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PROFESSIONE

Previdenza forense | 24 Maggio 2013

Il bilancio tecnico di Cassa Forense e l’illusione della stabilità

di Paolo Rosa - Avvocato

  Come ho già scritto, Cassa Forense ha traguardato la stabilità cinquantennale di cui alla legge 214/2011 attraverso un bilancio tecnico che prevede e proietta per i prossimi 50 anni un tasso di occupazione in aumento, basi finanziarie ed economiche in aumento per aumento progressivo dei redditi e del volume d’affari dell’Avvocatura italiana, tasso di interesse del patrimonio in aumento.

 

L’attuario, a conclusione del suo elaborato, ha ricordato che «le presenti valutazioni, riferendosi a periodi di tempo così lunghi, producono risultati da interpretarsi con estrema cautela, poiché l’andamento demografico ed economico della gestione si manifesterà nella misura descritta se, e solo se, le ipotesi demografiche e finanziarie poste a base delle elaborazioni troveranno integrale conferma nella realtà. Scostamenti anche di modesta entità rispetto alle ipotesi fatte possono produrre forti differenze sui risultati».
Cassa Forense ancorata al retributivo. Mentre l’universo previdenziale italiano ha optato per il sistema di calcolo contributivo, Cassa Forense è rimasta nel retributivo sostenibile.
In occasione della giornata nazionale della previdenza di Milano, gli attuari hanno lanciato l’allarme sulla tenuta del sistema pensionistico obbligatorio che «non può essere considerato finanziariamente sostenibile» nemmeno con l’anticipo del passaggio al sistema di calcolo contributivo.
Per il Consiglio Nazionale degli Attuari il calo dell’occupazione e la riduzione della produttività pro capite potrebbero rendere necessari ulteriori interventi a carico della fiscalità generale per rendere più sostenibile il sistema previdenziale italiano sottolineando che «occupazione e reddito costituiscono elementi fondamentali per la stabilità del sistema previdenziale e per l’adeguatezza delle pensioni».
Una rotta da invertire. Il sistema pensionistico, ricordano gli attuari, rimane finanziato dai contributi raccolti anno per anno che, in presenza di un aumento della disoccupazione e di una riduzione della produttività pro capite, potrebbero non essere sufficienti per la stabilità generale.
In questo quadro, già di per sé allarmante, si pone la mancata opzione al calcolo contributivo operata da Cassa Forense che ha ritenuto, improvvidamente, di poter resistere nel sistema di calcolo retributivo, ancorché correggendolo.
Orbene tutti gli iscritti possono oggi rendersi conto che le proiezioni di redditi e volume di affari in aumento si scontrano con la dura realtà che da anni vede la contrazione sia dei redditi che del volume d’affari dell’Avvocatura italiana retrocessa alla situazione in atto molti anni fa.
Ne consegue che le ipotesi demografiche e finanziarie, poste a base delle elaborazioni attuariali effettuate da Cassa Forense, trovano la non integrale conferma nella realtà e quindi testimoniano l’illusorietà di un progetto.
C’è ancora tempo per rimediare ma è necessario invertire la rotta il prima possibile.
Le elezioni per il rinnovo del management di cassa forense ,che non potranno essere ulteriormente prorogate, dovranno avere  al centro del dibattito questo problema che attiene alla stabilità del sistema previdenziale forense nello interesse di tutti gli iscritti.