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PROFESSIONE

previdenza forense | 28 Settembre 2012

Cassa Forense e il libro dei sogni

di Paolo Rosa - Avvocato

  Cassa Forense ha approvato il restyling del proprio ordinamento per corrispondere ai 50 anni di sostenibilità richiesti dall’art. 24, comma 24, della legge 214/2011. La riforma - illustrata dalle slides allegate - è sostenuta dal bilancio tecnico redatto secondo le indicazioni ministeriali che prevedono un tasso annuo di rendimento del patrimonio accumulato non superiore all’1% in termini reali; un incremento della popolazione degli iscritti e incrementi variamente distribuiti sull’arco temporale sia del reddito che del volume d’affari. La proiezione di questi dati porta a dimostrare il saldo previdenziale attivo per 50 anni.

 

Della valenza dei bilanci attuariali si è recentemente occupato il prof. Massimo Angrisani in un fondo intitolato: Casse di previdenza: debito, patrimonio, dinamiche reddituali e finanziarie per un contributivo logicamente sostenibile in www.logicaprevidenziale.it che ripropongo.
L’intervento di Massimo Angrisani. «Il problema della sostenibilità di una Cassa di previdenza è un problema complesso che non è stato, sino ad ora, affrontato in modo adeguato.
Le disastrose situazioni che le gestioni delle Casse di previdenza di vecchia generazione hanno prodotto in termini di sostenibilità e di equità intergenerazionale ne sono gli inconfutabili testimoni.
La norma di «equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche», contenuta nel decreto Salva Italia, non migliora certo la situazione.
Riteniamo oramai inevitabile che le Casse di previdenza passino al sistema contributivo.
Rimanere in un sistema reddituale significa, infatti, continuare a fare delle promesse pensionistiche a priori, basate cioè sui tassi di rendimento impliciti nel sistema stesso, ovvero contenuti nelle sue regole di calcolo, tassi che risultano sostenibili solo se gli effettivi andamenti dei tassi determinanti per la sostenibilità, che sono prima di tutto quello di variazione di una adeguata parte della massa reddituale e quello di rendimento del patrimonio, risultano non inferiori a quelli impliciti.
Rileviamo che sebbene la valutazione di sostenibilità per previsione normativa debba essere effettuata mediante le proiezioni attuariali tuttavia la medesima previsione normativa ha dimenticato di imporre la verifica a posteriori delle ipotesi utilizzate.
Pertanto nel successivo bilancio tecnico si possono riutilizzare le ipotesi di rendimento esplicito ed implicito del sistema utilizzate nel precedente bilancio tecnico anche se, alla prova dei fatti, si sono rivelate assolutamente infondate in quanto eccessivamente ottimistiche.
In tale modo nella realtà virtuale futura del sistema pensionistico rappresentata dalla previsione attuariale del nuovo bilancio tecnico si determina una sostenibilità basata su tassi di rendimento che la realtà ha smentito.
Il problema è che in tale caso, cioè se i tassi determinanti per la sostenibilità risultano nella realtà inferiori a quelli impliciti - e ciò accade quasi sempre, come tutta l'esperienza dimostra, perché i tassi impliciti nelle regole di calcolo della pensione sono troppo elevati - in una logica di tipo reddituale la promessa pensionistica è formulata già in termini di prestazione e, quindi, basandosi sul principio giuridico del diritto acquisito, deve essere comunque rispettata.
Questo fatto determina un ulteriore disavanzo del sistema, disavanzo che risulta "scaricato" sulle generazioni future, con evidente dispregio del principio di equità intergenerazionale e con un'ulteriore compromissione della sostenibilità in quanto basata su di un indebitamento che non può crescere a dismisura come l'esperienza del debito pubblico italiano dimostra.
Invitiamo i giovani professionisti, e non solo loro, a non cullarsi sull'illusione di poter ottenere pensioni copiose e poco pagate, come quelle dei loro padri, perché il prezzo di tale "miracolo" è stato quello di azzerare i patrimoni degli Enti scaricando gli ulteriori costi eccedenti tali azzeramenti come ulteriore indebitamento a carico delle generazioni future.
Riteniamo che la sostenibilità di una Cassa, quand'anche adotti il sistema di calcolo contributivo, debba essere di tipo logico.
La logica e la prassi dei sistemi contributivi consentono di riconoscere a posteriori i rendimenti sui contributi versati: tali rendimenti debbono essere commisurati alla effettiva crescita di una adeguata parte della massa reddituale e all'effettivo rendimento del patrimonio.
E’ necessario, infatti, sapere che il tasso di crescita di una adeguata parte della massa reddituale è un tasso di rendimento potenzialmente riconoscibile al debito del sistema.
E’ necessario, pertanto, valutare il debito del sistema pensionistico, variabile fondamentale per calcolare il rendimento che il sistema può riconoscere.
Non è sufficiente valutare la spesa futura per anni di gestione mediante le proiezioni del bilancio tecnico.
Occorre, quindi, che i rendimenti che il sistema riconosce al debito pensionistico siano correlati a quelli effettivamente prodotti annualmente dallo stesso.
In questo modo il debito del sistema cresce in modo correlato ai rendimenti in grado di sostenerlo e, quindi, tale sostenibilità risulta logicamente conseguibile.
Oggi si sta cercando di accreditare l'utilizzo dell'approccio stocastico per le proiezioni attuariali come strumento idoneo a rafforzarne l'efficienza.
Ricordiamo che l'utilizzo dei modelli stocastici è stato pesantemente ridimensionato nel settore finanziario nel quale tali modelli hanno dimostrato la loro rischiosità.
Non bisogna dimenticare che l'enorme crisi che ha colpito in questi ultimi anni non solo i mercati finanziari, ma anche l'economia reale ha tratto origine anche dalla creazione di innumerevoli titoli derivati e strutturati «garantiti dall'approccio modellistico stocastico».
Da ultimo è evidente che l'asset liability management è tanto più efficiente quanto più i tassi passivi riconosciuti dal sistema pensionistico alle sue liabilities, cioè alle pensioni, sono agganciati ai tassi attivi per il sistema effettivamente prodotti, cioè a quelli connessi alla effettiva crescita di una adeguata parte della massa reddituale e a quelli connessi agli effettivi rendimenti finanziari prodotti dal patrimonio, così come da noi proposto.
30-03-2012».
Ora sarebbe interessante sottoporre le linee guida del bilancio tecnico ad uno stress test che comprovi l’aderenza delle stesse ai dati demografici, retributivi o reddituali e di rendimento rilevati nella realtà e tutti negativi in questi ultimi anni cosi come richiesto dallo stesso consiglio nazionale degli attuari.
Cassa Forense dimostra di avere il saldo previdenziale attivo per 50 anni a condizione che:
-la categoria aumenti di numero;
-il reddito degli avvocati aumenti;
-il volume di affari aumenti;
-il rendimento del patrimonio aumenti.
Scrive l’attuario di Cassa forense che «l'andamento demografico ed economico della gestione si manifesterà nella misura descritta se e solo se le ipotesi demografiche e finanziarie poste a base delle elaborazioni troveranno integrale conferma nella realtà».
Se aprite la pag. 293 del bilancio consuntivo del 2011 trovate scritto che «La valutazione effettuata da Prometeia sul portafoglio mobiliare a gestione diretta (che si ricorda essere analoga ad un Total Return piuttosto che ad una gestione a benchmark) ha rilevato una performance finanziaria da inizio anno pari all’11,19% contro il rendimento target di 5,30%», peggio dello scorso anno sempre negativo.
Che redditi e volume d’affari degli avvocati siano in picchiata è stato scritto anche recentemente sia dalla Cassa Forense che dalla stampa specializzata.
Siamo di fronte ad un derivato previdenziale costruito su ipotesi che già oggi sappiamo  che difficilmente si verificheranno come già avvenuto negli anni appena trascorsi,  fatta eccezione per la numerosità della categoria per la quale però si invoca il numero chiuso!
Nel bilancio tecnico allegato alla riforma di Cassa forense c'è scritto che nel 2061 il patrimonio di cassa forense sarà di 70.103.863 miliardi di euro! Oggi è di 5,2 miliardi di euro dopo 18 anni quasi di privatizzazione con anni buoni per i rendimenti finanziari.
Supponendo che il saldo attivo si mantenga di 500 milioni all'anno avremo 500 milioni volte 50 = 25 miliardi + 5,2 di oggi = 30,5.
Domanda: ma come si arriva a 70 miliardi? Con il rendimento? Forse usando il sistema della volpe e del gatto nella favola di Pinocchio! Ci vorrebbe un rendimento superiore al 100%! Ricordo che a pag. 293 del bilancio 2011 si dà atto di un rendimento negativo del 11,19% tanto per cominciare!
Aspettiamo solo il via libera dalle agenzie di rating.