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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

giustizia penale | 31 Gennaio 2017

La distorsione del processo mediatico è pericolosa: la nota delle Camere Penali

Con una nota della Giunta e dell’Osservatorio Informazione Giudiziaria del 30 gennaio, l’Unione delle Camere Penali Italiane torna a “denunciare” come la distorsione dell’informazione giudiziaria sia un fenomeno che oltrepassa gli aspetti mediatici e sociologici, arrivando ad avere «effetti perversivi» delle dinamiche processuali concrete.

Le preoccupazioni espresse dall’Unione delle Camere Penali con la nota di ieri sui potenziali effetti discorsivi di una non corretta informazione giudiziaria hanno «trovato conforto e riscontro nella relazione del Presidente della Corte di Cassazione, tenuta all’inaugurazione dell’anno giudiziario».

«La diseducazione della pubblica opinione». L’Unione delle Camere Penali, riprendendo le parole del Presidente Canzio, mette in guardia sul fenomeno della presentazione, nell’ambito della pubblica informazione, delle indagini penali «in chiave accusatoria che “ribaltano la presunzione di innocenza dell’imputato” e dunque incidono, o rischiano di incidere, sugli esiti del processo e di condizionare il giudice» sottolineando la «la necessità, di “restaurare le linee del giusto processo”, innanzi al sempre più presente “pre-giudizio costruito nel processo mediatico parallelo”».
In un contesto mediatico in cui l’opinione pubblica si trova di fronte ad un’informazione giudiziaria distorta, si rischia una «deriva nell’accertamento dei fatti». Il fenomeno è ormai arrivato ad oltrepassare i confini degli aspetti meramente mediatici e sociologici ed è giunto ad assumere anche «effetti perversivi» nelle concrete dinamiche processuali.

La preoccupazione dei penalisti. In conclusione, la nota esprime la preoccupazione delle Camere Penali per la portata che tale fenomeno può assumere «nelle dinamiche del “fare giustizia” quotidiano, ed impone pertanto una riflessione collettiva anche da parte di chi ha il nobile compito di fare informazione».



Qui la nota dell’Unione Camere Penali Italiane del 30 gennaio