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Previdenza forense | 10 Dicembre 2012

Una nuova proposta per riformare l’assistenza forense

di Paolo Rosa - Avvocato

  In base alla legislazione attuale (legge 141/1992 e vigente regolamento per l’erogazione dell’assistenza del 2004, approvato dai Ministeri nel 2006 ed entrato in vigore il 01.01.2007) viene destinato all’assistenza l’equivalente del 3% delle entrate correnti iscritte nel bilancio di previsione della Cassa, di cui lo 0,50% all’assistenza in caso di bisogno, l’1,50% per i trattamenti indennitari, compresa l’assistenza sanitaria integrativa e l’1% destinato ad altre provvidenze.

All’atto di congedarmi da Cassa Forense invitai l’attuale Comitato dei Delegati a metter mano alla riforma dell’assistenza.
Un’apposita commissione, coordinata dall’ottimo Valeriano Vasarri, vi ha provveduto e consegna oggi all’attenzione del Comitato dei Delegati la propria articolata proposta.
Poiché l’argomento è di carattere generale, ritengo che gli iscritti possano documentarsi attraverso la proposta del nuovo regolamento dell’assistenza, qui leggibile nell’allegato, fermo restando che è in discussione al Comitato dei Delegati che potrà, ovviamente, modificarla e integrarla prima della sua definitiva approvazione.
In base alla legislazione attuale (legge 141/1992 e vigente regolamento per l’erogazione dell’assistenza del 2004, approvato dai Ministeri nel 2006 ed entrato in vigore il 01.01.2007) viene destinato all’assistenza l’equivalente del 3% delle entrate correnti iscritte nel bilancio di previsione della Cassa, di cui lo 0,50% all’assistenza in caso di bisogno, l’1,50% per i trattamenti indennitari, compresa l’assistenza sanitaria integrativa e l’1% destinato ad altre provvidenze.
Lo studio della Commissione Vasarri. La Commissione Vasarri ha accertato che nel corso degli anni si è formato un disavanzo attivo tra lo stanziamento assistenziale e le effettive erogazioni, disavanzo attivo che confluisce in uno speciale fondo straordinario, disciplinato dall’art. 22 del regolamento stesso.
Tale fondo è valorizzato nel bilancio consuntivo al 31.12.2011 in € 86.772.552,02 destinato a far fronte ai trattamenti indennitari nei casi di catastrofe o calamità naturali o per ogni altro intervento assistenziale, anche a carattere straordinario.
Per rendere concretamente l’idea delle risorse e delle erogazioni, la Commissione Vasarri ha accertato che il 3% del bilancio preventivo 2009 corrispondeva a circa 30 milioni di Euro ma che nell’anno 2008, come risultante dal bilancio consuntivo, erano stati erogati per fini assistenziali soltanto 15 milioni di Euro.
In considerazione anche delle lamentele degli Ordini Forensi relativamente ai criteri adottati dalla Giunta di Cassa Forense per l’erogazione dell’assistenza in caso di bisogno, la Commissione Vasarri ha rilevato la necessità da un lato di regolare i residui attivi in maniera differente da quanto attualmente previsto dall’art. 22 del regolamento e dall’altro di effettuare uno studio approfondito sullo stato dell’Avvocatura, con l’assistenza di un esperto di problematiche del Welfare.
All’esito di questi studi la Commissione Vasarri ha ritenuto di allontanarsi dalla determinazione della somma da destinare all’assistenza sulla base degli introiti complessivamente iscritti a bilancio (3%) preferendo determinarla in relazione al numero degli iscritti.
Così ha regolato gli stanziamenti non più in una percentuale (3%) degli introiti contributivi ma in base ad una somma variabile parametrata al numero degli iscritti e oggi pari, per la prima applicazione, in € 289,39 cadauno.
Per la prima applicazione, la somma destinata all’assistenza iscritta a bilancio per il corrente anno è stata divisa appunto per il numero degli iscritti al 31 dicembre 2011 e in tal modo si è trovata la somma unitaria pari a € 47.118.831,10 che rappresenta appunto il dato di bilancio assestato per il 2012 relativamente alla voce altre prestazioni previdenziali e assistenziali.
Questa è la somma di partenza che sarà annualmente rivalutata e che il Comitato dei Delegati, su proposta del CdA, potrà anche aumentare.
5 macroaree per suddividere la provvista. A questo punto la Commissione ha individuato cinque macro aree fra le quali ha suddiviso la provvista nel seguente modo:
16% allo stato di bisogno;
25% all’assistenza alla famiglia;
25% all’assistenza alla salute;
26% all’assistenza alla professione;
8% alle spese funerarie.
Di assoluta novità sono gli interventi per assistenza alla famiglia, per il sostegno alla salute e per il sostegno della professione con possibilità per la Cassa di eventualmente erogare direttamente il trattamento attraverso la costituzione, ove possibile e conveniente, di una società di mutuo soccorso ovvero di stipulare con una primaria Cassa mutua, già esistente, un’apposita convenzione ovvero, infine, di stipulare una polizza collettiva con una primaria compagnia  assicurativa.
Lo sforzo di insieme è certamente encomiabile e va nella direzione, tanto cara al coordinatore avv. Valeriano Vasarri, che è quella non solo di dare il grano ma di insegnare anche a coltivarlo.
Stato di bisogno. Svolgo un’unica considerazione che riguarda l’accertamento dello stato di bisogno, presupposto fondamentale per l’erogazione delle prestazioni di tipo assistenziale.
Io credo che sarebbe opportuno riferirsi direttamente all’indicatore della situazione economica equivalente, meglio conosciuto con l’acronimo ISEE, qui leggibile nei tre allegati.
Com’è noto ai fini del calcolo dell’ISEE vanno presi in considerazioni i valori dichiarati all’interno dell’ultima dichiarazione dei redditi presentata con il modello 730 o il modello Unico o, in assenza di questi, altra documentazione similare; ai fini del calcolo andranno prese in considerazione anche le consistenze patrimoniali al 31 dicembre dell’anno precedente relativamente ad eventuali diritti di proprietà vantati su immobili, compresi anche eventuali diritti reali di godimento, quali l’usufrutto, l’uso e abitazione; nel patrimonio del dichiarante o del nucleo familiare dovranno entrare anche i depositi sui conti correnti, eventuali azioni, obbligazioni, titoli, quote, certificati di deposito, buoni fruttiferi, quote investite in fondi comuni di investimento, partecipazioni societarie a società quotate e non quotate ed eventuali altri strumenti finanziari e simili.
Questo per abbandonare la strada degli interventi a pioggia e indirizzare così maggiori risorse assistenziali a chi ne abbia effettivamente bisogno.