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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

particolare tenuità del fatto | 04 Marzo 2015

Il legislatore può escludere la punibilità in caso di tenuità del fatto

La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 25, depositata il 3 marzo 2015 ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 529 c.p.p. sollevata dal Tribunale ordinario di Brindisi che avrebbe voluto estendere ai reati di competenza del Tribunale la causa di non procedibilità prevista per gli illeciti di competenza del giudice di pace. Aggiungono, però, i giudici della Consulta che «il legislatore ben può introdurre una causa di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto strutturata diversamente e senza richiedere tutte le condizioni previste dall’art. 34, d.lgs. n. 274/2000, ed è quello che ha fatto con la l. n. 67/2014».

(Corte Costituzionale, sentenza n. 25/15; depositata il 3 marzo)

Con l’art. 1, comma 1, lett. m) della l. n. 67/2014 il legislatore ha conferito al Governo una delega per «escludere la punibilità di condotte sanzionate con la sola pena pecuniaria o con pene detentive non superiori nel massimo a 5 anni, quando risulti la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento». Osservano i giudici della Consulta come «si tratta di una disposizione sensibilmente diversa da quella dell’art. 34, d.lgs. n. 274/2000, perché configura la particolare tenuità dell’offesa come causa di non punibilità, invece che come causa di non procedibilità, con una formulazione che, tra l’altro, non fa riferimento al grado della colpevolezza, all’occasionalità del fatto, alla volontà della persona offesa e alle varie esigenze dell’imputato». Delega che è stata attuata dal Governo il quale, il 1° dicembre 2014 ha approvato uno schema di decreto legislativo che introduce nel codice penale l’art. 131 – bis che prevede i requisiti e definisce l’ambito applicativo dell’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Così esprimono le loro ragioni in merito alla decisione presa con la sentenza n. 25, depositata il 3 marzo 2015 di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 529 c.p.p. sollevata.
Il caso di specie. Il Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Fasano, infatti, avrebbe voluto estendere ai procedimenti penali di competenza del tribunale la formula di esclusione della procedibilità per la particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 34, d.lgs. n. 274/2000, che detta disposizioni sulla competenza del giudice di pace. Osservano i giudici della Corte Costituzionale che però l’ordinanza con cui è stata sollevata la questione non contiene indicazioni sull’esistenza delle condizioni richieste dall’art. 34 per l’applicabilità di tale formula.
A parere del giudice rimettente il furto per cui si procede avrebbe dovuto ritenersi di particolare tenuità e di basso allarme sociale trattandosi di apprensione di merce di modestissimo valore dagli scaffali di un supermercato, ma per i giudici della Consulta ciò non basta per giustificare il proscioglimento a norma dell’art. 34, per la quale non è sufficiente l’esiguità del fatto, ma occorre anche valutare l’occasionalità del fatto, il grado di colpevolezza dell’imputato e il pregiudizio che l’ulteriore corso del procedimento gli può arrecare. Tutti elementi di cui l’ordinanza di rimessione non fa alcun cenno, come, tra l’altro, non fa cenno della mancanza di opposizione, oltre che dell’imputato, anche della persona offesa, che nel giudizio costituisce, invece, una condizione necessaria della causa di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto.
Concludono, quindi, i giudici della Corte Costituzionale sostenendo che è evidente che una causa di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto può essere basata su una fattispecie diversa da quella prevista dall’art. 34, d.lgs. n. 274/2000, ma tale possibilità nel caso in esame non rileva perché il giudice rimettente avrebbe voluto estendere al procedimento davanti al tribunale proprio la fattispecie di cui all’art. 34. A tal fine, però, avrebbe dovuto dare conto dell’esistenza degli elementi che normativamente integrano tale fattispecie, ma non lo ha fatto. La mancanza di motivazione su tale punto, dunque, non ha consentito alla Corte Costituzionale di riconoscere la rilevanza della questione e ne ha fatto conseguentemente escludere l’ammissibilità.