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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

voto di scambio | 06 Marzo 2015

Scambio elettorale politico-mafioso, in G.U. l’esclusione dai benefici penitenziari

È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo 2015 la l. n. 19/2015, che introduce il divieto di concessione dei benefici ai condannati per il delitto di cui all'articolo 416-ter del codice penale. Tale pubblicazione era attesa a seguito dell’approvazione in sede legislativa e in via definitiva da parte della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, avvenuta giovedì 12 febbraio 2015, della proposta legislativa che esclude, appunto, dai benefici penitenziari le persone condannate per il reato di voto di scambio politico mafioso, fattispecie penale introdotta dalla legge n. 62/2014.

Pubblicazione in G.U.. Dopo l’approvazione in data 12 febbraio 2015, della Commissione Giustizia della Camera del Deputati, è arrivata in Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 53 del 5 marzo 2015, la legge che esclude dai benefici penitenziari i condannati per il reato di cui all’art. 416-ter c.p., il quale determina la punibilità del voto di scambio politico–mafioso.
Entrata in vigore. La legge n. 19/2015, la quale prevede appunto l’esclusione dai benefici penitenziari dei condannati per il reato di voto di scambio elettorale politico-mafioso, entrerà in vigore il 20 marzo 2015.
Divieto di concessione dei benefici penitenziari. Tale legge interviene a modificare il testo dell’art. 4-bis, comma 1, l. n. 354/1975 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà).
Dall’entrata in vigore della l. n. 19/2015, dunque, i responsabili del delitto di voto di scambio politico-mafioso non potranno essere assegnati al lavoro esterno, né potranno accedere ai permessi premio e alle misure alternative, come l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare e la semilibertà, a meno che tali condannati collaborino con la giustizia a norma dell’art. 58-ter, l. n. 354/1975.
Funzioni di pubblico ministero affidate alla Procura distrettuale antimafia. La nuova legge, modifica anche l’art. 51, comma 3-bis, del c.p.p., estendendo alla Procura distrettuale antimafia le funzioni di pubblico ministero nelle indagini preliminari e nel processo di primo grado anche per il reato in questione.



Qui la l. n. 19/2015, G.U. n. 53 del 5 marzo 2015