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Previdenza forense | 06 Giugno 2013

60.000 avvocati non iscritti a Cassa Forense: cosa fare?

di Paolo Rosa - Avvocato

Per il 15 giugno 2013 Cassa Forense ha convocato a Roma l’Avvocatura italiana per discutere del regolamento da adottarsi in forza dell’art. 21, comma 8, della legge n. 247/2012. Un nodo, questo, da sciogliere che riguarda 60.000 avvocati non iscritti in Cassa Forense. Credo sia opportuno spendere qualche parola a commento di ciò che attende l’Avvocatura italiana sul versante previdenziale, per nulla rassicurante.

L’etica del dubbio non è contro la verità, ma contro la verità dogmatica che è quella che vuole fissare le cose una volta per tutte e impedire o squalificare quella cruciale domanda (Gustavo Zagrebelsky in Contro l’etica della verità,  Laterza 2008).
Cassa forense, stretta collaborazione con Cancellieri. Bagnoli, approvare subito nuovo regolamento elettorale e nuovo statuto. Per il 15 giugno 2013 Cassa Forense ha convocato a Roma l’Avvocatura italiana per discutere del regolamento da adottarsi in forza dell’art. 21, comma 8, della legge 247/2012 (problema dei 60.000 avvocati non iscritti in Cassa Forense).
Credo sia opportuno spendere qualche parola a commento di ciò che attende l’Avvocatura italiana sul versante previdenziale per nulla rassicurato dall’editoriale del Presidente pubblicato sull’ultimo numero La previdenza forense all’insegna del “Conti in sicurezza” né dal fondo di Walter Militi del CdA “Tutti iscritti alla Cassa” il quale ultimo però dà almeno atto  della necessità del rispetto delle regole di equità intergenerazionale e stabilità di lungo periodo e nemmeno dal fondo di Santi Geraci pubblicato nella ultima newsletter di Cassa Forense.
Un nuovo Statuto e Regolamento Elettorale. L'approvazione ministeriale del nuovo Statuto e Regolamento Elettorale alla attenzione dei tre Ministeri vigilanti, come ben sa il Presidente di Cassa Forense, comporterebbe:
- la revoca del provvedimento di indizione delle elezioni del Comitato dei Delegati di Cassa Forense, il cui mandato quadriennale verrà a scadere a giugno 2013, già con ritardo fissate per la fine di novembre 2013;
- la prorogatio dell'attuale Comitato dei Delegati al 31.12.2014;
- la prorogatio dei 5 componenti del CdA (in scadenza 05.06.13) al 30.06.2015;

- la prorogatio del Presidente al 30.06.2015.
A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca (Giulio Andreotti).
Un regolamento da adottare. Cassa Forense ha pubblicato sulla Rivista “La previdenza forense”, ultimo numero, le tabelle relative alla posizione reddituale dei 60.000 avvocati oggi senza previdenza. È opportuno riproporle perché ognuno possa fare le sue valutazioni.
Santi Geraci sulla newsletter di Cassa Forense. «E' stato previsto, in ossequio al dettato normativo, che dal 2 febbraio 2013, tutti gli avvocati iscritti all'albo sono iscritti alla Cassa, e ciò a prescindere dalla diatriba, puramente formale, se la detta iscrizione debba avvenire a domanda ovvero d'ufficio, con la previsione che laddove, prima della comunicazione dell'iscrizione medesima avvenga la cancellazione dall'albo, Cassa si asterrà dal richiedere la relativa contribuzione per l'anno in corso. La relativa iscrizione, comunque, verrà consacrata da una delibera di Giunta che, ancorché dichiarativa e di presa d'atto è comunque necessaria per ritenere l'iscritto albo anche iscritto alla Cassa. A tal proposito è previsto l'obbligo per i C.O.A. di trasmettere tempestivamente gli elenchi aggiornati degli iscritti all'albo e di continuare, anche successivamente e con pari tempestività, tale comunicazione.
E' stato previsto, innovando rispetto al passato ed adeguando il sistema alla stregua di quanto già operato dalla gestione separata INPS, la frazionabilità dell'anno previdenziale, riconoscendo frazioni di anno in relazione alla entità dei contributi versati, che vengono stabiliti, in misura obbligatoria, in misura ridotta rispetto a quanto attualmente previsto. A ciò si aggiunge, però, la possibilità per l'iscritto di recuperare le frazioni temporali non usufruite, entro un termine molto lungo, con il versamento della quota contributiva non corrisposta, con l'applicazione di un modestissimo tasso di interesse.
E' stata, ancora, prevista la possibilità per i non iscritti alla Cassa ante L. 247/2012, di usufruire di tutti gli istituti vigenti, su base volontaria (retrodatazione ex art 13 l. 141/92, richiesta di applicazione art. 14 l. 141/92 ecc.). E' stata prevista, inoltre, la riduzione dei contributi minimi soggettivi per cinque anni dall'iscrizione all'albo a prescindere dall'età, nonché la riduzione del contributo integrativo per ulteriori cinque anni, e l'esenzione dal versamento dei contributi per un solo anno, nei casi previsti dall'art. 7 della L. 247/2012».
Alcune osservazioni. L’ingresso nell'Ente dei quasi 60.000 viene gestito e disciplinato in termini da sconvolgere i conti della Cassa mettendo a rischio  il futuro previdenziale di coloro che sono già nel sistema e che da anni pagano la regolare contribuzione e confinando i 60.000 in una posizione residuale dal punti di vista previdenziale.
L’impianto proposto contiene evidenti svarioni tecnici perché:
- l’iscrizione a domanda o d’ufficio non è una diatriba puramente formale ma è tale da incidere immediatamente sia sugli equilibri finanziari della Fondazione sia sul numero dei delegati del centro – sud a danno del centro nord dove risiede il socio di maggioranza quanto a massa contributiva;
- la frazionabilità poi dell’anno è espressione tipica del sistema di calcolo contributivo mentre Cassa Forense ha mantenuto il sistema retributivo;
- l’estensione di tutti gli istituti vigenti (retrodatazione, ecc.), perdurando il sistema di calcolo retributivo, comporterà per la Fondazione costi insostenibili e tali da accrescere a dismisura il già enorme debito previdenziale maturato che tutti ignorano quasi non esistesse!
Per uscire dall’impasse in cui Cassa Forense è volontariamente finita per opera dell’attuale management che ha privilegiato il mantenimento del generoso sistema di calcolo retributivo sarà necessario, a parere di chi scrive ovviamente:
- avvicendare il management di Cassa Forense attraverso le prossime elezioni del Comitato dei Delegati con giovani esperti in previdenza e  finanza, orientativamente individuabili nella generazione che va dai 40 ai 50 anni perché già in possesso di un buon bagaglio di esperienza professionale e lontani dal pensionamento rispetto ai 70 anni che saranno richiesti a partire dal 2021 e quindi in grado di ragionare con lungimiranza nell’interesse di tutte le generazioni in movimento e non soltanto di alcune;
- optare senza indugio per il sistema di calcolo contributivo per tutti gli iscritti con garanzia delle attuali soglie di solidarietà;
- avviare contestualmente alla opzione al contributivo un piano di ammortamento del debito previdenziale già maturato (vigendo il sistema del pro rata temporis) con contribuzione a carico di tutti coloro che abbiano beneficiato della generosità del sistema retributivo, proporzionalmente al beneficio incassato o da incassare.
[«Questa impostazione ha il merito di porre l’accento sul fatto che un criterio di equità, e non di mera sostenibilità finanziaria, impone di guardare in maniera trasparente e selettiva ai trattamenti pensionistici in essere. La lenta transizione verso un sistema previdenziale in equilibrio ha salvaguardato molti a scapito di due forme di equità: quella attuariale (per cui ciascuno dovrebbe ricevere un beneficio commisurato ai contributi che ha versato e a un rendimento sostenibile) e quella tra generazioni per cui nessuna coorte dovrebbe far pagare i propri consumi correnti a quelle future» (prof. Tito Boeri in www.lavoce.info)].
- introdurre contestualmente nel sistema il criterio nazionale ISEE al fine di accertare lo stato di bisogno reale,  pregiudiziale a qualsivoglia intervento di integrazione al trattamento minimo della pensione o alle altre provvidenze squisitamente assistenziali;
- imporre il numero programmato all’accesso alla professione forense come è già avvenuto per la professione medica e obbligare il pensionato 70enne a cancellarsi dagli Albi per restituire PIL alle giovani generazioni.
Le considerazioni finali del Governatore di Banca d’Italia. Le considerazioni finali del Governatore di Banca d’Italia alla assemblea del 31 maggio 2013 non lasciano spazi a dubbi di sorta: «In Italia la debole ripresa seguita alla crisi finanziaria globale si è interrotta nella seconda metà del 2011, quando le tensioni hanno investito il nostro mercato dei titoli di Stato; si è innescato un circolo vizioso tra le condizioni del debito pubblico, delle banche e del credito, dell’economia reale. L’anno scorso l’attività economica si è contratta del 2,4 per cento.
Anche quest’anno si chiuderà con un forte calo dell’attività produttiva e dell’occupazione. L’inversione del ciclo economico verso la fine dell’anno è possibile; dipenderà dall’accelerazione del commercio mondiale, dall’attuazione di politiche economiche adeguate, dall’evoluzione positiva delle aspettative e delle condizioni per investire, dalla disponibilità di credito.
La recessione sta segnando profondamente il potenziale produttivo, rischia di ripercuotersi sulla coesione sociale. Il prodotto interno lordo del 2012 è stato inferiore del 7 per cento a quello del 2007, il reddito disponibile delle famiglie di oltre il 9, la produzione industriale di un quarto. Le ore lavorate sono state il 5,5 per cento in meno, la riduzione del numero di persone occupate superiore al mezzo milione. Il tasso di disoccupazione, pressoché raddoppiato rispetto al 2007 e pari all’11,5 per cento lo scorso marzo, si è avvicinato al 40 tra i più giovani, ha superato questa percentuale per quelli residenti nel Mezzogiorno.
Le origini finanziarie e internazionali della crisi, cui si è soprattutto rivolta l’attenzione delle autorità di politica economica, non devono far dimenticare che in Italia, più che in altri paesi, gli andamenti ciclici si sovrappongono a gravi debolezze strutturali. Lo mostra, già nei dieci anni antecedenti la crisi, l’evoluzione complessiva della nostra economia, peggiore di quella di quasi tutti i principali paesi sviluppati.
Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni. L’aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica; ha implicazioni per le modalità di accumulazione del capitale materiale e immateriale, la specializzazione e l’organizzazione produttiva, il sistema di istruzione, le competenze, i percorsi occupazionali, le caratteristiche del modello di welfare e la distribuzione dei redditi, le rendite incompatibili con il nuovo contesto competitivo, il funzionamento dell’amministrazione pubblica. È un aggiustamento che necessita del contributo decisivo della politica, ma è essenziale la risposta della società e di tutte le forze produttive».
Credo che anche l’Avvocatura italiana non possa sottrarsi dal dare un contributo decisivo perché «le riforme non possono essere chieste sempre a chi è altro da noi» (sempre il governatore di Banca d’Italia).
Raccomandazioni anche dal Consiglio UE. La raccomandazione del Consiglio europeo sul programma nazionale di riforma 2013 dell’Italia al punto 17, così recita: «Sono stati compiuti sforzi considerevoli verso la liberalizzazione del settore dei servizi, ma occorre spingere oltre la riforma delle professioni regolamentate per superare le restrizioni sussistenti, così come è necessario salvaguardare i principi fondamentali della riforma difendendoli da eventuali battute d’arresto, risultanti in particolare dalla riforma delle professioni legali».
60.000 avvocati non iscritti a Cassa Forense: un nodo da sciogliere. Dovrebbe essere evidente a tutti che dal punto di vista previdenziale non ci possono essere avvocati di serie A, di serie B o di serie C.
I 60.000 colleghi, per di più giovani, per la maggioranza ubicati nel Sud d’Italia, una volta entrati in Cassa Forense avranno i medesimi diritti di tutti gli altri iscritti e se questo è vero, com’è vero e non ci sarà certo bisogno dello intervento della Autorità Giudiziaria per affermarlo fin da oggi, occorre organizzare la Fondazione perché possa essere finanziariamente sostenibile nel tempo.
Oggi la sostenibilità è basata su di un bilancio attuariale che ha proiettato nel tempo redditi e volume di affari dell’Avvocatura italiana e rendimento reale del patrimonio in costante aumento quando la realtà , desumibile dagli stessi numeri che Cassa Forense ha offerto, testimonia che siamo regrediti al livello del 1997.
Del resto lo stesso attuario, dott. Luca Coppini, che ha redatto l’ultimo bilancio tecnico ha ammonito sul fatto che «l’andamento demografico ed economico della gestione si manifesterà nella misura descritta se, e solo se, le ipotesi demografiche e finanziarie poste a base delle elaborazioni troveranno integrale conferma nella realtà».
E noi oggi sappiamo che il dato reale di reddito e volume d’affari è in diminuzione cosi come il rendimento reale del patrimonio.
Del resto vi è un dato del bilancio tecnico di Cassa Forense che dimostra la totale aleatorietà di quel progetto e che dovrebbe essere facilmente compreso dai più.
Faccio riferimento alla tavola 4.4 proiezione delle entrate e delle uscite a pag. 29 dove si postula che il patrimonio di Cassa Forense, che oggi si attesta sui 5,2 miliardi di Euro, si moltiplicherà miracolosamente per raggiungere nel 2061 la somma stratosferica  di € 70 miliardi di euro come a dire che se in 50 anni abbiamo accumulato un patrimonio reale di 5,2 miliardi di Euro  nei prossimi 50 anni lo moltiplicheremo con una progressione addirittura geometrica.
Se Cassa Forense ci svelerà l’algoritmo di questo derivato finanziario diventeremo tutti ricchi e potremo legittimamente abbandonare ogni discorso sulle pensioni ma cosi non è se non nel libro dei sogni.
Certo è che la dirigenza di Cassa Forense, sul versante previdenziale, non ha saputo indirizzare tecnicamente il management della Fondazione se è vero, com’è vero, - pag. 16 della rivista La previdenza forense n. 1/2013 – che il neo Direttore Generale, pur se di previdenza informato, può affermare: «Alla luce degli studi attuariali eseguiti, questi due progressivi ritocchi di aliquota (contributo soggettivo al 14%, al 14,5% nel 2017 e al 15% nel 2021) dovrebbero essere sufficienti a garantire la piena sostenibilità del sistema nel lungo periodo senza ulteriori interventi sulle aliquote contributive».
Il DG sa che non è vero ma in ossequio al management se la cava affermando: «Sarà tuttavia bene monitorare il sistema con specifici bilanci tecnici per verificare la tenuta dei conti anche alla luce di più o meno prevedibili variazioni degli scenari macroeconomici reddituali e di numero degli iscritti posti alla base delle verifiche attuariali eseguite in sede di riforma».
Lo stesso che dire: l’eretico ha ragione ma non lo posso dire!
Vigilantibus, non dormientibus iura succurrunt... è proprio il caso di dirlo.
Concludo ancora con il pensiero di Gustavo Zagrebelsky: «la natura delle cose, quando la si usa come arma contro il dubbio, contraddice se stessa, rivolgendosi contro la natura dell’essere umano».