli profili disciplinari - sulla scuola di preparazione al concorso in magistratura diretta da un ex Consigliere di Stato e nella quale è coinvolto un altro magistrato accusato di essere stato suo stretto collaboratore.  

(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 6004/21; depositata il 4 marzo)

Dopo lo scandalo, secondo le ormai radicate abitudini italiane, è seguita la solita bufera giudiziaria che si è abbattuta sui due principali protagonisti dividendosi in più tronconi. Ad oggi, l'unico procedimento definito in primo grado è terminato con l'assoluzione di entrambi gli imputati e un altro filone dell'inchiesta è stato archiviato prima ancora di approdare nelle aule di giustizia. L'unico aspetto incontrovertibile è che, sin dalle prime apparizioni sulla cronaca nostrana, la mistura dei fatti posti alla base dell'inchiesta conteneva in misura persino sovrabbondante tutti gli ingredienti per solleticare l'attenzione dell'opinione pubblica, costantemente affamata di storie torbide, meglio ancora se dai retroscena a sfondo erotico. Proprio ieri le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno depositato la sentenza con la quale si è deciso sulle responsabilità disciplinari del principale collaboratore del direttore di quel corso di preparazione nel quale, sempre prestando fede alle cronache, sarebbe stato contrattualizzato con puntigliosa precisione persino l'abbigliamento e la tipologia delle calzature delle borsiste di studio.

 

La responsabilità disciplinare. Le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno rigettato le doglianze sollevate nei confronti della sentenza del CSM con cui si dichiarava la sussistenza della responsabilità disciplinare in relazione alla violazione del divieto di assumere incarichi extragiudiziari, anche se non retribuiti, senza previa autorizzazione. Il comportamento censurabile è stato quindi ravvisato nell'aver ricoperto quel ruolo di carattere sostanzialmente didattico o scientifico. Lo scopo della norma che pone il divieto di assumere incarichi che esulano dalle ordinarie funzioni giurisdizionali, scrive la Corte, è quello di non consentire la commistione tra l'attività giudiziaria e altre occupazioni pubbliche o private; ciò al fine di scongiurare che il magistrato possa essere “distratto” nello svolgimento dei propri compiti istituzionali con conseguente compromissione della propria affidabilità e credibilità.

 

Annullata con rinvio l'assoluzione per aver abusato della qualità di magistrato. Su questo profilo il CSM aveva assolto l'incolpato, ma le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso del Procuratore Generale che era insorto contro il provvedimento proscioglitivo. Gli Ermellini a questo proposito precisano che l'abuso della qualità di magistrato non richiede necessariamente che il ruolo giurisdizionale venga “vantato” esplicitamente, tanto più quando detta qualifica è conosciuta all'interlocutore di turno (nel caso di specie, il riferimento è alle corsiste).
Ancora, molto interessante la definizione di ingiustizia – riferita allo scopo della condotta disciplinarmente illecita – secondo cui nell'ambito di tale nozione rientrano «anche gli scopi che mirano all'ottenimento di trattamenti di favore non comunemente praticati, ma richiesti tramite la spendita della qualità di magistrato». Non ha convinto la consistenza della motivazione assolutoria: e la Cassazione rimanda indietro il fascicolo al CSM affinché si spieghi meglio, valutati complessivamente tutti gli aspetti della vicenda, perché – ove si dovesse ribadire il verdetto proscioglitivo – la condotta dell'incolpato non assumerebbe comunque rilievo disciplinare.