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PROFESSIONE

previdenza forense | 25 Settembre 2015

Si parlerà di questo alla conferenza sull’assistenza forense di Rimini?

di Paolo Rosa - Avvocato

La “mission” di tutti dovrebbe essere la messa in campo di ogni sforzo per far aumentare il PIL della Avvocatura italiana senza il quale dopo il tramonto non ci sarà l’alba di un nuovo giorno.

La grandezza fondamentale della macroeconomia è il PIL. Il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese in un dato periodo di tempo.
Il PIL include ciò che è prodotto da soggetti esteri in Italia ed esclude ciò che è prodotto da soggetti italiani all’estero.
Il PIL non misura la salute dei cittadini, ma Paesi con un PIL elevato possono permettersi una migliore assistenza sanitaria.
Il PIL non misura la qualità dell’istruzione, ma Paesi con PIL più elevato hanno generalmente istruzione di qualità più elevata.
Il PIL non misura il grado di Welfare dei cittadini, ma paesi con un PIL più elevato hanno generalmente un maggior grado di protezione previdenziale ed assistenziale.
D’altra parte la crescita del PIL può comportare una riduzione del tempo libero, della qualità dell’ambiente e non comprende le attività svolte all’interno della famiglia.
Quindi il PIL è solo una misura approssimativa del benessere di un Paese, ma si tratta di un’approssimazione accettabile e, di fatto, accettata.
In un precedente articolo, pubblicato su questo quotidiano, abbiamo dato conto delle conclusioni della dott.ssa Giovanna Biancofiore, attuario interno di Cassa Forense, per la quale dopo anni di flessione del reddito medio dell’Avvocatura italiana ora è in flessione anche il PIL dell’Avvocatura stessa.
Nel suo articolo “La situazione dell’Avvocatura italiana nella fase di crisi economica globale” del 04.12.2013 il prof. Guido Alpa, Presidente del CNF, scriveva che «Un nuovo modello di avvocato per un nuovo modello di società è quindi la prossima sfida che ci apprestiamo a sostenere. Ma non possiamo procedere da soli: ci occorre l’aiuto delle istituzioni, in primis del Parlamento e del Governo. Altrimenti dovremo rivolgere il nostro impegno e le nostre risorse a combattere solo per la sopravvivenza, sciupando irrimediabilmente il patrimonio acquisito nel corso degli anni e deludendo così, involontariamente, le attese dei cittadini».
Il Parlamento italiano, sia pure nell’ultimo giorno utile della precedente legislatura, ha approvato la legge n. 247/2012 che ha aperto però uno scenario devastante per l’Avvocatura italiana dato che si sono susseguiti una serie di regolamenti, ora al vaglio della Magistratura, che hanno l’unico scopo non di incentivare il PIL ma di sfoltire i ranghi, lo stesso che dire, la torta è piccola, non si riesce a farla stratificare e quindi bisogna ridurre i commensali.
Che gli avvocati italiani siano troppi è un dato oggettivo che è ormai entrato nella consapevolezza di tutti. Il problema che si pone oggi sembra essere solo quello di sfoltire il numero attraverso un uso, per me illegittimo, della leva previdenziale.
Il problema, invece, dovrebbe essere affrontato a monte e non a valle, vale a dire limitando a monte per un certo numero di anni l’ingresso alla facoltà di giurisprudenza e ricercando a valle tutte quelle soluzioni che possano consentire al numero esorbitante di avvocati di continuare ad esistere professionalmente.
Non si può infatti dire ad un giovane trentenne che ha conseguito la laurea e l’abilitazione … cambia lavoro perché per te non c’è posto e arrivare a questo giudizio esclusivamente sulla base del reddito prodotto.
Detto questo vediamo quali possono essere le soluzioni tecniche che si dovrebbero mettere in atto.
Una cosa è certa: così come il Jobs act da solo non può risolvere i problemi italiani, così per l’Avvocatura italiana è imprescindibile far ripartire il PIL, unico modo per contrastare la crescita illimitata delle disuguaglianze, le quali, oggi, aumentano ad un ritmo che diverrebbe insostenibile sul lungo periodo.
Per aumentare il PIL dell’Avvocatura italiana bisogna “inventare” nuovi sviluppi professionali che ovviamente non passano per la tutela giurisdizionale, ormai al collasso, ma nella tutela del cittadino a 360 gradi, degiurisdizionalizzando il sistema.
Non occorre scatenare battaglie di retroguardia contro altre professioni ma consorziarsi con le professioni per fornire al cittadino la miglior assistenza rinvenibile sul mercato.
Aumentare il PIL significa aumentare la torta dell’Avvocatura consentendo a tutti i commensali fette più interessanti e a Cassa Forense maggiori introiti contributivi.
Per contro le politiche di sfoltimento dei ranghi, attraverso la leva previdenziale, lasciano immutato il PIL dell’Avvocatura italiana ma consentono ai pochi rimasti di arricchirsi ulteriormente tenendo presente che già il 10% dell’Avvocatura italiana detiene il 50% dell’intero PIL dell’Avvocatura italiana.
Che fare allora per dare una mano alle generazioni oggi in difficoltà? Cassa Forense, che non può certo risolvere i problemi con i fondi dell’assistenza, può utilizzare la leva previdenziale in questo modo:
- riliquidazione immediata di tutte le prestazioni in essere, escluse le minime, con il calcolo contributivo applicando sul differenziale tra pensione retributiva e pensione contributiva una trattenuta di equità generazionale pari al 10%;
- opzione al sistema di calcolo contributivo in pro rata;
- abolizione dei contributi minimi e introduzione dell’assegno sociale forense pari al minimo vitale INPS;
- incentivazioni all’esodo e penalizzazioni per avvocati pensionati che rimangono iscritti agli Albi dopo il 70esimo anno di età.
Con queste misure, che certamente sono strutturali, Cassa Forense verrebbe posta in equilibrio economico – finanziario di lungo periodo; verrebbe garantita a tutti gli iscritti la possibilità di continuare a lavorare; verrebbe applicato il principio della corrispondenza attuariale tra la rendita percepita e il montante contributivo versato; verrebbe depotenziato, se non proprio annullato, il conflitto generazionale in atto.
A Rimini, come ha detto il Presidente di Cassa Forense, ci saranno tecnici di valore nazionale e internazionale.
Questi, a mio sommesso avviso, sono i temi sui quali l’Avvocatura italiana deve discutere per ritrovarsi unita.
Diversamente dopo il tramonto non ci sarà l’alba di un nuovo giorno.