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PROFESSIONE

Cassa Forense | 14 Settembre 2012

Il restyling alla previdenza forense

di Paolo Rosa - Avvocato

  In Italia dal 1° gennaio 2012 sono cambiate le regole per andare in pensione. Con l’art. 24 del decreto legge n. 201/2011 (c.d. Decreto Salva Italia), varato dal Governo il 6 dicembre 2011 e convertito dalla legge n. 214 del 22 dicembre 2011, sono state poste le basi per una riforma complessiva del sistema previdenziale italiano. Successivamente, con la definitiva approvazione della  legge n. 14 del 24 febbraio 2012, che ha convertito il decreto legge n. 216 del 29 dicembre 2011 (c.d. Decreto Milleproroghe), sono state apportate alcune modifiche ed integrazioni all’art. 24 del Decreto Salva Italia.

 

I provvedimenti relativi alle pensioni  si pongono in un’ottica di lungo periodo ed allo stesso tempo si orientano nell’immediato verso l’applicazione di principi di equità, di trasparenza, di semplificazione e di solidarietà sociale.
In particolare, fra gli elementi maggiormente innovativi rispetto al sistema precedente figurano:
- l’introduzione per tutti del metodo contributivo pro-rata come criterio di calcolo delle pensioni, in un’ottica di equità finanziaria intra-generazionale e inter-generazionale;
- la previsione di un percorso predefinito di convergenza delle regole previste per uomini e donne;
- l’eliminazione delle posizioni di privilegio;
- la presenza di clausole derogative soltanto per le fasce più deboli;
- la flessibilità nell’età di pensionamento, che consente ai lavoratori maggiori possibilità di scelta nell’anticipare o posticipare il ritiro;
- la semplificazione e la trasparenza dei meccanismi di funzionamento del sistema, con l’abolizione delle finestre e di altri dispositivi che non rientrino esplicitamente nel metodo contributivo.
La riforma del sistema previdenziale italiano, art. 24, comma 24, della legge 214/2011 si è rivolta anche alle Casse autonome dei professionisti imponendo loro di dar prova, attraverso il bilancio tecnico, del saldo previdenziale positivo per 50 anni, pena il passaggio al sistema di calcolo contributivo dal 01.01.2012 e un contributo di solidarietà dell’1% sulle pensioni in essere per gli anni 2012 e 2013.
Il 5 settembre 2012 Cassa Forense ha operato un restyling sul regolamento dei contributi e delle prestazioni per adeguarlo ai parametri di stabilità cinquantennale richiesti dal Decreto Salva Italia.
Sullo effetto domino di alcuni interventi ho già parlato nello articolo precedente.
Il comunicato di Cassa Forense. Il comunicato ufficiale lanciato da Cassa Forense così recita: «Il Comitato dei Delegati della Cassa Forense, nella seduta odierna, ha approvato alcune significative modifiche al Regolamento delle prestazioni e al Regolamento dei Contributi, a completamento della riforma già varata nel 2009.
In questo modo, si è raggiunto l’obiettivo di stabilità di lungo periodo (50 anni) imposto dal comma 24 dell’art. 24 del  D.L. 201/2011 convertito in L. 214/2011 garantendo, così, un sereno futuro previdenziale a tutti gli Avvocati iscritti e, in particolare, alle giovani generazioni.
Le modifiche introdotte, nel rispetto del pro-rata, vanno nel senso di garantire la corrispondenza tra contributi versati e prestazioni erogate, con tutela delle posizioni più deboli.
L’aliquota unica per il calcolo delle pensioni, fissata nell’1,40% e agganciata alle tavole di sopravvivenza specifiche della categoria, unitamente alla valorizzazione di tutti i redditi prodotti nell’intero periodo di iscrizione, consentono di rendere il sistema di calcolo delle prestazioni pressoché equivalente a quello contributivo.
Sul fronte dei contributi sono stati previsti adeguamenti dell’aliquota del contributo soggettivo  al 14% dal 1° gennaio 2013, al 14,5% dal 1° gennaio 2017 e al 15% dal 1° gennaio 2021, in coincidenza con l’entrata a regime dell’età pensionabile a 70 anni.
Il contributo integrativo, invece, resta confermato al 4% del volume di affari IVA.
La contribuzione modulare, prevista dall’1% al 10% del reddito professionale dichiarato, viene resa interamente facoltativa e finanzierà una quota di pensione calcolata con il sistema contributivo.
Nessun intervento è stato previsto sulle pensioni in essere, fermo restando il contributo di solidarietà del 7% a carico dei pensionati  che proseguano nell’esercizio professionale.
“Siamo molto soddisfatti dell’importante risultato raggiunto – commenta il presidente dell’Ente, Alberto Bagnoli – ora confidiamo nella rapida approvazione della delibera da parte dei Ministeri Vigilanti, per dare certezze a tutti gli iscritti circa la sostenibilità dell’Ente e la corretta programmazione della propria posizione previdenziale».
Decorso il termine del 30 settembre 2012 i Ministeri Vigilanti dovranno pronunciarsi sulla delibera in materia adottata da Cassa Forense.
Il 21 e 22 settembre si terrà a Roma la X Conferenza della Cassa di Previdenza e Assistenza Forense dove mancano però i temi più attuali.
Il nuovo sistema
La difesa del retributivo, sia pure con i correttivi introdotti, non cristallizza il debito previdenziale già maturato di 25 miliardi a fronte di un patrimonio di soli 5 miliardi, debito che continuerà ad aumentare sia pure in modo più contenuto.
Il restyling fatto migliora il tasso di finanziamento delle pensioni ma lascia irrisolti alcuni problemi molto delicati ed infatti il restyling:
- non ripristina l’equità tra generazioni dato che continuerà ad aumentare il debito implicito a carico dei giovani seppur in modo più contenuto;non si è infatti prevista alcuna contribuzione straordinaria per rifinanziare la regalia del sistema di calcolo retributivo che permane integra per tutti coloro che andranno in pensione per una quota almeno con la anzianità maturata al 31.12.2012 cioè prima del restyling;
- aggrava, con l’aumento del contributo soggettivo minimo obbligatorio da 2.400,00 a 2.700,00 euro l’anno, la posizione di migliaia e migliaia di giovani iscritti in difficoltà;
- snatura la quota modulare della pensione che diviene complementare con le ovvie ricadute fiscali in peius;
- non affronta in alcun modo la posizione dei circa 60 mila avvocati iscritti all’Ordine, prevalentemente del Sud, ma non iscritti in Cassa Forense e, in misura ridottissima nella Gestione separata dell’INPS, semplicemente dimenticati quasi che non esistessero o non fossero avvocati iscritti all’albo.
Il passaggio al contributivo in pro rata avrebbe consentito:
- l’abolizione dei contributi minimi per l’adozione di una forchetta contributiva scalettata seguendo l’evoluzione dei redditi dell’Avvocatura italiana in modo da finanziare , al termine del percorso lavorativo , quantomeno la pensione minima;
- l’abolizione delle regole reddituali sulla continuità professionale;
- la possibilità per tutti gli avvocati italiani di iscriversi in Cassa Forense rimanendo soltanto residuale la Gestione separata dell’INPS;
- la flessibilità in uscita ed equità tra contribuzione e prestazione senza incidere sulla solidarietà.
Metodi di calcolo a confronto. Con il metodo contributivo l’ammontare della pensione è commisurato ai contributi versati secondo il principio più versi, più prendi. I contributi versati si accumulano su un ipotetico conto corrente previdenziale e sono rivalutati di anno in anno al tasso medio quinquennale di crescita del PIL. Al momento del pensionamento, la somma dei contributi versati rivalutati (il cosiddetto montante dei contributi) è convertita in pensione utilizzando dei coefficienti (i coefficienti di trasformazione del montante in rendita) che dipendono dall’età di pensionamento. In particolare, più elevata è l’età, più alta sarà la pensione.
Evidente la funzione anche in chiave anti evasione del metodo contributivo.
Con il sistema di calcolo retributivo la pensione dipende invece dalla retribuzione media di tutti gli anni di lavoro e dall’anzianità maturata ma prescinde dall’ammontare dei contributi versati e quindi non contrasta l’evasione contributiva.
(fonte: la riforma delle pensioni-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)
Dopo il 30 settembre 2012 conosceremo la strada che si dovrà percorrere.