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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

previdenza forense | 24 Novembre 2015

La IX Conferenza Nazionale dell’Avvocatura Italiana

di Paolo Rosa - Avvocato

In questi giorni il Presidente di Cassa Forense, commentando gli investimenti in Bankitalia, ha detto che «L’assenza totale di un filtro ha contributo ad alimentare i numeri dell’Avvocatura (gli iscritti attivi a Cassa Forense sono più di 250.000). Il problema è che ci sono tanti giovani con il titolo ma oramai il mercato è saturo».

Giovedì 26 novembre 2015 si aprirà al Lingotto di Torino la IX Conferenza nazionale dell’Avvocatura italiana.
Segnalo che venerdì 27 novembre 2015, ad ore 15.00, si terrà la tavola rotonda “Patto tra generazioni, una sfida per il futuro dell’Avvocatura”.
In questi giorni il Presidente di Cassa Forense, commentando gli investimenti in Bankitalia, ha detto che «L’assenza totale di un filtro ha contributo ad alimentare i numeri dell’Avvocatura (gli scritti attivi a Cassa Forense sono più di 250.000). Il problema è che ci sono tanti giovani con il titolo ma oramai il mercato è saturo».
Penso che a Torino confluiranno circa 2.000 avvocati, perlopiù rimborsati delle spese, i quali non rappresenteranno l’intera platea dell’Avvocatura italiana ma soltanto quei 25.000 avvocati che detengono già il 50% del PIL dell’intera Avvocatura italiana lasciando i restanti 225.000 a contendersi il residuo 50%.
È evidente che in questa situazione non basterà pensare oggi al numero programmato per chi sceglie la libera professione perché sarebbe come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

Diversa ridistribuzione del PIL dell’Avvocatura italiana? A Torino si dovrebbe porre al centro del congresso il problema di una diversa ridistribuzione del PIL dell’Avvocatura italiana per non lasciare indietro nessuno dei 250.000, 100.000 dei quali oggi versano in gravi difficoltà economiche non riuscendo a versare nemmeno la contribuzione minima a Cassa Forense la quale vede aumentare con notevole progressione i propri crediti verso gli iscritti.
È evidente a tutti che gli € 70.000.000 circa stanziati per l’assistenza non risolveranno minimamente il problema anche perché nel nuovo regolamento dell’assistenza il criterio nazionale ISEE è stato recepito solo per 3 ipotesi residuali.
Poiché la previdenza in generale, e quindi anche quella forense, si regge sui numeri i 25.000 avvocati in bonis debbono capire che senza i 225.000 avvocati in difficoltà non ci sarà futuro previdenziale nemmeno per loro.
Proprio in questi giorni sul tema è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza n. 216, depositata il 07.10.2015, redattore la prof. Daria de PRETIS, stimata Collega di Trento.
Con tale pronuncia la Corte Costituzionale ha affrontato il problema dei diritti quesiti testualmente affermando che: “Come questa Corte ha più volte affermato, il valore del legittimo affidamento, il quale trova copertura costituzionale nell’art. 3, Cost. non esclude che il legislatore possa assumere disposizioni che modifichino in senso sfavorevole agli interessati la disciplina di rapporti giuridici anche se l’oggetto di questi sia costituito da diritti soggettivi perfetti, ma esige che ciò avvenga alla condizione che tali disposizioni non trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulle leggi precedenti, l’affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica, da intendersi quale elemento fondamentale dello stato di diritto (sentenze n. 56 del 2015, n. 392 del 2010, n. 236 e 206 del 2009). Solo in presenza di posizioni giuridiche non adeguatamente consolidate, dunque, ovvero in seguito alla sopravvenienza di interessi pubblici che esigano interventi normativi diretti a incidere peggiorativamente su di esse, ma sempre nei limiti della proporzionalità dell’incisione rispetto agli obiettivi di interesse pubblico perseguiti, è consentito alla legge di intervenire in senso sfavorevole su assetti regolatori precedentemente definiti (ex plurimis sentenza n. 56 del 2015).
Orbene alla luce di tale costante insegnamento e sul presupposto che i privilegi non possono mai costituire diritti quesiti, è necessario riscrivere il patto generazionale dell’Avvocatura italiana operando in questa direzione:
- numero programmato per chi sceglie la libera professione, magari dopo il primo biennio di studi;
- progressività della contribuzione previdenziale secondo fasce di reddito opportunamente scaglionate;
- rotazione di ogni incarico che provenga dalla P.A. o da istituzioni e fondazioni in genere;
- predisposizione di un adeguato contratto, normativo ed economico, a tutela degli avvocati collaboratori degli studi legali onde consentire agli stessi una partecipazione congrua agli utili di esercizio;
- cancellazione dagli Albi per l’avvocato 70enne che abbia maturato i requisiti pensionistici.
Tutti questi temi non sono indicati chiaramente nel programma della IX Conferenza nazionale dell’Avvocatura italiana ma sono noti a tutti e quindi tutti insieme dobbiamo affrontarli per risolverli al più presto nell’interesse dell’Avvocatura tutta.