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Notizie a cura di La Stampa.it |
FINANZA e TRIBUTI

fallimento | 20 Settembre 2016

L’avviso di accertamento del fallito va notificato anche al curatore

La notifica dell’avviso di accertamento effettuata al contribuente in bonis non è idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza di detto termine. 

(Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza n. 18002/16; depositata il 14 settembre)

La notifica dell’avviso di accertamento effettuata al contribuente in bonis non è idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza di detto termine. Inoltre, l’intervenuta definitività dell’atto medesimo non è opponibile alla massa di creditori, essendo necessario che il curatore sia messo direttamente in condizione, tramite notifica a lui indirizzata, di esercitare le azioni a tutela della massa di creditori. È quanto affermato dalla S.C. con la sentenza n. 18002/2016.

La vicenda. L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza con cui la CTR del Veneto ha dichiarato la nullità della cartella di pagamento notificata al curatore di un fallimento, in quanto priva di allegazione degli atti impositivi presupposti, notificati solo al contribuente in bonis, poi dichiarato fallito. La decisione della CTR è giustificata dal fatto che la curatela non è stata messa nelle condizioni di esercitare le azioni di tutela della massa di creditori e «l’atto impositivo notificato al solo contribuente e non anche al curatore è inefficace nei confronti della curatela e non può esplicare pertanto alcun effetto».

La notifica. La questione posta in sede di cassazione è se la notifica dell’avviso di accertamento al contribuente in bonis sia idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento dichiarato in pendenza del relativo termine, al quale sia notificata solo la cartella di pagamento, con l’effetto di rendere opponibile alla massa di creditori la definitività dell’atto impositivo non impugnato, ai fini della ammissione al passivo del credito tributario concorsuale, in vista della sua eventuale soddisfazione nella successiva fase di ripartizione dell’attivo.

Il curatore non è successore del fallito. Per tutta la durata della procedura il fallito perde la legittimazione a disporre del patrimonio acquisito al fallimento, la cui amministrazione e gestione viene assunta dagli organi della procedura ed in primis dal curatore. Tale situazione viene inquadrata in dottrina nello schema della sostituzione, che comporta una scissione tra titolarità e legittimazione. A ragione di ciò, principi giurisprudenziali (come Cass. SS.UU. n. 8879/90 e, più di recente, Cass. SS.UU. n. 4213/2013) hanno sostenuto che «il curatore è da considerare terzo rispetto agli atti compiuti dal fallito», essendo solo un semplice gestore del patrimonio fallimentare.

Accertamento tributario: la notifica va effettuata anche al curatore. Anche alla luce del fatto che il fallito abbia una legittimazione processuale concorrente rispetto a quella del curatore, l’accertamento di tributi deve essere notificato non solo al curatore, ma anche al fallito, il quale rimane il soggetto passivo del rapporto tributario. Comportando ciò, specularmente, l’inefficacia dell’accertamento fiscale qualora questo sia notificato solo al fallito e non anche al curatore del fallimento.
Risulta decisivo, ad avviso del Collegio, che, ex art. 100 c.p.c., l’interesse concreto e attuale del curatore ad agire, mediante impugnazione dell’avviso di accertamento, insorge solo a fronte della manifestazione della volontà dell’amministrazione finanziaria di insinuarsi al passivo fallimentare, la quale non può certo desumersi dalla precedente notifica dell’avviso al contribuente in bonis, sia perché questa assolve tutt’altra funzione, sia perché, sino a quando la pretesa tributaria non venga espressamente azionata nei confronti della massa con la domanda di ammissione al passivo, il curatore non sarebbe nemmeno legittimato a tutelarne gli interessi.

Conclusioni. Alla luce di quanto analizzato nella motivazione della sentenza, la Corte respinge le censure mosse, in quanto la pronuncia impugnata ha legittimamente escluso che, in forza di un preteso subentro automatico del curatore al fallito, la notifica dell’avviso di accertamento effettuata al contribuente in bonis sia idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza di detto termine, ed in ultima analisi che l’intervenuta definitività dell’atto medesimo sia opponibile alla massa di creditori, ritenendo invece necessario che il curatore sia messo direttamente in condizione, tramite notifica a lui indirizzata, di esercitare le azioni a tutela della massa di creditori.

(Fonte: www.ilfallimentarista.it)