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Elezioni | 14 Agosto 2020

Taglio dei parlamentari e referendum costituzionale: la Consulta dichiara inammissibili i ricorsi

di La Redazione

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili quattro ricorsi proposti per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato in relazione al taglio dei parlamentari ed all’election day.  

(Corte Costituzionale, ordinanza n. 198/20; depositata il 13 agosto)

(Corte Costituzionale, ordinanza n. 197/20; depositata il 13 agosto)

(Corte Costituzionale, ordinanza n. 196/20; depositata il 13 agosto)

(Corte Costituzionale, ordinanza n. 195/20; depositata il 13 agosto)

Con un comunicato stampa del 12 agosto 2020, la Corte Costituzionale ha anticipato le ragioni per cui sono stati dichiarati inammissibili i quattro conflitti di attribuzioni tra poteri dello Stato in relazione al taglio dei parlamentari e al relativo referendum costituzionale. Nello specifico, i conflitti tra poteri sono stati sollevati dal Comitato promotore del referendum, dalla Regione Basilicata, da un senatore e dall’Associazione +Europa.

 

Le relative ordinanze sono state depositate il giorno successivo ed esplicano le ragioni per cui la Consulta ha ritenuto inammissibili i ricorsi, ovvero:

- il difetto di legittimazione attiva per quanto riguarda il ricorso presentato dal Comitato promotore del referendum sul testo di legge costituzionale inerente al taglio dei parlamentari (ordinanza n. 195/2020);

- esclusa la legittimazione soggettiva anche per la Regione Basilicata, in quanto il testo dell’art. 134 Cost. esclude la stessa in relazione agli enti territoriali, considerando che essi non possono definirsi poteri dello Stato (ordinanza n. 198/2020);

- confusa ed incoerente, invece, l’esposizione della critica alla riforma costituzionale, alla legge elettorale, all’utilizzo dei decreti legge e al relativo procedimento di conversione, oggetto del ricorso presentato dal senatore nei confronti del Senato, del Governo e del Presidente della Repubblica (ordinanza n. 197/2020);

- difetto di legittimazione anche dell’Associazione +Europa, che contestava la previsione contenuta nel d.l. n. 26/20 relativa alla riduzione ad un terzo del minimo di sottoscrizioni richiesto per presentare liste e candidature alle elezioni regionali. In quanto partito politico, infatti, essa non ha natura di potere dello Stato (ordinanza n. 196/2020).