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Notizie a cura di La Stampa.it |
RESPONSABILITÀ CIVILE e ASSICURAZIONI

responsabilità genitoriale | 16 Febbraio 2018

Responsabilità dei genitori in caso di illecito commesso dal minore. Se il fatto è grave, la responsabilità si presume

di Alice Di Lallo - Avvocato

L’accusa di bullismo nei confronti di tre coetanei, sfocia nella richiesta di risarcimento dei danni per calunnia dopo che la presunta vittima delle vessazioni ha confessato di essersi inventato tutto. Risarcimento che va a pesare sulle tasche dei genitori in virtù dell’art. 2048 c.c..

(Tribunale di Savona, sentenza n. 79/18; depositata il 22 gennaio)

Della vicenda si è occupato il Tribunale di Savona con la sentenza n. 79/18, depositata il 22 gennaio.

I fatti relativi al procedimento penale. A seguito di denuncia presentata da un minorenne contro altri tre ragazzi relativamente ad episodi di bullismo dal primo asseritamente subiti veniva aperto un procedimento penale a carico dei tre minori avanti la Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Genova. A fronte della dichiarazione del minore querelante di essersi inventato tutto, il PM chiedeva l’archiviazione che veniva disposta dal GIP.

Il procedimento civile avente ad oggetto il risarcimento danni. I genitori di uno dei tre minori, all’epoca quattordicenne, chiedevano il risarcimento dei danni subiti citando in giudizio i genitori del minore querelante. Il Tribunale, posto che il minore si era reso colpevole del reato di calunnia, considerata l’illiceità del fatto compiuto dallo stesso, passava a valutare se di tale fatto illecito dovessero rispondere anche i genitori del minore.

Responsabilità dei genitori. Ai sensi dell’art. 2048 c.c., i genitori sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori salvo che provino di non aver potuto impedire il fatto. Tale norma, infatti, prevede in capo ai genitori una duplice presunzione di colpa di natura specifica (culpa in vigilando ed in educando) consistente in una condotta anteriore alla commissione dell’illecito, consistente nella violazione dei doveri di istruire, educare e mantenere la prole. La prova liberatoria, indicata all’ultimo comma di tale articolo, consiste nella dimostrazione di non aver potuto impedire il fatto e cioè di provare di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata.

Se il comportamento del minore è grave, la prova liberatoria non è raggiunta. Il Tribunale afferma che la gravità della condotta del minore è di per sé sintomo del mancato raggiungimento della prova liberatoria. Conseguentemente, i giudici passano ad analizzare i danni risarcibili.

La categoria unitaria del danno non patrimoniale. Gli attori chiedono innanzitutto di liquidarsi il danno non patrimoniale patito. Il Tribunale di Genova, in conformità con l’orientamento costante della giurisprudenza, rileva la unicità della categoria del danno non patrimoniale, categoria generale non suscettibile di suddivisione in sottocategorie. In merito alla liquidazione, il danno non patrimoniale segue la via equitativa, alla luce delle tabelle del Tribunale di Milano, mediante personalizzazione della liquidazione.

La personalizzazione della liquidazione del danno. Il Tribunale valuta le sofferenze patite e allegate dagli attori (disagio, vergogna, paura, sgomento, rabbia), le patologie fisiche riscontrate, le sofferenze emotive, lo sconvolgimento delle proprie abitudini di vita ed una perdita di stima.

Il danno patrimoniale. Oltre al non patrimoniale, viene riconosciuto agli attori il risarcimento del danno patrimoniale per le cure mediche sostenute.