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PROFESSIONE

previdenza forense | 18 Febbraio 2013

Il roadshow di Cassa Forense

di Paolo Rosa - Avvocato

  Il 20 febbraio 2013 alle ore 15.00 si terrà a Bologna, presso il Convento dei Domenicani in Piazza S. Domenico n. 13, il primo confronto itinerante con gli avvocati d’Italia organizzato da Cassa Forense. Nella presentazione si afferma che la riforma previdenziale varata nel settembre 2012 ha messo in sicurezza i conti dell’Ente per i prossimi 50 anni nel rispetto dei parametri di sostenibilità imposti dal comma 24 dell’art. 24 del d.l. n. 201/2011 convertito in legge n. 214/2011.

 

A ciò, si aggiunge, come argomento di ancora più scottante attualità, la previsione dell’art. 21 della nuova legge professionale che dispone l’iscrizione alla Cassa Forense di tutti gli iscritti agli albi come principio generale valido dal 02.02.2013 in poi.
È bene che gli iscritti tengano conto di quanto andrò ad esporre al fine di valutare, consapevolmente, la situazione.
Giova premettere alcune parole di spiegazione sul bilancio tecnico.
Il bilancio tecnico è lo strumento fornito dagli attuari per valutare la congruità del patrimonio del fondo pensione nei confronti degli impegni assunti. Il bilancio tecnico è un supporto indispensabile agli organi di Cassa Forense in quanto fornisce in maniera prospettica tutte le indicazioni utili per la governance del fondo stesso.
Permette infatti di prevedere la dinamica futura delle grandezze tipiche del fondo, stimando i flussi annui delle entrate e delle uscite della gestione e ponendo a confronto voci attive e voci passive.
Voci attive sono: patrimonio, entrate contributive, rendimento del patrimonio …
Voci passive sono: spese per prestazioni, spese di finanziamento …
Calcolo retributivo corretto della pensione. La recente riforma previdenziale (settembre 2012) che ha mantenuto il vigente sistema di calcolo retributivo della pensione, sia pure correggendolo (retributivo corretto), si è basata su di un bilancio tecnico attuariale che ha proiettato nel tempo (50 anni) parametri quali numerosità degli iscritti ,reddito, volume d’affari e rendimento del patrimonio di Cassa Forense in aumento peraltro in linea con quanto imposto dalla conferenza dei servizi con i Ministeri Vigilanti di giugno 2012 per gli anni 2016-2061 (aumento della popolazione assicurata attiva non pensionata sino a 170.500 iscritti nel 2019 e anni successivi; tasso reale di interesse dal patrimonio 0,0% per il 2012, 0,5% per il 2013, 1% per il 2014 e anni successivi sino al 2060; si è previsto l’incremento dei redditi professionali e dei volumi di affari pari allo 0,5% per il 2012, 2,4% per il 2013, 2,8% per il 2014, 3,2% per il 2015, 3,7% dal 2016 al 2020, 3,9% dal 2021 al 2030, 3,5% dal 2031 al 2040, 3,2% dal 2041 al 2050 e 3,5% dal 2051 al 2060).
Tali parametri, perfettamente legali, perché stabiliti nella conferenza dei servizi interministeriale del giugno 2012 sono però completamente difformi dai dati reali che vedono numerosità, reddito, volume d’affari e rendimento del patrimonio in costante flessione.
È quindi evidente che la proiezione attuariale dei dati reali incrociata con quella dei dati sperati nella conferenza dei servizi porta a mettere in dubbio la sostenibilità economico – finanziaria per i 50 anni richiesti dalla legge.
La storia finanziaria recente dovrebbe averci insegnato che occorre sempre confrontarsi con il dato reale piuttosto che con quello atteso.
Come ho già scritto il bilancio tecnico se non viene confrontato con i dati reali si trasforma in un derivato finanziario dalle conseguenze molto pericolose proprio sul versante della sostenibilità perché fa credere in una realtà che si appalesa solo virtuale.
Nel bilancio di previsione per l’esercizio 2013 di Cassa Forense alla pagina 2 si legge testualmente che: «Per quanto riguarda l’Avvocatura ed i suoi riflessi sulle attività della Cassa, da un lato si assiste al sempre più evidente contenimento, se non riduzione, degli andamenti reddituali e all’emersione di un livello di sostanziale disoccupazione, in particolare a livello giovanile, impensabili fino a poco tempo fa; dall’altro la categoria è fatta oggetto di critiche e polemiche sul fronte delle ridotte flessibilità di accesso e della necessità di modernizzazione dell’ordinamento professionale, con le note critiche e perplessità sui disegni di legge attualmente in gestazione, e con la conseguenza, fra le altre, di un rallentamento prospettico del tasso di crescita degli iscritti agli Albi e di conseguenza alla Cassa. Il risultato è un evidente appiattimento della crescita contributiva, in diminuzione, anche in valore assoluto, per la prima volta dopo molti anni, come di seguito dettagliato nel capitolo dell’area istituzionale».
Sottominimali contributivi obbligatori per gli iscritti all’Ordine ma non ancora iscritti in Cassa? Non lo dico io, ben inteso , ma il cda di Cassa Forense nella relazione al bilancio preventivo del 2013 che rappresenta l’ultimo documento contabile in ordine di tempo!
Per gli effetti di cui all’art. 21, commi 8 e 9 della legge professionale, Cassa Forense intende stabilire, attraverso l’apposito regolamento, dei sottominimali contributivi obbligatori per i 56.000 avvocati circa iscritti all’Ordine ma non ancora iscritti in Cassa Forense ,cosi come la legge stessa consente di fare.
Se ciò avverrà, imperando il sistema di calcolo retributivo, il livello di copertura finanziaria che il bilancio tecnico “creativo” (absit iniuria verbis) ha quantificato oggi, a riforma del 2012 fatta, nel 93,8% per quanto riguarda il trattamento pensionistico minimo, si abbasserà ulteriormente andando così ad aumentare, in maniera esponenziale, il già insostenibile debito previdenziale maturato.
Per uscire dalla situazione di stallo in cui Cassa Forense è finita per non aver raccolto il suggerimento di cui alle leggi 335/1995 e 214/2011 (opzione al sistema di calcolo contributivo per tutti in pro rata temporis) sarà necessario:
- optare al più presto al sistema di calcolo contributivo per tutti con applicazione del pro rata temporis con abolizione dei minimi contributivi obbligatori modellando il regime contributivo sulla dinamica reddituale dell’Avvocatura italiana in modo che alla fine del percorso lavorativo e contributivo sia finanziata, per intero, quantomeno la pensione minima e ciò al fine di non imbarcare debito previdenziale;
- predisporre un piano di ammortamento del debito previdenziale sin qui maturato che andrà spalmato sui diritti quesiti e sul pro rata temporis, proporzionalmente al beneficio ricevuto dall’attuale sistema retributivo , così da non gravare con il debito previdenziale maturato sulle generazioni dei nuovi iscritti.
- Più sarà rinviata la opzione al contributivo più grande diventerà il debito previdenziale sino al punto da rendere accidentata oltre misura e con forti pendenze la strada dello ammortamento.
La recente riforma previdenziale portata a termine da Inarcassa in favore degli ingegneri e degli architetti, Fondazione sovrapponibile per numeri e dinamiche a Cassa Forense, ha dimostrato che il sistema di calcolo contributivo non comprime la solidarietà esistente ma anzi la potenzia a garanzia degli iscritti economicamente più deboli.