POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
lunedì 06 aprile 2020
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
AMMINISTRATIVO

decreto coronavirus | 26 Marzo 2020

Brevissime considerazioni sulla sospensione dei termini relativi ai procedimenti sui ricorsi amministrativi (tra gli artt. 84 e 103 del d.l. n. 18 del 2020)

di Maria Alessandra Sandulli - da lamministrativista.it

Nel tourbillon di riflessioni, linee applicative e commenti sulle nuove regole dell’emergenza per il “processo” amministrativo (su cui si v. già i Vademecum di M.A. Sandulli pubblicati su lAmministrativista.it) sembra essersi persa di vista una questione importante: gli effetti del d.l. 18/2020 sui ricorsi amministrativi.  

Nel tourbillon di riflessioni, linee applicative e commenti sulle nuove regole dell’emergenza per il “processo” amministrativo (su cui v. già i contributi di M. A. Sandulli, pubblicati nella sezione “Speciale Coronavirus” su lamministrativista.it) sembra essersi persa di vista una questione importante: gli effetti del d.l. 18/2020 sui ricorsi amministrativi.

 

L’art. 84, pur facendo generico riferimento alla “giustizia amministrativa”, si occupa unicamente del “processo amministrativo”, ovvero della tutela “giurisdizionale” davanti agli organi del complesso TAR-Consiglio di Stato e, dunque, nulla dice sui ricorsi amministrativi ordinari, né, nonostante le recenti tendenze alla sua assimilazione ai rimedi giurisdizionali [Nonostante le condivisibili perplessità espresse dalla migliore dottrina (per tutti, A. Travi, Lezioni di giustizia amministrativa, XIII ed., Torino, 2019), dopo le modifiche introdotte dalla legge n. 69 del 2009 – che hanno reso vincolante il parere del Consiglio di Stato e hanno consentito che in quella sede vengano sollevate questioni di legittimità costituzionale – la giurisprudenza (anche della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale) tende tuttavia sempre di più ad assimilare il ricorso straordinario a un rimedio giurisdizionale (cfr. per tutte le sentenze C. cost. n. 24 del 2018 e Cass., sez. un., nn. 23464 del 2012 e 1413 del 2019)], a quello straordinario.
I ricorsi amministrativi, anche quello straordinario, sono, invero, tuttora disciplinati dal d.P.R. n. 1199 del 1971 e, a conferma della loro natura “non giurisdizionale”, non sono soggetti alla sospensione dei termini “processuali” nel periodo feriale ai sensi dell’art. 54 c.p.a., non sono trattati in udienza pubblica e sono sempre definiti con un atto amministrativo.
In ogni caso, i relativi termini non possono, letteralmente, essere ricondotti a quelli “relativi al processo amministrativo” cui fa riferimento la sospensione – eccezionale e perciò tassativa – disposta dal primo comma dell’art. 84 del d. l. n. 18.

 

Le Direttive emanate il 19 marzo scorso dal Presidente del Consiglio di Stato sull’applicazione dell’art. 84 (v. I “primi chiarimenti” del Presidente del Consiglio di Stato sul "Decreto cura Italia") nel paragrafo 6, dedicato alle “altre disposizioni organizzative”, precisano, al pt. 4., che “non sono sospese le trattazioni delle questioni affidate alle sezioni consultive, salva la possibilità per i presidenti di disporre il rinvio a data successiva al 30 giugno 2020, e fermo il loro svolgimento anche da remoto per uno o più componenti e per il segretario”, ma non danno specifiche indicazioni sul tema del termine a ricorrere.
È però indubbio che, in un sistema che consente, di norma, in alternativa al ricorso giurisdizionale, l’utilizzo del rimedio del ricorso straordinario, sarebbe una inaccettabile ingiustizia consentire solo per il primo la sospensione dei termini per la proposizione del ricorso. Mentre l’inapplicabilità al ricorso straordinario della sospensione dei termini nel periodo feriale è fatto noto e come tale previamente valutabile, l’emergenza COVID-19 ha, per tutti i ricorsi, lo stesso effetto e lo stesso grado di eccezionalità e imprevedibilità. Un sistema che non consentisse a quanti, confidando nella maggiore ampiezza del termine per agire con il rimedio giustiziale “straordinario”, si siano trovati – per una causa eccezionale di forza maggiore come è la pandemia da COVID-19 – nel periodo emergenziale di blocco delle attività dopo aver già consumato i termini per agire in via giurisdizionale, il diritto di fruire di garanzie di “sospensione dei termini” analoghe a quelle riconosciute per i ricorsi giurisdizionali si presterebbe a facili censure di illegittimità costituzionale.

 

La soluzione è però probabilmente rinvenibile nell’art. 103 del d.l. n. 18.
Sotto il titolo “Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza”, l’art. 103 dispone infatti al comma 1 con formula generalissima che, “ai fini del computo dei termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati [a decorrere] successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020”.
Tra i termini “propedeutici” rientrano logicamente anche quelli entro i quali l’amministrato che voglia esperire tali rimedi deve presentare il ricorso.
Ferma quindi l’applicabilità della disposizione ai ricorsi “ordinari” – ricorsi gerarchici (propri e impropri) e ricorsi in opposizione – di cui non è mai stata messa in dubbio la natura amministrativa, sembra possibile affermare che essa valga anche per il ricorso straordinario.
Proprio il limitato riferimento dell’art. 84 ai “termini relativi al processo amministrativo” e l’irragionevolezza di un sistema che non garantisse la sospensione anche di quelli per proporre ricorso straordinario, in una con l’indubbia difficoltà di negare, a Costituzione invariata, la natura amministrativa del procedimento che esso instaura, rendono invero ragionevole tale chiave di lettura, con conseguente “sospensione” dei relativi termini dal 23 febbraio al 15 aprile 2020.

 

Non si può tuttavia non segnalare la distonia tra l’inizio del periodo di sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi e quello del periodo di sospensione dei termini processuali. L’anomalia, forse astrattamente giustificabile sul piano generale, lo è sicuramente meno con riferimento agli effetti che essa crea sulla decadenza dalla facoltà di agire in sede giurisdizionale (per cui la sospensione opera dal l’8 marzo) e straordinaria (per cui invece opererebbe dal 23 febbraio).
Il tema è particolarmente delicato e rischia di essere aggravato nel caso in cui anche i prossimi provvedimenti legislativi prevedessero tempi diversi di sospensione per i termini procedimentali e per quelli processuali, senza espressamente disciplinare il regime dei ricorsi amministrativi.

 

(Fonte: lamministrativista.it)

 

Clicca qui per consultare la sezione dedicata al decreto Coronavirus