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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

Voto di scambio | 16 Aprile 2014

Il Senato approva: la lotta alla mafia ha un’arma in più

191 sì, 32 no e 18 astenuti per la votazione finale, al Senato, sull’approvazione del nuovo testo dell’articolo 416-ter del codice penale. Dopo mesi di dibattito parlamentare, diventa, finalmente, legge la norma che punisce il voto di scambio politico-mafioso, non solo in caso di scambio di denaro, ma anche per quelle condotte che presuppongano, comunque, un accordo. Contestazioni durissime da parte del Movimento 5 Stelle, che non ha assolutamente gradito la diminuzione della pena prevista.

 

Il nuovo art. 416-ter. «Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma.». Questo è il testo finale dell’art. 416-ter c.p., sul voto di scambio politico-mafioso, approvato oggi, in quarta lettura, al Senato della Repubblica. Da ora in poi, non verrà più punito solamente lo scambio di denaro, ma saranno ricomprese anche quelle altre condotte, nel testo «altre utilità», che presuppongano degli accordi tra i politici e le organizzazioni mafiose.
Rimangono le sanzioni stabilite nell’ultimo passaggio alla Camera dei Deputati: il reato sarà punito da un minimo di 4 anni di reclusione ad un massimo di 10.
Senato incandescente. Clima rovente in Senato, dove le forze politiche si sono spaccate in due formazioni contrapposte, che si insultavano a vicenda. Il Presidente Pietro Grasso ha dovuto più volte richiamare gli Onorevoli all’ordine, arrivando, alla fine, perfino a dover espellere due parlamentari. Da una parte, il Movimento 5 Stelle ha contestato a gran voce il testo finale, accusando i colleghi parlamentari degli altri schieramenti di aver venduto lo Stato alla mafia. Dall’altra, i senatori del Partito Democratico hanno contestato ai “Pentastellati” di voler ottenere qualche voto in più alle prossime elezioni utilizzando la mafia come pretesto.
I cambiamenti. Il punto centrale del dibattito incandescente ha riguardato la diminuzione delle pene, che erano state fissate, nei primi passaggi parlamentari, in un minimo di 7 anni ed un massimo di 12, modificate, poi, in seguito alle proteste di Forza Italia.
Tuttavia, questa non è stata l’unica innovazione introdotta rispetto al testo entrato per la prima volta in Parlamento. Infatti, da una parte, è stato eliminato il termine «qualunque» prima dell’espressione «altre utilità», mentre, dall’altra, è sparita la punibilità per la «messa a disposizione» del politico nei confronti del mafioso (condotta ritenuta troppo indeterminata).
Le reazioni non politiche. Grande soddisfazione da parte del Procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, che, già dopo l’ultimo passaggio alla Camera, aveva commentato di avere, adesso, a disposizione una norma perfetta e veramente utile a contrastare lo scambio tra politica e mafia.
Anche Don Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera, si dice contento per l’approvazione finale del testo, dopo essersi impegnato in prima persona, con la campagna a tema “Riparte il futuro”, nella lotta contro la corruzione, anche se rimane l’amaro in bocca per l’abbassamento delle pene.