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PROFESSIONE

Previdenza forense | 05 Febbraio 2013

La mancanza di lungimiranza accentua le diversità

di Paolo Rosa - Avvocato

  Il management di Cassa Forense, forte di un bilancio tecnico creativo perché proietta redditi e volume d’affari dell’Avvocatura italiana in costante aumento quando invece siamo regrediti ai valori del 1997 (si imporrebbe la redazione di un nuovo bilancio tecnico proiettando i dati reali e i 60mila nuovi iscritti in arrivo), nel suo disegno riformatore ha strenuamente difeso il privilegio del sistema di calcolo retributivo così denunciando totale mancanza di lungimiranza previdenziale che ora accentuerà le diversità, difficilmente colmabili.

 

Si è detto che l’opzione al contributivo avrebbe impedito la solidarietà che permea il sistema previdenziale forense ma si è dimostrata una bufala perché Inarcassa - la Cassa degli ingegneri e architetti strutturalmente sovrapponibile anche per numeri a Cassa Forense - ha esercitato la opzione al contributivo conservando la solidarietà esistente e anzi aumentandola!
E’ a tutti noto, o lo dovrebbe essere, che anche il sistema retributivo, ancorché corretto, di cui alla recentissima riforma, non finanzia interamente la pensione stante il ritardo nello aggancio alle tavole di sopravvivenza che partirà solo nel 2021 e perché 400 euro circa pro capite della contribuzione versata vanno a finanziare la assistenza.
Ne consegue che il debito previdenziale continuerà ad aumentare perché la matematica non è una opinione.
Di fronte alla previsione dell’art. 21, commi 8 e 9, della legge n. 247/2012 (equiparazione iscritto ordine = iscritto Cassa) il Presidente di Cassa Forense , disattendendo sul punto anche il contrario parere del CNF, ritiene di poter considerare iscritti d’ufficio già alla data di entrata in vigore della legge n. 247/2012 id est dal 2 febbraio 2013, sia pure solo formalmente, tutti i 60 mila avvocati oggi senza cassa di previdenza posticipando ogni loro iniziativa e scelta all’emanazione del regolamento previsto dalla legge.
Un Comitato dei Delegati da eleggere. Il 4 febbraio 2013, ultimo giorno utile, il Presidente di Cassa Forense, in forza dell’art. 4 del vigente regolamento elettorale, ha indetto le elezioni del Comitato dei Delegati in scadenza a giugno 2013 per ottobre- novembre 2013 e, in forza dello art. 4 del vigente regolamento elettorale, il CDA venerdì prossimo dovrà stabilire il numero base per determinare il numero dei delegati per ciascun collegio.
Rischiano però di tramutarsi in elezioni solo annunciate perché, nelle more, il Comitato dei Delegati tra dicembre 2012 e febbraio 2013, ha modificato sia il regolamento elettorale che lo Statuto, documenti entrambi ora al vaglio dei Ministeri Vigilanti, che prevedono una prorogatio di 18 mesi per i delegati e di 30 mesi per presidente e consiglieri di amministrazione.
Ma gli iscritti d’ufficio (60.000) anche se solo formalmente se così avverrà nel CDA del giorno 8 febbraio 2013:
- parteciperanno alla copertura grandi rischi interamente finanziata da Cassa Forense;
- parteciperanno all’assistenza ancorché non abbiano ancora versato alcuna contribuzione;
- godranno del diritto di elettorato attivo e passivo.
Il divario tra avvocati di Centro Nord e quelli di Centro Sud. Tali ricadute altereranno i già precari equilibri economico–finanziari di lungo periodo di Cassa Forense e, trattandosi di Colleghi prevalentemente del Centro Sud, muteranno la composizione degli Organi collegiali a svantaggio del Centro Nord dove opera però il socio di maggioranza, privo di golden share, quanto a versamenti contributivi, che rappresenta solo il 10% dell’Avvocatura italiana (240.000 iscritti).
Secondo gli studi di Cassa Forense, infatti, il 10% degli avvocati percepisce l’80% dei redditi della intera categoria lasciando al 90% le briciole e sono ubicati prevalentemente nei grandi studi del Centro Nord.
Quel 10% - 24.000 avvocati circa – che versa contribuzione oltre il tetto pensionabile di 92.000 a puro titolo di solidarietà del sistema e la gran parte del contributo integrativo, oggi comincia a domandarsi se il suo ruolo sia ancora sostenibile in un sistema il quale, per come è oggi strutturato, accentua e non ricompone le divaricazioni esistenti.
Si impone allora, senza altro indugio, di:
- procedere a nuove elezioni ed eleggere nuovo management prevalentemente composto da giovani preparati e previdenti dove i pensionati fruiscano di un paio di rappresentanti;
- posticipare a domanda (e non d’ufficio) l’ingresso dei 60mila avvocati oggi non iscritti in Cassa Forense una volta emanati i regolamenti previsti dalla legge n. 247/2012 per dare a tutti loro la possibilità di una scelta motivata e consapevole;
- richiedere incentivazioni, tramite agevolazioni fiscali, per lo svolgimento della professione in forma associata;
- sfruttare l’opzione al sistema di calcolo contributivo per tutti seguendo lo esempio virtuoso di Inarcassa che ha addirittura aumentato il tasso di solidarietà dimostrando sul campo l’ignoranza di chi sostiene il contrario;
- ridurre i componenti degli organi collegiali di Cassa Forense e adottare stringenti criteri di professionalità specifica per i suoi componenti;
- creare quantomeno sinergie funzionali allo accorpamento con Casse similari perché in previdenza solo l’unione fa la forza.
Bisogna guardare avanti per non aumentare le distanze geografiche. Senza una visione lungimirante, che oggi non c’è o che per lo meno non si vede, (Certo, una lucida e disincantata analisi retrospettiva non può non riconoscere la poca provvidenza dei passati legislatori, la limitata competenza (e onesta, talvolta) di svariati amministratori della previdenza privata, la poca lungimiranza con la quale è stato realizzato un sistema di previdenza complementare che assomigliasse più possibile al TFR, lasciando ai lavoratori gradi di libertà che in più occasioni hanno dimostrato di non avere né le capacità né la volontà di assumersi- prometeia-anteo 65 del 7.5.2012) l’attuale sistema previdenziale forense porterà ad accentuare le diversità tra Nord e Sud che ben presto rischiano di trasformarsi in forze centrifughe in grado di scardinare il sistema perché nemmeno gli studi sul federalismo previdenziale a geometria variabile saranno sufficienti allo scopo.
Vigilantibus jura succurrunt non dormientibus.