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Notizie a cura di La Stampa.it |
FINANZA e TRIBUTI

IRAP | 11 Luglio 2017

“Salvo” l’avvocato che si avvale di sostituti d’udienza

Anche se espletata con l’ausilio di terzi remunerati, l’attività del professionista non è soggetta ad IRAP ancorché gli esborsi siano di modesta entità.

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza n. 16364/17; depositata il 3 luglio)

“Sfugge” all’IRAP l’avvocato che si avvale di prestazioni di terzi per l’espletamento di attività in sedi lontane o per situazioni di concomitanza o di impedimento. È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza della Suprema Corte depositata il 3 luglio 2017 n. 16364. Con essa, gli Ermellini di piazza Cavour hanno respinto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva impugnato la sentenza del giudice di secondo grado, favorevole ad un contribuente (avvocato), relativamente al rimborso dell’IRAP dovuta dal professionista per gli anni di imposta 2008 e 2009.

Sostituzione in udienza. Per l’Agenzia, il professionista stava remunerando dei terzi con significativi compensi. Il ricorso del Fisco è però stato rigettato, in quanto non aveva indicato con dovuta autosufficienza gli elementi a carico del contribuente e in quanto aveva suggerito una diversa ricostruzione dei requisiti fattuali dell’autonoma organizzazione.
Infatti, a carico del contribuente non risultavano dipendenti e costi per attrezzature particolari; ed inoltre, il Giudice di Appello, con «insindacabile accertamento di merito», aveva ritenuto l’attività «priva del requisito dell’autonoma organizzazione ancorché espletata con l’ausilio di terzi remunerati», rilevando inoltre i modesti esborsi dell’avvocato.  Secondo i giudici territoriali, si trattava delle «usuali prestazioni di altri avvocati solo domiciliatari o sostituti d’udienza per l’espletamento di attività processuali in sedi lontane o in situazioni di concomitanza o di impedimento».

(Fonte: fiscopiu.it)