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privacy | 02 Dicembre 2020

Wi-Fi pubblico gratuito, mancata rettifica dei dati errati e diritto all’oblio: le ultime attività del Garante Privacy

di La Redazione

Con la newsletter n. 470 del 1° dicembre 2020, il Garante Privacy rende note le ultime attività svolte, riferendosi, in particolare, al parere reso all’AGID sullo schema di Linee guida sul Wi-Fi pubblico gratuito, alla sanzione di 50mila euro comminata al Ministero dell’Interno per la mancata rettifica di dati personali da parte della Questura e al diritto all’oblio.

Nella newsletter n. 470 del 1° dicembre 2020, il Garante per la protezione dei dati personali fa il punto sulle questioni di seguito indicate.

 

In primo luogo, il Garante chiede all’Agenzia per l’Italia Digitale maggiori tutele per gli utenti in vista delle Linee guida sul Wi-Fi pubblico, e in particolare:
- misure di sicurezza per evitare accessi alle reti interne della Pubblica Amministrazione;
- divieto di tracciamenti non necessari degli utenti;
- conservazione a tempo dei dati;
- maggiore trasparenza.
Così facendo, l’AGID potrà integrare lo schema delle suddette Linee guida adeguandosi alle disposizioni del Regolamento UE e del Codice Privacy. Inoltre, si aggiunge che il servizio Wi-Fi free pubblico potrà essere offerto anche ai turisti tramite le strutture alberghiere, nel rispetto delle indicazioni contenute nel parere.

 

Il Garante Privacy commina al Ministero dell’Interno una sanzione di 50mila euro a seguito di una mancata rettifica dei dati personali di una donna da parte della Questura. Nello specifico, quest’ultima aveva comunicato in modo errato a vari uffici il contenuto di un provvedimento di ammonimento ma, nonostante la richiesta di rettifica, lo aveva corretto solo dopo l’apertura di un procedimento formale da parte del Garante.
Tale procedura configura un trattamento illegittimo per violazione del diritto alla rettifica tempestiva dei dati personali sbagliati senza giustificato motivo e, per tale ragione, tenendo conto della collaborazione poi fornita dalla Questura, l’Autorità ha applicato nei confronti del Ministero (quale titolare del trattamento) la sanzione minima di 50mila euro, oltre a suggerire di valutare l’opportunità di promuovere idonee iniziative formative nei confronti del personale della Polizia di Stato in tal senso.

 

Infine, in tema di diritto all’oblio, il Garante Privacy ha dichiarato fondati due reclami presentati contro Google finalizzati alla rimozione degli url dagli articoli reperibili facendo una ricerca online con i nominativi dei reclamanti. A tal proposito, il Garante ha chiarito che «la perdurante reperibilità in rete degli articoli associati ai nominativi dei reclamanti crea un impatto sproporzionato sui loro diritti, non bilanciato da un interesse pubblico a conoscere notizie che non hanno avuto alcun seguito giudiziario a loro carico».