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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

giustizia penale | 20 Dicembre 2018

Riforma della prescrizione: la reazione delle Camere Penali e il parere del CSM

di La Redazione

A fronte dell’approvazione definitiva della legge anticorruzione, l’Unione delle Camere Penali italiane ha consegnato al Presidente della Repubblica un appello «firmato da 110 docenti di diritto penale, di procedura penale, di diritto costituzionale affinché voglia valutare i profili di incostituzionalità della norma che ha inteso modificare il regime della prescrizione dei reati». Perplessità sul tema sono state espresse anche dal CSM con il parere votato ieri dal plenum.  

L’appello al Presidente della Repubblica. L’Unione dei penalisti ha chiesto al Presidente della Repubblica di «considerare con particolare attenzione i profili di illegittimità costituzionale sottesi alla disposizione del ddl S955 che interviene sull’istituto della prescrizione del reato». Nel dettaglio, «la sospensione sine die dei termini di prescrizione del reato, a seguito della pronuncia di primo grado – sia di condanna che di assoluzione – oltre a frustrare le diverse funzioni della pena che ispirano la ratio estintiva del trascorrere del tempo», si scontra con diversi principi costituzionali, primo tra tutti quello della presunzione di innocenza, ma anche l’inviolabilità del diritto di difesa, la ragionevole durata del processo e la funzione rieducativa della pena.
La lettera inviata al Presidente si conclude con la richiesta di riconsiderare l’intervento normativo nel quadro di una più articolata e complessiva riforma del processo penale.

 

Il parere del plenum del CSM. La legge anticorruzione è stata analizzata anche dal plenum del CSM che, con il parere votato ieri, dopo aver ampiamente ripercorso le caratteristiche e l’evoluzione dell’istituto della prescrizione, sottolinea che «le modifiche introdotte in tema di sospensione della prescrizione non appaiono idonee ad incidere, altresì, sul funzionamento del processo penale accelerandone la conclusione, non contenendo alcuna previsione in tal senso. A sistema giudiziario invariato, non può inoltre escludersi che i gradi di giudizio successivi al primo, all’esito del quale interverrà la causa di sospensione della prescrizione, si svolgano più lentamente che in passato, venendo meno uno dei principali fattori che determinano, di norma, un’accelerazione dei tempi di definizione dei processi, legato al pericolo di prescrizione del reato sub iudice».
Viene inoltre sottolineata la problematica dei procedimenti a “rischio legge Pinto”: il Ministero della Giustizia ha individuato per il 2017 224.602 procedimenti potenzialmente a rischio in primo grado e 110.450 per il grado d’appello. Ne consegue che «l’eventuale allungamento dei processi conseguente alla novella rischierebbe di acuire una problematica già economicamente significativa per lo Stato italiano».
Inoltre, si sottolinea nel parere, «sarebbe auspicabile l’adozione di misure per fronteggiare la peculiarità del sistema processuale italiano, caratterizzato da un enorme numero di processi pendenti nella fase dibattimentale».

 



Qui il parere del plenum del CSM

Qui la lettera inviata dall’Unione delle Camere Penali al Presidente della Repubblica