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PROFESSIONE

previdenza forense | 20 Luglio 2012

Il 30 settembre 2012 si sta avvicinando ... ma qual è la situazione di Cassa Forense?

di Paolo Rosa - Avvocato

  Con nota del 16 luglio 2012, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - in vista della scadenza del termine fissato dall’art. 29, comma 16 novies, della legge n. 14/2012 di conversione del D.L. n. 216/2011, che ha definitivamente prorogato al 30 settembre 2012 il termine assegnato agli Enti di previdenza di diritto privato per l’adozione delle iniziative finalizzate all’obiettivo di sostenibilità cinquantennale, prescritte dall’art. 24, comma 24, del d.l. n. 201/2011 (convertito dalla legge n. 214/2011) - ha fissato un incontro con i presidenti delle Casse private di previdenza per un proficuo confronto, nell’ottica di consolidamento delle gestioni, in merito alle problematiche affrontate dagli enti stessi, sul piano generale e in funzione delle singole specificità.

 

Al riguardo, in preparazione della riunione, il Ministero del Lavoro ha chiesto di poter acquisire, anticipatamente, un sintetico quadro di aggiornamento sullo stato delle verifiche in corso e sulle iniziative già assunte o in procinto di essere adottate, laddove le rispettive misure non siano state ancora ufficialmente sottoposte all’esame dei Ministeri vigilanti.
Qual è la situazione di Cassa Forense? La Commissione previdenza ha proposto al Comitato dei Delegati le seguenti modifiche parametriche che dovrebbero essere votate il 27 luglio 2012:
1. viene modificato l’art. 4 del regolamento delle prestazioni eliminando, nel calcolo degli anni utili per la pensione, l’esclusione dei peggiori 5 di essi ma con l’avvertenza che nel caso in cui il periodo di effettiva iscrizione sia superiore a 35 anni, la media è calcolata sui migliori 35 anni di reddito professionale dichiarato ai fini IRPEF. Ne consegue che dell’esclusione dei peggiori 5 anni continueranno a giovarsi gli avvocati che potranno vantare un’iscrizione superiore a 35 anni così da poter scartare gli anni peggiori,
2. viene introdotta una norma transitoria, art. 13 bis del regolamento delle prestazioni, in forza della quale limitatamente al triennio 2013 - 2015, la perequazione delle pensioni erogate dalla Cassa è sospesa per la parte del trattamento pensionistico eccedente il doppio del trattamento minimi previsto dall’art. 5, comma 1, del regolamento delle prestazioni e fissato nella misura di € 10.911,00 per l’anno 2012,
3. il contributo modulare obbligatorio dell’1% viene deviato sul contributo soggettivo obbligatorio che passa così dal 13 al 14% aumentato al 14,5% a decorrere dal 1° gennaio 2017 e al 15% a decorrere dal 1° gennaio 2021.
Per la parte di reddito eccedente il tetto reddituale, pari ad € 94.000,00, l’aliquota del 3% resta invariata. Per i pensionati di cui all’art. 2, comma 4 (avvocati che continuano a lavorare dopo il pensionamento), il contributo, che era pari al 7% del reddito professionale netto ai fini IRPEF e nella misura del 3% del reddito eccedente il tetto, viene aumentato al 7,25% a decorrere dal 1° gennaio 2017 e al 7,50% a decorrere dal 1° gennaio 2021.
Così facendo viene azzoppata la pensione modulare oggi organizzata con un 1% obbligatorio a carico di tutti gli iscritti e una contribuzione volontaria dall’1 al 9%.
Nel 2011 hanno versato contributi volontari solo 3.513 avvocati.
Per quanto riguarda la modulare è previsto che ogni iscritto alla Cassa possa versare, in via volontaria ed eventuale, un’ulteriore contribuzione dal 1 al 10% del reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF sino al tetto reddituale degli € 94.000,00 destinata al montante individuale nominale su cui si calcola la quota modulare del trattamento pensionistico.
I pensionati, con la sola eccezione dei pensionati di invalidità, sono esclusi dai versamenti di cui al presente articolo.
Trattasi di modesti ritocchi parametrici, che difficilmente porteranno al risultato dell’equilibrio economico finanziario per almeno 50 anni.
Sono interventi che all’atto della proposizione erano privi di studi attuariali che dovrebbero essere in corso di approntamento.
In ogni caso trattasi di interventi incapaci di arrestare l’aumento del debito previdenziale che ha già raggiunto livelli assolutamente insopportabili.
È altresì un passo indietro rispetto alla recente riforma previdenziale la quale con la previsione della contribuzione modulare obbligatoria aveva introdotto il sistema di calcolo contributivo della pensione e offerto alle generazioni più giovani un’alternativa, più conveniente in termini economici, rispetto ad un percorso di previdenza complementare.
Pregiudiziale ad ogni riforma parametrica è però la stabilizzazione nel tempo dell’aumento del contributo integrativo che è passato dal 2 al 4% con la riforma entrata in vigore nel 2010 ma assentito dai Ministeri vigilanti solo fino al 2015 salvo successive verifiche.
Se i Ministeri non ritenessero, speriamo diano l’assenso, di anticipare la conferma dell’aumento del contributo integrativo prevista solo alla fine del 2015 cassa forense non traguarderebbe il saldo previdenziale attivo per 50 anni con l’applicazione ex lege del sistema di calcolo contributivo di cui alla legge n. 335/1995 senza i necessari adattamenti per Cassa Forense.
Ma vi è di più.
Ieri è stato presentato all’INPS il lavoro «I percettori di rendite in Italia: analisi della mortalità dal 1980 al 2009 e previsioni al 2040».
In base a detto rapporto, al quale ha contribuito anche la dott.ssa Giovanna Biancofiore, attuario in Cassa Forense, fornendo i relativi dati (non è dato comprendere perché cassa forense non abbia fornito le rendite ai superstiti-pag.42), da qui al 2040 la speranza di vita dei pensionati italiani di 65 anni si allungherà fino a 88 anni per gli uomini e arriverà addirittura a 92 per le donne.
Questo dato che rappresenta un sensibile incremento rispetto alle stime attuali che si attestano a 84 anni per gli uomini e 88 per le donne, se viene visto con estremo favore dai pensionati non altrettanto sarà per Enti e Casse di previdenza che dovranno necessariamente rifare i calcoli agli effetti della sostenibilità economico – finanziaria di lungo periodo.
Per restare a Cassa Forense con la riforma entrata i vigore nel 2010 l’età pensionabile è stata aumentata da 65 a 70 anni per andare a regime nel 2021. Questo significa che nel 2040 l’aumento della speranza di vita si sarà mangiato quasi del tutto gli effetti conseguenti all’aumento dell’età pensionabile, aumento che non è stato di poco conto.
Non so quale report Cassa Forense inoltrerà al Ministero del Lavoro, in vista della riunione del 26 luglio 2012, ma l’opzione al sistema di calcolo contributivo diventa, a parere di chi scrive, certamente non la panacea di tutti i mali ma l’unica strada percorribile.