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previdenza forense | 18 Settembre 2012

I diversamente giovani ... e la memoria corta

di Paolo Rosa - Avvocato

  Il Comitato dei Delegati di Cassa Forense nella riunione del 5 settembre 2012 ha approvato, tra il resto, anche la modifica all’art. 2, comma 4, del regolamento dei contributi secondo il seguente schema.

 

A partire dal primo anno solare successivo alla maturazione del diritto a pensione ovvero alla maturazione dell’ultimo supplemento ove previsto, i pensionati di vecchiaia, se iscritti ad un Albo Forense e percettori di reddito da relativa attività devono corrispondere il contributo di cui al primo comma, sino al tetto reddituale fissato nella lettera a), in misura pari al 7% del reddito professionale netto ai fini IRPEF e nella misura del 3% del reddito eccedente il tetto. Il contributo di cui al presente comma non da diritto a supplementi, maggiorazioni o integrazioni sul trattamento pensionistico.
Per arrivare a questo il Comitato dei Delegati ha bocciato l’emendamento proposto dal delegato Federico Bucci di Roma per il quale «per i predetti pensionati resta escluso l’obbligo di versare i contributi minimi annui di cui agli artt. 2, comma 2 e 6, comma 7, mentre il contributo di cui alla prima parte del presente comma da diritto a supplementi biennali della pensione, calcolati con il metodo contributivo».
Le proteste del delegato Federico Bucci. Quest’ultimo ha allora lanciato una mail di protesta invitando tutti i diversamente giovani a sottoscrivere il fax predisposto per inviarlo al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero.
Nella mail il delegato Federico Bucci scrive: «la seduta del Comitato degli 80 delegati alla Cassa era iniziata alle ore 9.30, ma – invece di trattare prima le modifiche al regolamento dei contributi (che all’art. 2 riguardava la proposta di contribuzione a fondo perduto dei nostri pensionati) – la discussione illogicamente ( direi che ha ragione  sul punto ) veniva invece svolta sulle modifiche al regolamento delle prestazioni, il che era già assurdo poiché prima si dovrebbero discutere gli aumenti degli importi dei contributi e soltanto dopo la misura delle prestazioni».
«Verso le ore 15.30, allorché già molti dei delegati di altri Fori se ne erano andati e altri continuavano ad allontanarsi per tornare alle loro case» andava in discussione la modifica al regolamento dei contributi. Nonostante la appassionata perorazione del delegato Federico Bucci la proposta del Consiglio di Amministrazione veniva approvata con 44 voti favorevoli e appena 8 contrari.
Se questo è vero, e non ho motivo di dubitarne stante l’indiscusso prestigio del Collega, abbiamo la prova provata che un Comitato formato da 80 delegati non ha più ragion d’essere e va quindi quantomeno dimezzato con evidente risparmio di spese.
Nel merito la proposta sostenuta non ha alcun fondamento, ancorché legittima.
Com’è noto nel sistema di calcolo retributivo, ancor oggi vigente in Cassa Forense, mediamente la pensione viene finanziata dai contributi per il 40–50% con la conseguenza che in gran parte viene regalata a tutti gli iscritti.
Stabilire che il pensionato ultrasettantenne che continui a lavorare e produrre reddito versi una contribuzione che non darà diritto ad alcun supplemento, è tipico del sistema di calcolo retributivo operando detta contribuzione come una sorta di rifinanziamento per la generosità del sistema di calcolo retributivo.
La cosa davvero strana è che i pensionati del retributivo si oppongano all’opzione al sistema di calcolo contributivo salvo poi invocarlo per fruire di un supplemento di pensione.
Pensionati forensi ultrasettantenni vessati? Il Collega parla di «una mostruosa vessazione della categoria dei pensionati forensi ultrasettantenni, bisognosi di lavorare, categoria dei pensionati attuali e di tutti i pensionati futuri: un’asserita giustificazione dell’assurdità è stata basata dai fautori della vessazione sul preteso favore di cui avrebbero in passato goduto i pensionati con il beneficio di un trattamento superiore alla copertura finanziaria dei rispettivi contributi».
L’avv. Federico Bucci è direttore del sito www.patronatoforense.it.
Chi vorrà andare in quel sito cliccando la voce commenti troverà quanto scritto dal medesimo avv. Federico Bucci a proposito dell’allarme: la reformatio in peius della previdenza …
Ivi si legge testualmente: «Avevo già riferito in precedenti, varie circolari, sullo sperpero dei nostri risparmi per la generosità delle pensioni sproporzionatamente corrisposte dal 1980 (micidiale è stata la legge 576 del 20.09.1980), che abolì il sacrosanto sistema a capitalizzazione individuale, introducendo il sistema per cui i professionisti attivi pagano le pensioni agli altri.
Soltanto molti anni dopo ho iniziato a interessarmi di previdenza forense e soltanto dopo ulteriori anni ho cominciato a capire quello che avevano combinato. Con l’enfatico slogan della solidarietà intergenerazionale dal 1980 i nostri versamenti non sono serviti più alla capitalizzazione individuale, ma a pagare le pensioni a tantissimi che – conti alla mano – non le avrebbero meritate in quella misura. La situazione è risultata aggravata per la sorpresa (inaspettata nel 1980) della crescente longevità della nostra categoria, il che ci fa enorme piacere ma sbilanci ulteriormente il nostro futuro previdenziale».
Diversamente giovani sì, ma...