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SOCIETÀ e FALLIMENTO

intermediazione mobiliare | 30 Marzo 2015

Default Lehman: tre sorelle escludono la responsabilità dell’intermediario

di Riccardo Bencini - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Commerciale nell’Università di Firenze

  È fatto notorio e pacifico che i titoli obbligazionari Lehman hanno continuato a godere di un giudizio positivo da parte delle c.d. “tre sorelle” (Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings) fino al giorno prima la dichiarazione di fallimento. Eventuali omissioni informative nei confronti degli investitori possono pertanto farsi risalire a livelli superiori a quello dell’intermediario ed imputarsi probabilmente alle Agenzie di rating ed al Consorzio Patti Chiari per aver diffuso e pubblicizzato informazioni errate sulla reale solvibilità della banca americana emittente.

(Tribunale di Perugia, sez. III Civile, sentenza n. 540/15; depositata il 17 marzo)

 

Risparmiatori sconfitti nella lite promossa contro la banca avente ad oggetto l’acquisto di obbligazioni Lehman Brothers. Il Tribunale di Perugia, con sentenza n. 540 del 17 marzo 2015, respinge tutte le domande avanzate da due clienti nei confronti dell’intermediario al quale avevano impartito, nel febbraio 2008, un ordine di investimento concernente nominali euro 330.000 di bond Lehman Brothers.
Il contratto di negoziazione è immune da vizi di forma. Il Giudice respinge anzitutto la domanda attorea di nullità del contratto di negoziazione dedotto in lite per asserita mancanza di firma del dipendente della banca. Evidenzia il Tribunale di Perugia che il contratto quadro non può ritenersi nullo per vizio di forma ai sensi dell’art. 23 TUF laddove la banca abbia confermato la propria volontà contrattuale dando esecuzione allo stesso prima che l’investitore ne invochi la nullità.
Respinta la domanda di annullabilità dell’ordine di investimento. Il Tribunale di Perugia sottolinea la mancanza, nella fattispecie, dei presupposti richiesti dal codice civile per poter accogliere la domanda di annullamento del contratto. Oltre all’assenza di prova della condotta dolosa della banca, il Giudice rileva che tutte le omissioni informative lamentate dalle clienti ricadono nell’ambito della maggiore o minore convenienza economica dell’operazione, concetto questo estraneo ai supposti vizi del consenso.
Obblighi informativi assolti dall’intermediario. Il Tribunale, sulla base dei documenti prodotti in giudizio, attesta che: a) la banca ha consegnato alle clienti il documento informativo sui rischi generali; b) la banca ha acquisito le informazioni per tracciare la profilatura delle clienti; c) la banca ha effettuato la valutazione di adeguatezza dell’investimento prescelto rispetto al profilo di rischio ed all’esperienza delle attrici; d) le attrici hanno sottoscritto la clausola relativa al conflitto di interessi della banca, dichiarando di esserne a conoscenza ed autorizzando l’esecuzione dell’operazione. Ad avviso del Tribunale di Perugia, tutte le dichiarazioni contenute nella documentazione di investimento sottoscritta dalle clienti hanno valore di confessione stragiudiziale, la cui piena efficacia contro chi le ha rese non può essere neutralizzata da ripensamenti postumi o mera ritrattazione del confitente, in difetto di prova che siano state frutto di violenza o errore di fatto.
Il default Lehman non era prevedibile al febbraio 2008. Rileva il Giudice che, al momento dell’acquisto dedotto in lite, l’ottimo rating assegnato alle obbligazioni Lehman da tutte le Agenzie fino al giorno prima del default, e la conferma della loro alta affidabilità anche da parte del consorzio interbancario Patti Chiari costituiscono fatti storici univoci ed incontrovertibili che portano a concludere che la banca non disponeva di informazioni diverse da quelle riferite alle investitrici, che il titolo non poteva essere qualificato come speculativo e che l’operazione non poteva che essere valutata come adeguata da un lato al profilo investitore, dall’altro al rischio emittente. Valutazioni queste fondate appunto sulle informazioni che al febbraio 2008 il Mercato disponeva e che provenivano da fonti altamente qualificate del settore quali le Agenzie di rating ed il consorzio interbancario Patti Chiari.
Alcuna responsabilità è configurabile in capo all’intermediario in ordine alle informazioni sull’andamento del titolo Lehman. Osserva il Tribunale di Perugia che l’invio, da parte dell’intermediario alle clienti, delle periodiche comunicazioni sull’andamento dell’investimento e sull’incameramento delle cedole ed il mantenimento del rating A fino al giorno prima del fallimento escludono ogni responsabilità della banca circa le asserite omissioni informative sull’andamento del titolo. Il rating fornito dalle Agenzie, poiché valuta il livello di rischio degli investimenti, rappresenta il dato più conosciuto ed importante che viene consultato sia dai risparmiatori che dagli intermediari finanziari. È fatto notorio e pacifico che i titoli obbligazionari Lehman hanno continuato a godere di un giudizio positivo da parte delle c.d. “tre sorelle” (Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings) fino al giorno prima la dichiarazione di fallimento. Pertanto, ad avviso del Tribunale, se omissioni informative vi sono state le stesse possono farsi risalire a livelli superiori a quello dell’intermediario ed imputarsi probabilmente alla citate Agenzie ed al menzionato Consorzio per aver diffuso e pubblicizzato informazioni errate sulla reale solvibilità della banca americana emittente.