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PROFESSIONE

previdenza forense | 30 Aprile 2013

Il debito pensionistico è la vera vulnerabilità strutturale alla sostenibilità di Cassa Forense

di Paolo Rosa - Avvocato

  La previdenza forense è organizzata con il sistema di finanziamento a ripartizione con calcolo retributivo, corretto dopo la riforma del 2012, della pensione. Il metodo retributivo si caratterizza per uno scarso collegamento tra contributi versati e prestazioni ricevute. Ne risulta un rendimento (analogo a un tasso di interesse annuo applicato al monte contributivo) troppo generoso, e cioè superiore a quello finanziariamente sostenibile, con conseguente sistematica violazione del criterio della sostenibilità e del principio dell’equità tra generazioni.

 

Un sistema a ripartizione è, infatti, finanziariamente sostenibile quando restituisce al lavoratore, sotto forma di pensione, i contributi versati capitalizzati ad un tasso pari a quello di crescita dell’economia.
Se il sistema è troppo generoso verso le generazioni attuali, accumula un debito implicito che ricadrà sulle generazioni giovani e su quelle future (Elsa Fornero e Flavia Coda Moscarola, Per un’equa riforma del sistema pensionistico, in Italiani europei n. 10/2011).
Nella definizione di “debito aggregato”, oltre al debito pubblico e al debito delle famiglie, va incluso anche il valore attuale del debito pensionistico.
Alcune criticità del sistema previdenziale forense. Il debito pensionistico rappresenta la vera vulnerabilità strutturale alla sostenibilità di Cassa Forense.
Il debito previdenziale è una passività contingente (contingent liability) cioè non pagabile per intero ad oggi ma destinato a materializzarsi in futuro.
A causa dell’eccessiva generosità del sistema di calcolo retributivo della pensione, sin qui Cassa Forense ha maturato un debito previdenziale non inferiore a 25 miliardi di Euro a fronte di un patrimonio del valore di 5,2 miliardi di Euro.
Senza ricordare gli effetti che la direttiva europea Solvency II in arrivo nel 2015 spiegherà anche su Cassa Forense è bene valutare che il rapporto oggi tra debito previdenziale maturato e patrimonio si aggira intorno al 20% quando le Casse previdenziali svizzere, sia di diritto privato che di diritto pubblico, risultano completamente capitalizzate con un funding ratio che arriva al 101,4% e comunque non inferiore all’80%.
A seguito della recente riforma, approvata dal Comitato dei Delegati il 05.09.2012 con decorrenza 01.01.2013, è stato aumentato il livello di copertura finanziaria il quale però per le tipologie di carriera minima, standard femminile e media, non raggiunge il livello di copertura finanziaria del 100% fermandosi per la minima al 93,8%, per la standard femminile al 99,1% e per la standard media al 98,3%.
Poiché le pensioni minime costituiscono una fetta importante delle pensioni liquidate da Cassa Forense e tenuto conto che circa 300 euro del contributo minimo versato viene dirottato dalla previdenza all’assistenza, ne consegue che non essendo stato raggiunto il livello di copertura finanziaria al 100% di tutte le pensioni, il debito previdenziale è destinato ad aumentare.
Come scrive Milena Liuzzi (Tra miti e false verità: io speriamo che me la cavo, in Rassegna degli avvocati italiani 2/2012, pag. 41, «Occorre, allora, uno sforzo di verità: la classe forense, con i numeri attuali, con i redditi attuali, con la suddivisione di genere e di età e con lo tsunami legislativo che sta pesantemente incidendo sulle prospettive reddituali future dell’Avvocatura, non può permettersi l’attuale sistema di calcolo (retributivo ancorché corretto) e non deve illudere i giovani che, con il minimo sforzo di cui alla riforma entrata in vigore il 01.01.2013, potranno beneficiare del medesimo trattamento pensionistico di coloro che oggi percepiscono la pensione».
Contributivo per tutti. Il Comitato dei Delegati ha sin qui strenuamente difeso il sistema di calcolo retributivo sul presupposto che l’opzione al sistema di calcolo contributivo inciderebbe, diminuendola, sulla solidarietà che permea l’intero sistema previdenziale forense.
Nulla di più inesatto riscontrabile nella recente riforma operata da Inarcassa – la Cassa degli architetti ed ingegneri – la quale optando al sistema di calcolo contributivo ha addirittura aumentato la solidarietà nel sistema.
Il mantenimento del sistema di calcolo retributivo, ancorché corretto, giova alle coorti di avvocati vicine al pensionamento ma non realizza l’obiettivo primario di ogni riforma che deve garantire la sostenibilità e l’equità del sistema previdenziale.
Si avvicina il momento elettorale per il rinnovo del management di Cassa Forense.
Sarà indispensabile l’opzione al sistema di calcolo contributivo per tutti cristallizzando prima e aggredendo poi con un adeguato piano di ammortamento il debito previdenziale maturato con una contribuzione proporzionale ai vantaggi ricevuti senza trincerarsi dietro lo schermo protettivo dei diritti quesiti e del pro rata temporis.
L’eccezionalità del momento storico in cui viviamo esige l’adozione di misure eccezionali quali la cancellazione dall’Albo dei 70enni pensionati allo scopo di restituire PIL alle generazioni più giovani; la riduzione del numero dei delegati e l’accorpamento tra Casse; l’adozione del criterio ISEE per l’assistenza al fine di intervenire efficacemente sul vero stato di bisogno.