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PROFESSIONE

previdenza forense | 16 Ottobre 2015

La dorsale della frattura sociale nell’avvocatura italiana

di Paolo Rosa - Avvocato

Il problema è ben rappresentato nel disegno indicato nell’articolo, che distingue tra uguaglianza ed equità.

Tra il 2008 e il 2014 il reddito disponibile delle famiglie italiane è diminuito in termini reali del 9% (Banca d’Italia, Il sostegno finanziario della rete familiare durante la crisi, settembre 2015).

Cassa Forense è tenuta ad assicurare l’equilibrio di bilancio. La verità, e non la velocità, è la cifra del nostro tempo.
È aumentato, con progressione geometrica, il numero degli avvocati ma con la stessa progressione è diminuito il reddito.
Oggi abbiamo una concentrazione di quasi 4 avvocati per ogni 1000 cittadini italiani. La concentrazione maggiore la troviamo in Campania, in Lombardia e nel Lazio. 100.000 avvocati vivono al Sud.
Nel 2007 il reddito medio degli avvocati era di € 50.000,00 pro capite, sceso nel 2014 ad € 38.000,00.
La dorsale della frattura sociale dell’Avvocatura italiana sta nell’art. 21, legge n. 247/2012 e nel successivo regolamento adottato da Cassa Forense la quale, invece che seguire le indicazioni della Direzione generale del Ministero del Lavoro che suggeriva una regolamentazione autonoma per i 50.000 avvocati iscritti d’ufficio, ha cercato di adattare il vecchio vestito della contribuzione minima ai nuovi scatenando il malcontento così mettendo a rischio la sostenibilità sociale di una gran fetta di Avvocatura italiana.

Il PIL degli avvocati… Il problema è accentuato dal fatto che 24.000 circa dei 240.000 avvocati italiani detiene il 50% del PIL dell’Avvocatura lasciando ai restanti 216.000 l’altro 50%.
Poiché il PIL complessivo si sta riducendo, la forchetta è destinata ad accentuarsi aumentando la ricchezza dei 24.000 che resistono nel mercato anche alle congiunture economico – finanziarie negative a scapito dei restanti che saranno costretti o a cancellarsi o a vivere di stenti.
Il nuovo regolamento dell’assistenza, assentito dai Ministeri Vigilanti nel corso della Conferenza nazionale di Rimini, non basterà ad allentare la tensione sociale che sta degenerando in un vero e proprio conflitto intergenerazionale.
Si impongono interventi strutturali destinati a garantire l’equità intergenerazionale che significa, come ben evidenziato nel disegno di cui sopra, dare più risorse a chi ha minori possibilità, a parità di competenza e professionalità.