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AMMINISTRATIVO

PAT - giurisprudenza | 13 Luglio 2015

Quando il processo amministrativo è validamente instaurato se il ricorso è notificato via PEC e per posta?

di Giulia Milizia

La sentenza annotata ha il pregio di fare un sunto approfondito del già denunciato contrasto sulla validità del ricorso amministrativo via PEC, chiarendo come conteggiare il termine per ritenere il processo validamente instaurato. Nella fattispecie, il TAR Campania, smentendo la sua precedente giurisprudenza costante, aderisce alla tesi secondo cui l’atto notificato via PEC è «tamquam non esset» e perciò il termine di 15 giorni, ex artt.119 e 120 c.p.a., per il deposito del ricorso e la valida instaurazione del giudizio, si conteggerà non dalla data dell’ultima notifica via PEC, bensì da quella dell’ultima via posta e/o raccomandata a/r.

(TAR Campania, sez. VI, sentenza n. 3467/15; depositata il 1° luglio)

È quanto sancito dal TAR Campania, sez. VI, n. 3467, depositata il 1° luglio 2015.
Il caso. È un ricorso contro la provvisoria aggiudicazione ad una terza ditta di un appalto per la gestione dei rifiuti e per i servizi di igiene urbana. Tra i vari motivi (carenza di requisiti tecnico-economici, assenza di ragione sociale, invalidità delle referenze bancarie etc.), il più rilevante è l’eccezione dei convenuti circa la tardività del ricorso, perché depositato oltre il termine di legge conteggiato dall’ultima notifica via PEC.
Per il TAR, malgrado l’inesistenza del ricorso notificato via PEC, come sopra esplicato, il giudizio era validamente instaurato: si deve considerare la data dell’ultima notifica via posta e/o raccomandata a/r. Erano quindi stati rispettati i termini di legge. Il ricorso ed i motivi aggiunti sono stati comunque respinti per infondatezza.
Quando si perfeziona l’atto inviato via PEC? Il comma 3 bis aggiunto dalla l. n. 114/14 all’art 16 quater d.l. n. 179/12, sulle disposizioni per l’effettività del processo telematico,« ha escluso l’applicabilità al processo amministrativo dei precedenti commi 2 e 3, inclusi nella l. n. 53/94 all’art. 3 bis». Quest’ultimo comma chiarisce che la notifica via PEC si perfeziona «per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall'art. 6, comma 1, DPR 68/05, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall'art. 6, comma 2» dello stesso.
Notifica via PEC: sì ... Queste stesse norme, l’art. 25 , l n. 183/11, la l. n. .263/05 ed il DPR n. 69/05 (il regolamento recante disposizioni per l'utilizzo della PEC, approvato, ex art. 27, l n. 3/03) convalidano questa forma di notifica (TAR Campania 923/15, Calabria 183/15- la considera valida da tempo a prescindere dall’attuazione delle regole tecniche- e Lazio 11808/14). Non è del tutto contraria alla validità del ricorso, come invece riportato in questa decisione, la sentenza del TAR Veneto 369/15: ha introdotto, anzi, una terza tesi intermedia in cui la costituzione di controparte sana ogni vizio.
 … e no. Ogni tipo di processo (civile, penale, amministrativo, tributario, innanzi alla Corte dei Conti) richiede proprie norme amministrative specifiche (TAR Calabria cit.), perciò non si può rinviare a quelle per il PCT (d.m. n. 44/11, provvedimenti del 8/7/11 e 16/4/14), anche se l’art. 39, comma 2, c.p.a prevede che le notifiche si facciano secondo le norme del c.p.c.: sono disposizioni che «discendono da provvedimenti adottati dal Ministro della Giustizia e quindi da una fonte regolamentare interna all’amministrazione della giustizia ordinaria, e non possono certo ascriversi al rango delle “leggi speciali” applicabili in virtù» di tale rinvio. Le fonti regolamentari per adottare tali regole si desumono dagli artt. 15 e 13 c.p.a.. Infatti, «l’organizzazione del sistema informativo della giustizia amministrativa» e lo stesso processo amministrativo hanno una loro peculiarità ed una loro autonomia necessitando di regole specifiche per assicurare il corretto funzionamento del sistema, «la certezza e sicurezza nella trasmissione ed acquisizione dei dati, l’accessibilità e completezza dei registri pubblici per la verifica dell’esattezza degli indirizzi PEC utilizzati». Infine il d.p.c.m. del 14/11/14, per quanto stabilito dal d.lgs n. 82/05 (c.d. codice della amministrazione digitale), disciplina «la digitalizzazione delle P.A. e dei soggetti ad esse equiparati», ma non il processo. Si noti che la giurisprudenza sinora maggioritaria e costante ribadisce la validità delle comunicazioni di segreteria via PEC, ma non anche della notifica dei ricorsi in assenza dell’autorizzazione ex art. 52 comma 2 c.p.a. (Cds, A.P. n. 33/14, TAR Lazio 396/15 e Pescara 49/15). Il ricorso, perciò, è inesistente.
Sì alle referenze rilasciate da un intermediario autorizzato ex art. 106 TUB. È una facoltà espressamente prevista dall’art.41, d.lgs. n. 163/06 (CdA) che lo equipara ad una banca. Né il bando, né il disciplinare di gara, quali leggi speciali, poi, prevedevano che le autorizzazioni dovessero essere tassativamente due a pena di esclusione. L’art.46, comma 1 bis CdA (Cause di esclusione), introdotto dall’art.4 d.l. n. 70/11, chiarisce che «sono da considerarsi validamente apposte le sole clausole dei bandi di gara che prevedono adempimenti a pena di esclusione, anche se di carattere formale, che siano conformi ai tassativi casi contemplati dal medesimo comma, nonché dalle altre disposizioni del codice dei contratti pubblici, del regolamento di esecuzione e delle leggi statali» (CdS, A.P. n. 9/14). Infondate ed improbate anche le altre censure sui requisiti tecno-economici.
Quando è opponibile la normativa antimafia? Per l’art. 46, gli oneri in materia di protocolli di legalità e di normativa antimafia vigono solo per chi partecipa e/o concorre al bando. Ergo, saranno opponibili all’aggiudicataria ed all’eventuale ausiliaria, indipendentemente dalla sua formale accettazione, solo dopo la stipula del contratto di appalto come previsto dalla giurisprudenza costante (CdS, n. 7592/09, 2756 e 435/05; TAR Campania, n. 1543/14 e n. 3910/06).