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LAVORO

previdenza | 21 Luglio 2020

L’incremento della pensione di inabilità spettante agli invalidi civili totali scatta a 18 anni e non a 60

di La Redazione

La Corte Costituzionale ha affermato che l’importo mensile della pensione di inabilità spettante agli invalidi civili totali, previsto dall’articolo 12, comma 1, l. n. 118/1971, è «innegabilmente, e manifestamente, insufficiente ad assicurare agli interessati il minimo vitale».

(Corte Costituzionale, sentenza n. 152/20; depositata il 20 luglio)

Con sentenza n. 152/20, depositata il 20 luglio, la Corte Costituzionale ha affermato che «l’importo mensile della pensione di inabilità spettante agli invalidi civili totali, stabilito dall’articolo 12, comma 1, l. n. 118/1971, oggi pari a €286,81, è innegabilmente, e manifestamente, insufficiente ad assicurare agli interessati il minimo vitale, ma il suo adeguamento rientra nella discrezionalità del legislatore. Tuttavia, gli invalidi civili totalmente inabili al lavoro hanno diritto al cosiddetto “incremento al milione” della pensione di inabilità (oggi pari a €651,51) fin dal compimento dei 18 anni, senza aspettare i 60. Il requisito anagrafico finora previsto dalla legge è irragionevole in quanto le minorazioni fisio-psichiche, tali da importare un’invalidità totale, non sono diverse nella fase anagrafica compresa tra i diciotto anni (ovvero quando sorge il diritto alla pensione di invalidità) e i cinquantanove, rispetto alla fase che consegue al raggiungimento del sessantesimo anno di età, poiché la limitazione discende, a monte, da una condizione patologica intrinseca e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento».

 

Da tale arresto della Consulta ne è derivata la dichiarazione di illegittimità dell’art. 38, comma 4, l. n. 448/2001, laddove stabilisce che «i benefici incrementativi spettanti agli invalidi civili totali sono concessi ai soggetti di età pari o superiore a 60 anni, anziché ai soggetti di età superiore a 18».
Nel caso concreto preso in esame dalla Corte si trattava di una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace sia di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita, sia di comunicare con l’esterno, quale condizione dipendente dalla menomazione pregressa e non dal superamento di determinate soglie anagrafiche.

 

La maggiore spesa a carico dello Stato che deriverà dall’estensione della maggiorazione agli invalidi civili non viola l’art. 81 Cost., poiché sono in gioco diritti incomprimibili della persona. Pertanto, secondo la Consulta, il legislatore dovrà «provvedere tempestivamente alla copertura degli oneri derivanti dalla pronuncia, nel rispetto del vincolo costituzionale dell’equilibrio di bilancio in senso dinamico». A tal proposito, la Corte ha comunque ritenuto opportuno graduare gli effetti temporali della sentenza, facendoli decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.