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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

Previdenza forense | 14 Maggio 2013

Demagogia e populismo per i 60.000 avvocati oggi senza previdenza e assistenza

di Paolo Rosa - Avvocato

  Del roadshow di Trani di venerdì 2 maggio 2013, mi riferiscono, non avendo io presenziato, che «il Presidente Bagnoli ha iniziato lodando la nuova legge professionale, che tutti ci invidiano così come ci invidiano l’assenza dei soci di capitale, i parametri che altre categorie professionali non hanno, i regolamenti che offrono molte possibilità ... insomma, siamo fortunati». 

 

Dal roadshow di Trani... In sintesi, dall’intero incontro sarebbe emerso che:
«1) il 15 giugno a Roma si terrà l’incontro tra Cassa Forense e i COA nel corso del quale verrà resa nota la bozza sui regolamenti che sono attualmente in fase di ultimazione e che saranno approvati a fine giugno, per poi passare al Ministero;
2) La Cassa sarà aperta a tutte le proposte che l’avvocatura vorrà offrire. Quindi ci siamo, poco più di un mese e il quadro sarà chiaro…passare al contributivo per tutti? Assolutamente NO.
3) Ci sarà ovviamente come da articolo 21 della nuova legge professionale l’ esenzione temporanea ( per un circoscritto periodo di tempo quindi) per i colleghi in difficoltà e un riguardo particolare lo avranno le donne in maternità, mentre per i nuovi iscritti – i famosi 60.000 sottratti all’INPS – si terrà conto del fatto che con un reddito ad esempio di circa euro 5.000 è praticamente impossibile pagare gli attuali contributi; statisticamente, dei 60.000 non iscritti il 30% è sotto i 34 anni, il 60% sotto i 39 anni, si tratta quindi di giovani con redditi molto bassi e concentrati per la maggior parte al sud Italia; la domanda che la Cassa si è posta è la seguente: reggiamo se salgono a bordo questi 60.000? la risposta: dobbiamo reggere.
4) per coloro che hanno redditi inferiori ai minimi e cioè sotto i 10.300 euro ci saranno agevolazioni e quindi riduzioni del contributo soggettivo in percentuale, ma non verrà in questi casi riconosciuto l’intero anno pensionistico, salva la possibilità di riscattarlo con versamenti postumi;
5) il periodo di “flessibilità” sarà di circa 10 anni poi una lettera di Cassa Forense renderà noto all’iscritto il numero di anni accreditati e della possibilità di riscattarli;
6) c’è sostenibilità e il livello di copertura previdenziale è assicurato;
7) la nuova legge professionale finalmente ha superato l’INPS che prevedeva versamenti molto più alti (27-28% per poi arrivare come sappiamo al 33%, a fronte di pensioni misere), mentre la nostra Cassa ha un grande pilastro nella solidarietà atteso che non dimentica di sostenere i più deboli, in più è un sistema flessibile con la possibilità della quota modulare e consente di pagare molto meno rispetto alle altre casse, abbiamo inoltre 5 miliardi di patrimonio e quindi … tutto a posto...);
8) la fotografia nazionale dell’avvocatura infine ci dà un quadro non positivo, con una nettissima contrazione reddituale, specialmente al sud Italia, è una professione che vede un aumento della figura femminile - che guadagna 1/3 rispetto a quella maschile - ma che vede anche il 18,2% della popolazione forense con redditi sotto i 10.000 euro, è innegabile che vi sia forte squilibrio verso il basso, ma ci risolleveremo…punto interrogativo (aggiungo io).
In ultimo: per chi opterà per la cancellazione dall’albo verranno previste agevolazioni, il problema come l’incontro ha dimostrato statisticamente è quello della contrazione reddituale con una forte impennata negli ultimi anni, ma la Cassa spera che l’avvocatura lo possa superare e che non sarà sempre così».

Dunque il regolamento in gestione in Cassa Forense, ex art. 21, legge 247/2012, consentirà agli avvocati, prevalentemente del Sud, percettori di redditi al di sotto della soglia minima di € 10.300,00 all’anno, di versare una contribuzione ridotta  che comporterà il mancato riconoscimento pieno dell’anno agli effetti pensionistici, salva la regolarizzazione contributiva dopo 10 anni.
Così facendo si illudono – demagogicamente – i 60.000 avvocati nell’illusione populistica di una pensione che per la maggior parte di loro non arriverà mai. Una sorta di 309 c.p.c. di fronte ai problemi !
Il management di Cassa Forense ha sin qui difeso il privilegio del sistema retributivo che non è più finanziariamente sostenibile sol che si proietti nel tempo la situazione reale dell’Avvocatura italiana che vede redditi e volume d’affari in constante contrazione.
Bisogna subito ... Sarà allora necessario:
Avvicendare il management di Cassa Forense andando al più presto al voto evitando ogni prorogatio;
Esercitare l’opzione al sistema di calcolo contributivo per tutti modellato sulla specificità forense;
Avviare contestualmente un piano cinquantennale di ammortamento del debito previdenziale già maturato a carico dei diritti quesiti e del pro rata temporis, proporzionalmente al beneficio ricevuto;
Garantire e potenziare la solidarietà a chi ne abbia effettivamente bisogno attraverso il criterio nazionale ISEE;
Più si aspetta e si rinvia ... più il problema diventerà drammatico;
La idea lungimirante arriva ancora da Inarcassa la quale per far fronte alle difficoltà di ingegneri ed architetti, monitorate con crescente apprensione,ha deciso di innovare la prassi e di aprire una linea di credito per 150 milioni di euro per i propri iscritti che potranno cosi diluire e rateizzare i pagamenti previdenziali nell’arco di tre anni a un tasso dal tre al massimo del 4,5% all’anno. L’agevolazione non comporterà nessuna conseguenza sulla maturazione dei diritti previdenziali e dovrebbe avere un iter burocratico semplificato.