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giustizia | 23 Ottobre 2013

La favoletta di «CONTRIBUTOUNIFICATO» e «MARCADAOTTO»

di Andrea Bulgarelli - Avvocato

Due anziani genitori (La Signora Camera e il Signor Senato), che avevano già generato molti figli, diversi dei quali con dei problemi congeniti che impedivano loro di far capire quello che volevano dire, furono un giorno colpiti da un grave lutto...

Persero infatti una delle loro figlie più grandi che avevano chiamato Marcadabollosugliattigiudiziari.
La nascita. Fortunatamente la Signora Camera era già incinta di una nuova creatura, un maschietto, che per un gioco del destino venne alla luce proprio il giorno in cui morì Marcadabollosugliattigiudiziari.
Mentre l’ostetrica stava tagliando il cordone ombelicale del nuovo nato notò però che nel ventre della Signora Camera vi era un secondo esserino del quale le ecografie non avevano mai rivelato l’esistenza.
Si trattava di una femmina, molto gracile e minuta, che venne tuttavia subito accolta con gioia dai genitori.
Ai nuovi nati venne rispettivamente imposto il nome di Contributounificato e Marcadaotto.
Con gli anni, grazie alle cure e all’impegno dei genitori, Contributounificato crebbe a tal punto da divenire addirittura obeso.
Marcadaotto, invece, rimase minuta e gracilina, fors’anche perché tutte le attenzioni di Camera e Senato erano rivolte al fratello maggiore che dava le maggiori soddisfazioni.
Nonostante ciò i fratelli si volevano un gran bene, erano molto uniti e non volevano mai essere separati.
I genitori, nonostante fosse illogico che un maschietto e una femminuccia stessero sempre insieme – nonostante alcune critiche e lamentele del Paese in cui vivevano – assecondarono questa loro volontà e lasciarono che dove andava Contributounificato ci fosse anche Marcadaotto.
Passarono gli anni ma Marcadaotto continuava a sembrare molto più piccola dell’età che aveva.
Le cure. I genitori preoccupati che Marcadaotto fosse affetta da una grave malattia decisero allora di rivolgersi a un medico specializzato in cure della crescita.
Fu così che tramite l’anziano medico condotto del paese in cui vivevano, il dott. Monti, che in tarda età aveva anche scritto un saggio proprio sui problemi della crescita dal titolo DecretoCrescItalia (stampato addirittura in due edizioni) la coppia venne messa in contatto con lo specialista dott. Letta.
Sull’efficacia delle cure del dott. Letta vi erano nel Paese opinioni discordanti, ma i più erano gli scettici.
Nessuno dei suoi precedenti interventi si era infatti rivelato risolutivo dei problemi dei malati che aveva preso in cura.
Alcuni dicevano anche che non sapesse fare le diagnosi e che pertanto sbagliasse poi le cure.
Vi era poi anche chi insinuava facesse addirittura parte di una setta di maghi che si riunivano ogni anno in splendide ville per scrutare e influenzare i destini del mondo.
I genitori di Marcadaotto, non sapendo però più a che Santo rivolgersi, dopo alcuni tentennamenti, decisero ciononostante di riporre la loro fiducia nel Dott. Letta affidandogli la loro figlioletta Marcadaotto.
Il dott. Letta si mise subito al lavoro per trovare una cura per la piccola Marcadaotto approfondendo gli studi sul nanismo e le malattie della crescita in genere.
Sull’argomento scrisse addirittura un libro che intitolò Decretodelfare, di cui si dice stia addirittura preparando una seconda edizione, nonostante il primo non sia stato accolto con molto favore dalla comunità scientifica.
L’impresa era ardua e il Dr. Letta fu più volte sul punto di rinunciare all’incarico o di essere congedato dai genitori di Marcadaotto che non vedevano progressi.
Anche nel Paese iniziava a montare un certo scetticismo e insoddisfazione per quel dottore che non stava risolvendo i problemi la soluzione dei quali gli era stata affidata.
Il Dott. Letta decise allora di sperimentare sulla piccina una nuova cura compassionevole denominata Leggedistabilità2014.
Somministrò quindi a Marcadaotto 18,20 DDL di tale farmaco.
La crescita. All’improvviso, quando tutti avevano ormai perso le speranze, avvenne l’insperato.
Marcadaotto rispondendo alle cure crebbe improvvisamente.
Le sue dimensioni aumentarono così tanto (più del triplo) che la piccola veniva ormai appellata in Paese col nome di Marcadaventicinque (ma vi anche chi giura che per la gente del porto ella fosse ormai Marcadaventisette).
Il matrimonio. Diventata finalmente grande, Marcadaventicinque venne fatta sposare per procura, senza averlo neanche mai visto, con un giovane che si chiamava Magistratoordinariovincitorediconcorso, detto dagli amici Giudicedinuovanomina.
Si racconta però che non fu un matrimonio felice.
I soldi che il datore di lavoro di Giudicedinuovanomina incassava non si sapeva dove andassero a finire e spesso non erano nemmeno sufficienti a pagargli lo stipendio.
Giudicedinuovanomina finì dunque per farsi mantenere da Marcadaventicinque. I soldi non bastavano mai e la coppia tirava avanti come poteva.
Purtroppo poi il farmaco somministrato dal Dott. Letta risultò anche avere delle (prevedibili) gravi controindicazioni.
Marcadaventicinque manifestò infatti una voracità tale per cui ben presto le risorse del Paese in cui viveva si esaurirono e non erano più sufficienti a soddisfarne l’appetito.
La popolazione venne colpita da una grave crisi e la sofferenza e l’insofferenza crescevano di giorno in giorno.
Attribuendo la responsabilità dell’accaduto ai genitori di Marcadaventicinque e al dott. Letta, giunti allo stremo, un manipolo di impavidi, alla cui testa si narra vi fossero alcuni avvocati del Foro di Cerignola, si riunirono sotto la casa di Camera e Senato e del Dott. Letta chiedendo a gran voce di andarsene per sempre dal Paese portando con sé tutti i loro figli compresi Marcadaventicinque, Contributounificato, Ival22, Irap, Trise, Accise, Irpef e tutti gli altri loro più o meno noti fratelli.
La fuga. Capita la mala parata, per evitare il peggio, Camera, Senato e il Dott. Letta nella notte del 31 ottobre approfittando dei festeggiamenti di Halloween, travestiti chi da vampiro, chi da mummia, chi da zombie, riuscirono a dileguarsi, facendo perdere le proprie tracce.
Non tornarono mai più.
Come se si fosse spezzato un malefico incantesimo, si racconta che da allora il Paese tornò a fiorire e prosperare.
E finalmente vissero tutti, per sempre, felici e contenti.
Amitti merito proprium, qui alienum adpetit.