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riforma costituzionale | 23 Settembre 2020

Passa il taglio dei parlamentari: e adesso cosa succede?

di Giuseppe Marino - Avvocato e Dottore di ricerca in Giustizia costituzionale

Con il referendum costituzionale del 20-21 settembre, gli italiani hanno confermato il c.d. taglio dei parlamentari, già approvato in doppia lettura dalle Camere, con il 69,64% di voti favorevoli (a fronte del 30,36% di contrari) ed una partecipazione del 53,84% degli aventi diritto. La riforma appena approvata, a sua volta, è destinata ad innescare l’avvio di alcune importanti revisioni delle norme costituzionali, della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari.

Taglio dei parlamentari: perché il referendum? Il referendum costituzionale che si è appena tenuto si inserisce nell’ambito del procedimento di revisione costituzionale disciplinato dall’art. 138 Cost.. Il testo della legge recante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, infatti, è stato approvato, in seconda lettura, nelle sedute dell’11 luglio 2019 (Senato) e dell’8 ottobre 2019 (Camera) a maggioranza assoluta; non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera, un quinto dei senatori ha potuto richiedere il referendum confermativo. Si è trattato del quarto referendum costituzionale nella storia della Repubblica Italiana.

 

Il quesito referendario. Agli elettori è stato chiesto di approvare, o meno, la proposta di revisione costituzionale comportante:

- la riduzione del numero dei deputati della Camera da 630 a 400, con contestuale riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero da 12 a 8 (art. 56 Cost.);

- la riduzione del numero dei senatori da 315 a 200, con contestuale riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero da 6 a 3 e riduzione del numero minimo di senatori per ogni Regione da 7 a 3, lasciando fermi i 2 senatori per il Molise e 1 senatore per la Valle d’Aosta (art. 57 Cost.)

- la riduzione a 5 del numero complessivo dei senatori a vita in carica nominati dal Presidente della Repubblica (art. 59).

 

Le ragioni del sì. I sostenitori della riforma hanno evidenziato i seguenti argomenti:

- il taglio di deputati e senatori determina una significativa riduzione dei costi della politica, con un risparmio complessivo di oltre 80 milioni di euro annui;

- il minor numero di parlamentari consente una maggiore efficienza del funzionamento delle Camere;

- si rimedia ad una composizione delle Camere oramai anacronistica e superata, risalente al 1963, quando non erano ancora in funzione i consigli regionali (nei quali siedono attualmente 884 componenti) ed il parlamento europeo (al quale partecipano 76 italiani, su un totale di 751 deputati) non era designato direttamente dal corpo elettore. Senza contare che, negli ultimi decenni, le competenze del legislatore nazionale si sono significativamente ridotte per effetto, da un lato, del rilevante ampliamento della potestà legislativa regionale operata dalla riforma del Titolo V, e, dall’altro lato, dalla progressiva cessione di sovranità in favore delle istituzioni europee;

- viene accresciuta la trasparenza della vita politica, considerato che il ridotto numero di parlamentari dovrebbe favorire il controllo ed il giudizio dei cittadini nei loro confronti;

 

E quelle del no. I contrari alla riforma hanno, invece, sostenuto che:

- i risparmi derivanti dalla riduzione dei parlamentari sarebbero irrisori e, comunque, del tutto trascurabili;

- la riduzione del numero dei parlamentari nuocerebbe alla rappresentatività delle Camere, atteso che, aumentando il numero di abitanti per ogni parlamentare, si acuirebbe ulteriormente la distanza tra gli elettori ed i loro rappresentanti. Inoltre, la riduzione del numero dei senatori avrebbe effetti distorsivi, incidendo in misura disomogenea sul territorio nazionale, a scapito dei territori più piccoli: ed infatti, a fronte di una riduzione complessiva del 36,5% %, Regioni come l’Umbria e la Basilicata subirebbero un taglio del 57% dei seggi senatoriali;

- il miglioramento dell’efficienza delle Camere non sarebbe un effetto automatico del minor numero di parlamentari, dipendendo, piuttosto, dai meccanismi del processo legislativo, lasciati invariati dalla riforma. Senza contare che la riduzione degli eletti, non accompagnato da una modifica dei regolamenti parlamentari, creerebbe non poche difficoltà al funzionamento delle commissioni, se non addirittura la loro paralisi.

 

Vittoria del sì…e adesso? Con la netta vittoria del sì, la riforma costituzionale è, oramai, diventata legge. Tuttavia, al fine di salvaguardare la legislatura in corso, la riduzione del numero dei parlamentari scatterà a partire dal primo scioglimento o dalla prima cessazione delle Camere successiva all'entrata in vigore della legge di revisione costituzionale.

Nel frattempo, l’attuale Parlamento sarà chiamato ad adottare una serie di misure volte a rendere la nuova composizione degli organi elettivi coerente con le norme costituzionali, la legislazione elettorale ed i regolamenti parlamentari, evitando le incongruenze e le distorsioni già segnalate anche dai sostenitori del no.

 

La legge elettorale. Ancora una volta, il sistema elettorale è destinato a diventare lo snodo principale delle riforme istituzionali e, verosimilmente, terreno di scontro politico. A detta delle principali forze parlamentari e della maggioranza dei commentatori, il taglio dei parlamentari mal si concilia con una disciplina elettorale, quale quella del c.d. Rosatellum, che prevede l’attribuzione di circa il 37% dei seggi tramite un meccanismo maggioritario in collegi uninominali e dei restanti seggi mediante un sistema proporzionale con liste bloccate e sbarramento al 3%. In particolare, è stato segnalato che il considerevole aumento della dimensione dei collegi uninomiali derivante dalla riduzione del numero dei parlamentari avrebbe pesanti effetti negativi per la rappresentanza, attenuando considerevolmente la relazione dell’eletto con il territorio. A fronte di tale situazione, il dibattito politico, al momento, si è orientato verso un ritorno al sistema proporzionale, puro o con soglie di sbarramento più o meno alte.

Ad oggi, è stato adottato in commissione Affari costituzionali un testo base, volto ad introdurre un sistema interamente proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, anche se non è escluso che tale soglia possa essere abbassata nei prossimi mesi al 3 o 4%, come richiesto dalle forze minori dell'attuale compagine governativa. In ogni caso, si tratta di una materia sulla quale le valutazioni politiche saranno destinate ad incidere in misura preponderante rispetto a quelle prettamente tecniche.

In ogni caso, indipendentemente dal dibattito sui collegi uninominali e sulle soglie di sbarramento, è stata segnalata la necessità di ovviare, per il Senato, alla riduzione della rappresentanza nelle Regioni medie e piccole, che, in alcuni casi, rischiano, sulla base dell’attuale disciplina elettorale, di essere rappresentate solo dalle prime due forze politiche.

 

I correttivi costituzionali. A fronte dei segnalati effetti distorsivi sulla composizione e sulla rappresentanza del Senato, è stato proposto, innanzitutto, di uniformare i requisiti dell’elettorato attivo (art. 56 Cost.), abbassando da 25 a 18 anni l’età minima per il voto, così da ridurre – almeno in linea teorica – il rischio che dalle urne possano uscire due maggioranze diverse per i due rami del Parlamento. Questo correttivo, peraltro, è stato già approvato, in prima lettura, da Camera e Senato.

Ma soprattutto è stato proposto (cfr. disegno di legge c.d. Fornaro) di eliminare l’elezione del Senato “su base regionale” (art. 57 Cost.), così da permettere la costituzione di circoscrizioni pluriregionali ed evitare (o, quantomeno, ridurre) i segnalati effetti distorsivi sulla rappresentanza.

Da ultimo, non si può escludere che il Parlamento decida di rivedere il bicameralismo perfetto, differenziando compiti e prerogative delle due Camere, con l’obiettivo di salvaguardare e, auspicabilmente, migliorare la funzionalità del Parlamento “a ranghi ridotti”.

 

I regolamenti parlamentari. Il taglio dei parlamentari dovrà sicuramente essere accompagnato da una riforma dei regolamenti parlamentari, attualmente tarati sulla precedente composizione delle Camere. In particolare, al fine di evitare situazioni di stallo e garantire la regolarità dei lavori, occorrerà intervenire sulla composizione delle commissioni, delle giunte, delle presidenze, dei gruppi parlamentari e sui quorum delle votazioni.