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PROFESSIONE

società tra professionisti | 08 Aprile 2013

Pubblicato il decreto ministeriale sulle stp: imposti precisi obblighi informativi a tutela del cliente

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

  Sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile è stato pubblicato il decreto del Ministero della Giustizia dell’8 febbraio 2013, n. 34 recante il Regolamento in materia di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico. L’esercizio in forma di società di quelle che possiamo chiamare professioni intellettuali ha rappresentato oggetto di ampie e, spesso, accese discussioni specialmente con riferimento alla professione forense.

(D.M. 8 febbraio 2013, n. 34; G.U. 6 aprile 2013, n. 81)

 

Oltre alla possibilità di costituire società tra professionisti - invero già presente nella normativa di settore con il modello della STP - secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile, la legge prevede anche le società «multidisciplinari» e cioè la società tra professionisti costituita per l'esercizio di più attività professionali in modo tale da poter fornire al cliente un offerta «tutto compreso» con innegabili vantaggi anche per il cliente non soltanto in termini di costo ma di coordinamento delle diverse competenze richieste per la trattazione di un certo affare.
Obblighi informativi a garanzia del cliente. Orbene, la legge 183/2011 delegava il Ministero della Giustizia, tra l’altro, a disciplinare «i criteri e modalità affinché l'esecuzione dell'incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l'esercizio della prestazione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiuta dall'utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all'utente».
A tal fine, la scelta chiara ed inequivoca del decreto ministeriale è stata quella di puntare sulla previsione di precisi e dettagliati obblighi informativi a carico della società tra professionisti e a favore del cliente che il cui adempimento dovrà essere provato per iscritto (art. 4, comma 3).
Prestazioni eseguite da soci in possesso dei requisiti richiesti. Ed infatti, l’art. 3 esplicita il punto ancorandolo alla necessità di «garantire che tutte le prestazioni siano eseguite da soci in possesso dei requisiti richiesti per l'esercizio della professione svolta in forma societaria»: la prestazione tipica di una professione deve essere esercitata dal professionista della società che ha il titolo abilitativo necessario e richiesto dalla legge (avvocato, ingegnere, geometra o architetto per fare alcuni esempi).
Il momento in cui scatta questo obbligo informativo è il «primo contatto» tra la società professionale e il cliente. Un contatto che - come ben osserva il primo comma dell’art. 4 d.m. - avverrà nella più parte dei casi tra il cliente e uno dei soci professionista.
In quel momento è fatto obbligo alla società di fornire alcune informazioni. La prima informazione è che esiste il diritto del cliente di chiedere che l'esecuzione dell'incarico conferito alla società sia affidata ad uno o più professionisti da lui scelti. A tal fine deve essere anche «consegnato al cliente l'elenco scritto dei singoli soci professionisti, con l'indicazione dei titoli o delle qualifiche professionali di ciascuno di essi, nonché l'elenco dei soci con finalità d'investimento» (comma 2 art. 4).
Sì alla collaborazione di ausiliari, se il cliente non si oppone. Peraltro, ai sensi dell’art. 5 d.m., durante lo svolgimento dell’incarico sarà possibile per il socio professionista avvalersi della collaborazione di ausiliari «e, solo in relazione a particolari attività, caratterizzate da sopravvenute esigenze non prevedibili, … avvalersi di sostituti» «salva opposizione» del cliente che dovrà far presente il proprio dissenso per iscritto entro 3 giorni dalla comunicazione dei nominativi degli ausiliari dei quali intende avvalersi il professionista.
Il cliente deve essere anche informato, poi, della possibilità che l'incarico professionale conferito alla società sia eseguito da ciascun socio in possesso dei requisiti per l'esercizio dell'attività professionale e sulla esistenza di situazioni di conflitto d'interesse tra cliente e società, che siano anche determinate dalla presenza di soci con finalità d'investimento.
Soci di investimento. Uno dei punti di discussione sui quali alcuni ordini professionali (ad esempio proprio gli avvocati) facevano leva per argomentare un certo qual disfavore per l’esercizio in forma di società dell’attività professionale era la conseguente possibilità di presenza di soci di puro capitale che avrebbero potuto - questa la tesi - compromettere l’indipendenza di azione del professionista. Addirittura qualcuno aveva parlato di «deriva mercantilistica» ancorché poi quella tesi sembra essere stata accolta dalla legge 247/2012 di riforma della professione forense il cui art. 5 ha delegato il Governo a prevedere una disciplina dell’esercizio della professione forense in forma societaria che tenga conto della «rilevanza costituzionale del diritto di difesa» e, ex multis, che l’esercizio in forma societaria «sia consentito esclusivamente a società di persone, società di capitali o società cooperative i cui soci siano avvocati iscritti all’albo».
Orbene, come visto l’esistenza di soci di investimento oltre ai soci professionisti è oggi certamente possibile, ma dovrà rispettare le incompatibilità e le condizioni di onorabilità oggi previste dall’articolo 6. A tal fine il decreto prevede che il socio per finalità d'investimento può far parte di una società professionale solo quando sia in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l'iscrizione all'albo professionale cui la società (ed in particolare non essersi visto applicare anche in primo grado, di misure di prevenzione personali o reali) e non abbia riportato condanne definitive per una pena pari o superiore a 2 anni di reclusione per la commissione di un reato non colposo e salvo che non sia intervenuta riabilitazione.
Ma l’aspetto più interessante è che il socio di investimento non deve essere stato cancellato da un albo professionale per motivi disciplinari come chiaramente previsto dalla lettera c) del comma 2 dell’art. 6 d.m..
Inoltre, il quinto comma prevede che le incompatibilità previste dai commi 3 e 4 «si applicano anche ai legali rappresentanti e agli amministratori delle società, le quali rivestono la qualità di socio per finalità d'investimento di una società professionale».
Iscrizione nel registro delle imprese e negli albi professionali. Al fine, poi, anche di verificare l’esistenza di cause di incompatibilità la società tra professionisti è iscritta nella sezione speciale istituita ai sensi dell'articolo 16, comma 2, secondo periodo, d.lgs. n. 96/2001 con funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia su richiesta di chi ha la rappresentanza della società.
Inoltre, ai sensi dell’art. 8, la società tra professionisti dovrà essere iscritta in una sezione speciale degli albi o dei registri tenuti presso l'ordine o il collegio professionale di appartenenza dei soci professionisti e la società multidisciplinare dovrà essere iscritta presso l'albo o il registro dell'ordine o collegio professionale relativo all'attività individuata come prevalente nello statuto o nell'atto costitutivo. Da notare che l’art. 10 prevede un preavviso di rigetto della domanda da parte dell’ordine o collegio da comunicare al legale rappresentante della società affinché, se del caso, integri la documentazione.
Resta poi ferma la responsabilità disciplinare del socio professionista e della società iscritta all’ordine o collegio. Inoltre, laddove la violazione deontologica commessa dal socio professionista, anche iscritto ad un ordine o collegio diverso da quello della società, sia ricollegabile a direttive impartite dalla società, la responsabilità disciplinare del socio concorrerà con quella della società.