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previdenza | 31 Luglio 2012

La moral suasion del Ministro Fornero e la bolla del retributivo forense

di Paolo Rosa - Avvocato

  Giovedì 26 luglio 2012 si è tenuto l’atteso incontro tra il Ministro Elsa Fornero e i Presidenti delle Casse di previdenza. Vi è agli atti il comunicato dell’ADEPP, l’Associazione che riunisce le Casse di previdenza dei professionisti italiani. Il giorno successivo, in Cassa Forense si è tenuto il Comitato dei Delegati, che ha concluso la discussione generale sulle proposte parametriche di riforma demandando al CdA, nella riunione del 2 agosto p.v., la predisposizione del testo da sottoporre per la delibera al Comitato dei Delegati di settembre. Non sono filtrate molte notizie, ma vediamo ugualmente di fare il punto della situazione.

 

Un Ministro in pressing. Secondo il resoconto del Corriere della Sera del 27 luglio 2012 il Ministro Fornero avrebbe esercitato un pressing sulle Casse previdenziali e sotto esame ci sarebbe, tra altre, anche cassa forense oltre a quelle nate già con il sistema contributivo nel 1996 perché prevedono aliquote contributive basse.
Secondo quanto mi viene riferito, l’incontro dei Presidenti delle Casse private di previdenza con il Ministro Elsa Fornero è andato molto bene. Il Ministro si è dichiarato molto disponibile al colloquio e al confronto, assolutamente di stimolo per le Casse a mettersi insieme per migliorare la sostenibilità e diminuire i costi di funzionamento.
Il Ministro ha parlato della portabilità della posizione previdenziale anche in considerazione del fatto che in questa società si cambia più spesso posto di lavoro.
Spostarsi da una Cassa all’altra eliminando l’obbligo di iscrizione favorisce, come unica soluzione, il problema l’aggregazione delle stesse, altrimenti qualcuno potrebbe perdere demografia a favore di qualcun altro.
Speriamo che i Presidenti delle Casse private di previdenza abbiano colto la profondità di questo messaggio.
Il Ministro ha fatto un intervento introduttivo sull’art. 24, comma 24, della legge n. 214/2011, ribadendo che è importante avere l’equilibrio previdenziale a 50 anni e ha detto che non è contraria a tenere conto dei rendimenti del patrimonio ai fini della valutazione della situazione di equilibrio ma che i patrimoni potranno essere considerati solo in casi eccezionali perché devono costituire la riserva per le future generazioni.
Il Ministro ha pungolato tutti, senza distinzioni, a passare al contributivo e a fare percorsi di adeguamento delle aliquote di contribuzione veloci e non diluite troppo nel tempo.
Secondo quanto mi viene riferito, il Ministro avrebbe “bacchettato” il Presidente di Cassa Forense perché non passa al contributivo mentre ha fatto i complimenti alla riforma varata in questi giorni da INARCASSA, che ha optato per il sistema di calcolo contributivo.
Cos’è accaduto nel Comitato dei Delegati del 27 luglio 2012? Il Presidente di Cassa Forense ha liquidato le notizie sull’incontro con il Ministro Elsa Fornero dicendo ai delegati che non c’è stato nulla di nuovo e che ognuno è rimasto sulle sue posizioni.
Il Presidente di Cassa Forense ha enfatizzato la circostanza che il Ministro, nell’audizione alla Camera ed anche nell’incontro di giovedì, si sia detta disposta a valutare anche altri metodi che realizzino l’equilibrio tra prestazioni e contribuzione.
Nella riunione del 27 luglio il Comitato dei Delegati ha concluso la discussione generale sulle riforme parametriche allo studio e che ho già commentato negativamente.
Il bilancio tecnico non è stato ancora presentato e quindi discutere di riforme parametriche senza l’ausilio del bilancio tecnico e cioè senza lo studio delle ricadute che tali riforme possono avere sull’impianto generale a me pare soltanto un inutile esercizio di sostenibilità.
Il Presidente ha dato solo dei lanci sul bilancio tecnico secondo i quali con le misure proposte, nel bilancio tecnico standard si avrebbe un saldo previdenziale negativo per sedici anni, dal 2040 al 2056, e con il bilancio tecnico specifico sempre un saldo previdenziale negativo per undici anni, dal 2047 al 2058 ampiamente compensati dal rendimento del patrimonio.
Delle riforme parametriche proposte e già commentate il Comitato dei Delegati ha tolto il blocco della rivalutazione delle pensioni e l’aumento del contributivo dei pensionati attivi segno che la coorte dei pensionati è ancora molto agguerrita.
Se le riforme parametriche allo studio saranno approvate ho ragione di ritenere che andremo incontro alla cd. bolla del retributivo forense.
Che cos’è la bolla? E’ l’espressione introdotta nella teoria dei mercati finanziari per definire il fenomeno della deviazione sistematica dei prezzi di mercato (dalle azioni agli immobili) dal valore che essi avrebbero in condizione di mercati efficienti.
È una rapida ascesa delle quotazioni verso valori insostenibili per i fondamentali delle società e dell’economica.
Sull’argomento abbiamo già detto e scritto in più di una occasione che al momento della riforma della previdenza forense entrata in vigore nel 2010, mediamente, la pensione era coperta dalla contribuzione soltanto per il 50% nel senso che il residuo 50% veniva regalato a tutti gli iscritti.
Trattasi delle cd. generosità del sistema retributivo forense.
Questa generosità ha creato un debito previdenziale maturato ormai valutabile fra i 25 e i 28 miliardi di euro in rapporto 1:5 rispetto al patrimonio di Cassa Forense che è di circa 5 miliardi di euro.
La riforma previdenziale forense entrata in vigore nel 2010 ha aumentato il grado di finanziamento della pensione da parte dei contributi ma non ha abolito la generosità del sistema stesso.
Con la riforma entrata in vigore nel 2010 e con le ‘riformette’ parametriche allo studio io stimo che il grado di copertura possa essere portato al 70% rispetto al 50% ante riforma del 2010.
Questo significa che la generosità del sistema retributivo forense è stata ridotta ma non annullata perché permane un 30% di pensione regalato perché non finanziato dalla contribuzione.
Il permanere di questa generosità comporterà il progressivo aumento del debito previdenziale maturato cioè l’aumento di quella che io ho chiamato la bolla del retributivo forense che prima o poi scoppierà quando le giovani generazioni di avvocati saranno sensibilizzate al problema.
È vero che il Ministro Elsa Fornero, sia nell’audizione alla Camera che nell’incontro con i Presidenti delle Casse di previdenza private del 26 luglio scorso si è detta disposta a valutare anche altri metodi di calcolo della pensione, diversi dal contributivo, a condizione però che realizzino l’equilibrio tra prestazioni e contribuzione.
Il sistema retributivo forense, ancorché modificato, non realizza l’equilibrio tra prestazioni e contribuzione e quindi non va nel senso previsto dal Ministro Fornero.
Che cosa si dovrebbe fare per raggiungere l’equilibrio tra prestazioni e contribuzione?
Intervenire sulle aliquote di computo della pensione, riducendole e introducendo anche nel sistema di calcolo retributivo forense l’aggancio, al momento della costruzione della pensione, alla vita probabile del pensionato al momento del pensionamento stesso.
Si possono fare queste riforme? Certamente sì, ma il Comitato dei Delegati si è impantanato in aggiustamenti parametrici che esporranno Cassa Forense al rischio di vedersi applicare tout court la previsioni di cui all’art. 24, comma 24, della legge 214/2011 con l’imposizione del contributivo della 335/1995 con il pro rata temporis a far tempo dal 01.01.2012.
Un rischio grave per tutti gli iscritti di Cassa Forense perché c’era tutto il tempo per costruire un sistema contributivo adatto alla specificità dell’Avvocatura italiana.
Cassa Forense sta organizzando la conferenza per i 60 anni della Fondazione programmati per il 21 e 22 settembre 2012.
Sul sito, come qualche illuminato non ha mancato di farmi osservare, appare il «ridicolo conto alla rovescia», mentre Cassa Forense meglio avrebbe fatto ad impostarlo sull’entrata del contributivo ope legis!