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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

compenso avvocati | 05 Settembre 2018

Equo compenso per gli avvocati: gli Ermellini mettono un freno alla liquidazione sotto i minimi

«La Cassazione ribadisce il divieto di deroga ai limiti minimi previsti (ora in modo ancor esplicito) dai parametri, considerati norma speciale. Assieme alle prime delibere delle Regioni per l’applicazione dell’equo compenso, si inizia a ricostruire la tutela del compenso decoroso e quindi equo».  

(Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza n. 21487/18; depositata il 31 agosto)

Liquidazione del compenso. Così il Presidente del CNF, Andrea Mascherin, ha commentato l’ordinanza n. 21487/18 della Corte di legittimità secondo la quale, fermo restando che «il d.m. n. 140/2012 risulta essere stato emanato allo scopo di favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato, adempiendo alle indicazione UE, a tal fine rimuovendo i limiti massimi e minimi così da lasciare le parti contraenti (nella specie, l’avvocato e il suo assistito) libere di pattuire il compenso per l’incarico professionale, […] il giudice resta tenuto ad effettuare la liquidazione giudiziale nel rispetto dei parametri previsti dal d.m. n. 55/2014, il quale non prevale sul d.m. n. 140 per ragioni di mera successione temporale, bensì nel rispetto del principio di specialità». Il d.m. n. 140/2012 ha infatti natura generalista, essendo finalizzato a regolare la materia dei compensi tra professionista e cliente, mentre il d.m. n. 55/2014 detta i criteri per la liquidazione delle spese di causa.
Il provvedimento, depositato lo scorso 31 agosto, va così ad inserirsi all’interno di un filone giurisprudenziale (nel quale si colloca anche la sentenza n. 1018/18) che «fissa il divieto per il giudice di liquidare sotto i “minimi” il compenso professionale dell’avvocato».

 

Nuovi parametri forensi. Sul tema dei parametri forensi, il legislatore è intervenuto con il decreto ministeriale n. 37/2018 che, su sollecitazione del CNF ed alla luce degli arresti giurisprudenziali citati, risulta interpretare «correttamente la normativa già vigente».
La stessa Cassazione conferma dunque la legittimità dei parametri forensi «inibendo definitivamente interpretazioni di comodo. Vi è quindi un coerente sviluppo normativo ed interpretativo giurisprudenziale, che conferma la correttezza della posizione del CNF e la validità dei principi invocati nel richiedere la legge sull’equo compenso che - come ribadito dalla Suprema Corte - non viola i principi di libera concorrenza o della normativa europea, quando impone il rispetto di soglie numeriche minime».