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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

trattamento sanzionatorio | 26 Giugno 2014

Esclusa un’aggravante, ma il giudice può comunque dire “pari e patta”

Il giudice d’appello, dopo aver escluso una circostanza aggravante o riconosciuto un’ulteriore attenuante in accoglimento dei motivi proposti dall’imputato, può, senza incorrere nel divieto di reformatio in peius, confermare la pena applicata in primo grado, ribadendo il giudizio di equivalenza tra le circostanze.

(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza n. 27595/14; depositata il 25 giugno)

  Lo stabilisce la Corte di Cassazione nella sentenza n. 27595, depositata il 25 giugno 2014. Il caso. La Corte d’appello di Genova confermava la sentenza di condanna di primo grado nei confronti di un’imputata per il delitto...

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