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COMUNITARIO e INTERNAZIONALE

tasse e tributi | 30 Settembre 2020

La normativa nazionale può limitare l’utilizzo dei contanti per il pagamento dei debiti pecuniari?

di La Redazione

Le conclusioni dell’avvocato generale nelle cause riunite C-422/19 e C-423/19 pongono in luce le specifiche competenze dell’Unione europea e degli Stati membri in relazione alla politica monetaria, nonché il concetto di corso legale delle banconote in euro, precisando se, e a quali condizioni, l’Unione e gli Stati membri la cui moneta è l’euro possano introdurre normative limitanti l’utilizzo dei contanti quale mezzo di pagamento dei debiti pecuniari.  

(Avvocato Generale CGUE, conclusioni 29 settembre 2020, C-422/19 e C-423/19)

Nelle conclusioni dell’avvocato generale depositate il 29 settembre 2020 relative alle cause riunite C-422/19 e C-423/19, si sottolinea che il diritto dell’Unione sancisce un obbligo di principio relativo all’accettazione del contante in euro per l’estinzione dei debiti pecuniari; tuttavia, nell’esercizio di competenze diverse da quella inerente alla politica monetaria e a determinate condizioni, è possibile limitarne l’utilizzo per motivi di interesse pubblico (ECLI:EU:C:2020:756).

 

Il caso. Due cittadini tedeschi offrivano il pagamento del canone radiotelevisivo a cui erano tenuti in contanti all’organismo di radiodiffusione, il quale, però, respingeva le offerte di pagamento ed inviava loro le ingiunzioni di pagamento. Tale rifiuto si fondava sul regolamento delle procedure di pagamento dei canoni televisivi, il quale escludeva la possibilità di corrispondere quanto dovuto in contanti.

I due cittadini impugnavano allora le suddette ingiunzioni dinanzi alla Corte amministrativa federale, sostenendo che tanto il diritto nazionale quanto quello dell’Unione europea sanciscono un obbligo incondizionato ed illimitato di accettare banconote in euro come strumento di estinzione dei debiti pecuniari, obbligo che potrebbe essere limitato solo con un accordo tra le parti ovvero per via di un’autorizzazione legale in tal senso.

 

Il quesito. La Corte amministrativa federale tedesca considera l’esclusione della possibilità di pagare il canone in contanti contraria alla Legge sulla banca centrale tedesca, la quale stabilisce che le banconote in euro abbiano corso legale «illimitato».

Tuttavia, il giudice si chiede se la suddetta disposizione sia conforme con la competenza esclusiva dell’Unione europea circa la politica monetaria e se non contenga il diritto dell’Unione stesso un divieto nei confronti degli enti pubblici degli Stati membri di rifiutare l’adempimento mediante banconote in euro di un’obbligazione pecuniaria. Infine, il medesimo si interroga sulla possibilità per gli Stati membri di imporre normative nazionali che limitino l’utilizzo del contante.

 

Le conclusioni dell’avvocato generale. In risposta ai quesiti esposti, l’avvocato generale rileva innanzitutto la competenza esclusiva dell’Unione europea circa la politica monetaria, la quale non si limita alla definizione e conduzione della stessa dal punto di vista operativo, ma si estende a tutte quelle competenze e poteri utili alla creazione e al buon andamento della moneta unica. Da ciò consegue che, per non sconfinare nell’ambito di competenza esclusiva attribuito all’Unione, uno Stato membro ha la facoltà di adottare una normativa nazionale che non vada a disciplinare il corso legale delle banconote in euro, bensì costituisca una regolamentazione dell’organizzazione e del funzionamento dell’amministrazione pubblica che stabilisca un obbligo in capo ad essa di accettare pagamenti in contanti da parte dei suoi amministrati.

 

Il concetto di corso legale delle banconote in euro. Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale precisa altresì che la nozione di corso legale delle banconote va intesa nel senso che da essa non deriva un obbligo di principio di accettare banconote da parte del creditore a fronte dell’adempimento di un’obbligazione di pagamento, salvo due eccezioni: la prima, qualora le parti abbiano convenuto un mezzo di pagamento diverso dal contante, la seconda, nel caso in cui l’Unione europea o altro Stato membro abbiano adottato una normativa che limiti l’utilizzo delle banconote in euro quale mezzo di pagamento per ragioni di interesse pubblico. Tali limitazioni, però, non devono condurre di fatto ad un’abolizione completa delle banconote in euro.

Per finire, l’avvocato generale aggiunge che l’Unione non prevede alcun diritto assoluto al pagamento in contanti in tutti i casi, «ma che il valore di corso legale attribuito al contante può avere una connessione diretta con l’esercizio di diritti fondamentali nei casi in cui l’uso del contante funzioni da elemento di inclusione sociale», precisando che vige comunque l’obbligo di prevedere misure adeguate a far sì che le «persone vulnerabili» che non abbiano accesso ai servizi finanziari di base possano comunque adempiere le proprie obbligazioni senza oneri aggiuntivi, a maggior ragione quando si tratti di obbligazioni aventi natura pubblica.