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Previdenza forense | 08 Maggio 2013

Il regalo del retributivo in Cassa Forense ...

di Paolo Rosa - Avvocato

  Com’è noto con l’ultima riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2013 Cassa Forense ha introdotto il sistema retributivo misto sostenibile aumentando il livello di copertura delle pensioni. Il problema, però, è che il criterio retributivo misto sostenibile andrà a regime soltanto a partire dall’anno 2021 quando il coefficiente unico pari all’1,40% applicato alla media di tutti i redditi professionali IRPEF, fino al tetto, dichiarati durante l’intera vita lavorativa e rivalutati in base all’inflazione senza alcuna esclusione, verrà rideterminato in modo automatico, adeguandolo alla variazione intervenuta nella speranza di vita della popolazione degli iscritti alla Cassa.

 

Com’è noto le pensioni retributive sono caratterizzate da uno scarso collegamento tra contributi versati e prestazioni ricevute.
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un vero e proprio regalo a carico della collettività.
Il debito previdenziale scaricato sulle generazioni future. In alcuni casi la differenza in più tra quanto versato con la contribuzione e quanto incassato con la pensione diventa un vero e proprio intervento assistenziale; si pensi alle numerose pensioni integrate al minimo erogate da Cassa Forense.
In tutti gli altri casi – e sono la stragrande maggioranza – siamo di fronte ad un vero e proprio regalo che va a formare il debito previdenziale semplicemente scaricato sulle generazioni future.
Un sistema a ripartizione è finanziariamente sostenibile solo quando restituisce al lavoratore, sotto forma di pensione, i contributi versati, capitalizzati ad un tasso non superiore al tasso di crescita dell’economia e spalmati sull’arco di vita probabile desumibile dalle tavole di mortalità pubblicate dall’ISTAT.
C’è una generazione, quella che ha trascorso la maggior parte della propria vita lavorativa nel periodo di euforica espansione del debito pubblico, che ha beneficiato di quel denaro trasferendone tout court i costi alla generazione successiva e cioè ai loro figli.
Approssimativamente  questa generazione dagli studiosi della materia viene identificata con i nati fra il 1940 e il 1950. Applicando la convenzione che definisce in 25 anni l’intervallo di tempo che separa una generazione dalla successiva, i figli di quella generazione nascono fra il 1965 e il 1975 mentre i loro padri, cioè i nonni, sono nati tra il 1915 e il 1925.
Ne consegue che nell’impianto pensionistico di Cassa Forense tutti gli avvocati sino alla generazione compresa fra il 1940 e il 1950 sono quelli che beneficiano del regalo più cospicuo in termini pensionistici in quanto solo in minima parte interessati dal sistema retributivo misto sostenibile.
Con questo voglio dire che se con la recente riforma si è effettivamente aumentato il livello di copertura delle pensioni, a fronte della contribuzione versata, raggiungendo però solo per le carriere più alte il 100% di copertura (ricordo che le carriere più alte rappresentano solo l’11% per totale della avvocatura italiana), questo significa che il debito previdenziale già consistente di Cassa Forense continuerà ad aumentare sia a fronte di tutte le pensioni che verranno erogate sino al 2021 ma anche a quelle successive a tale data per via della applicazione del pro rata temporis nelle riforme sia per l’ancora insufficiente livello di copertura delle pensioni fatta eccezione,per come si diceva più sopra, per le carriere più alte.
Un caso concreto di liquidazione della pensione di vecchiaia. Per dimostrare il fondamento di quanto sin qui affermato sono andato a vedermi un caso concreto di liquidazione della pensione di vecchiaia operata in questi giorni da Cassa Forense.
L’iscritto, che per una buona metà del proprio percorso contributivo di 41 anni si è collocato nella schiera di quell’11% del totale dell’Avvocatura italiana che ha dichiarato redditi e volume d’affari superiore al tetto pensionabile, ha versato contributi per € 414.932,08.
Rivalutando detta somma, anno per anno, al valore del 2013 secondo gli indici ISTAT la contribuzione globale aggiornata è pari ad € 610.355,09.
In base alle ultime tavole di mortalità l’avvocato in questione ha una vita probabile di 18,2 anni.
Dividendo la somma rivalutata del montante contributivo di € 610.355,09 per gli anni di vita probabile al pensionamento pari a 18,2 avremmo un totale di pensione annua pari ad € 33.535,99 che diviso per 13 mensilità danno un rateo di € 2.579,69.
Questo senza calcolare la possibile pensione di reversibilità.
In forza della generosità dell’attuale sistema retributivo l’iscritto in esame ha invece una pensione di vecchiaia pari a lordi € 56.476,48 per un rateo mensile lordo di € 4.344,36 oltre alla quota modulare pari ad € 13,28 mensili lorde.
Se moltiplichiamo il totale lordo della pensione, pari ad € 56.476,48, per 18,2 abbiamo un totale di € 1.027.871,94 a fronte di un montante contributivo rivalutato pari ad € 610.355,09.
Un sistema retributivo troppo generoso. La differenza costituisce il famoso regalo offerto dal sistema retributivo di Cassa Forense che va ad implementare il già cospicuo debito previdenziale e che viene scaricato tout court sulle generazioni più giovani.
Oggi il management di Cassa Forense, che ha resistito nel sistema retributivo , sostiene che il quantum pensionistico è adeguato mentre optando al contributivo non lo sarebbe più e sarebbe intaccata la solidarietà che permea lo intero sistema previdenziale forense; certamente oggi la pensione è adeguata ma solo perché scarica sul debito pensionistico,che pure esiste,la parte di pensione non finanziata dalla contribuzione !
E’ un artificio finanziario ma anche un raggiro nei confronti delle giovani generazioni che di previdenza poco o nulla sanno.
Non credo vi sia bisogno di ulteriori commenti per confermare che oggi come oggi il sistema previdenziale forense non è finanziariamente sostenibile ancorché l’ultimo bilancio tecnico di Cassa Forense , costruito su dati irreali , affermi il contrario e la riforma di Inarcassa, che ha optato per il sistema di calcolo contributivo della pensione, sta li a dimostrarlo al punto che la recente relazione della Corte dei Conti lo ha certificato testando la ineludibilità della opzione al contributivo, e addirittura, con il contributivo, l’aumento della solidarietà.
Più si aspetta ad esercitare la opzione al sistema di calcolo contributivo da modellarsi sulla realtà forense più aumenterà il debito previdenziale per lo abbattimento del quale si dovranno superare le barriere dei diritti quesiti e del pro rata temporis e i barili di giurisprudenza di legittimità formatasi nel tempo per la loro salvaguardia.
Ah la diligenza del buon padre di famiglia quanto sarebbe utile in situazioni come quella appena raccontata!