POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
lunedì 13 luglio 2020
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
LAVORO

previdenza | 30 Gennaio 2012

Il sistema di calcolo contributivo della pensione, questo sconosciuto!

di Paolo Rosa - Avvocato

Il sistema contributivo di calcolo della pensione differisce notevolmente dal sistema retributivo: infatti, la prestazione pensionistica non è legata alla retribuzione o al reddito, ma è vincolata alla contribuzione versata dal lavoratore nell’arco dell’intera sua vita lavorativa; il che comporta una maggiore educazione previdenziale ed una maggiore onestà dichiarativa.

 

Va di moda una leggenda metropolitana secondo la quale «il principio che sorregge il modello retributivo è la solidarietà, sacrificata invece in quello contributivo».
Il sistema contributivo di calcolo della pensione differisce notevolmente dal sistema retributivo: infatti, la prestazione pensionistica non è legata alla retribuzione o al reddito, ma è vincolata alla contribuzione versata dal lavoratore nell’arco dell’intera sua vita lavorativa; il che comporta una maggiore educazione previdenziale ed una maggiore onestà dichiarativa.
Come si calcola l’importo della pensione annua secondo i criteri del sistema contributivo? Moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione relativo all’età del lavoratore alla data di decorrenza della pensione o alla data del decesso, nel caso di pensione indiretta.
Il montante individuale rappresenta il capitale che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni attivi. Tale montante viene determinato attraverso la seguente procedura:
- la massa contributiva accumulata viene rivalutata al tasso di capitalizzazione, su base composta, al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione concernente l’ultimo anno; in altri termini, anno dopo anno, alla contribuzione acquisita al 31 dicembre precedente deve essere aggiunto l’interesse prodotto dall’indicizzazione applicata al capitale già contabilizzato nonché, quale nuovo apporto, la contribuzione corrisposta nel corso dell’anno considerato.
- Il tasso di capitalizzazione è costituito dalla variazione media del Prodotto Interno Lordo, appositamente calcolata dall’ISTAT, assumendo a riferimento il quinquennio precedente l’anno da rivalutare.
Il montante contributivo individuale così capitalizzato va moltiplicato per il coefficiente di trasformazione. Il coefficiente di trasformazione è stabilito in relazione all’età del lavoratore alla data di decorrenza della pensione e tiene conto delle aspettative di vita probabile.
Ne  consegue che tra contribuzione e pensione vi è un’immediata correlazione e che al momento della trasformazione del montante rivalutato in rendita si tiene conto dell’aspettativa di vita del pensionato nel senso che non si può liquidare in pensione più di quanto è stato versato sotto forma di contribuzione.
Il sistema è quindi molto trasparente ed equo sia all’interno della stessa generazione che fra generazioni.
La pensione contributiva, in buona sostanza, costituisce l’equivalente attuariale dei contributi versati. L’opacità nella comunicazione del metodo contributivo ha sin qui mascherato l’importanza del metodo stesso contribuendo a diffondere le leggende metropolitane, di cui in premessa.
Il sistema di calcolo contributivo contrasta l’assistenzialismo tipico del sistema retributivo, che è generoso con tutti gli iscritti così da costituire nel tempo il debito previdenziale maturato ma non si pone in contrasto con la solidarietà.
La previdenza dei liberi professionisti è passata dalla fase della mutualità a quella della solidarietà contrassegnata da un diverso utilizzo delle risorse finanziarie in base al criterio della gestione a ripartizione.
La struttura di tipo solidaristico della previdenza dei professionisti comporta una non necessaria corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate (Corte Costituzionale, sentenza 20-26.07.1995 n. 390 e 13.06.2008, n. 202).
Non sono quindi in contestazione la legittimità costituzionale della disciplina del c.d. tetto pensionabile cioè della determinazione di una misura della retribuzione, inferiore a quella effettiva percepita dal lavoratore, da porre a base del calcolo della pensione (ex plurimis Corte Costituzionale, sentenze n. 173/1986, 72/1990 e 296/1995).
Neppure è in discussione, in linea di principio generale, la legittimità di una normativa che comporti un divario tra misura del reddito su cui vengono versati i contributi e tetto pensionabile purché una certa proporzionalità venga assicurata e, soprattutto, non sia compromessa la realizzazione delle finalità di cui all’art. 38 della Costituzione.
Evenienza, quest’ultima, sulla quale proprio la Corte Costituzionale ha anche affermato che la stessa struttura di tipo solidaristico cui sono informati i sistemi previdenziali dei professionisti, non comporta la necessaria corrispondenza tra i contributi versati e le prestazioni erogate.
Tutto questo per dire che anche nel sistema di calcolo contributivo della pensione, una parte della contribuzione stessa può essere destinata a realizzare la solidarietà alla quale sono informati i sistemi pensionistici stessi.
Solidarietà però nei confronti di chi versi  realmente in situazioni di bisogno che è un concetto completamente diverso dall’assistenzialismo a pioggia che informa invece il sistema di calcolo retributivo.
La situazione di crisi economica conseguente alla grave crisi finanziaria mondiale e ad alcuni aspetti incontrollati del mercato globale mettono in primo piano l’esigenza di andare in aiuto a molte professionisti che non hanno più lavoro e che non riescono più a condurre una dignitosa vita familiare e personale.
La crisi in corso non riguarda solo le aziende e il mercato di consumo, ma intacca anche la vita delle famiglie. E mette in difficoltà anche tutta una serie di servizi ai quali il “welfare state” dava risposte che oggi appaiono insufficienti.
La crisi economica, con la conseguente perdita di tanti posti di lavoro anche tra i professionisti, mette sempre più in evidenza gli elevati costi sociali che stanno subendo tante nostre famiglie, soprattutto quelle che già vivono situazioni di fragilità dovute alla presenza di persone non autosufficienti, anziani o minori.
Certamente l’origine dei mali sta a monte dell’economia: la produzione, la distribuzione e l’uso delle risorse, infatti, implica sempre un insopprimibile aspetto etico. Un’economia che non mette al centro l’uomo ma il profitto da perseguire ad ogni costo può dirsi etica? Spetta alla politica, all’economia e ai tecnici individuare le cause della presente situazione e indicare risposte strutturali. Ciò però non esime che ciascuno debba domandarsi cosa può fare.
Occorre promuovere un segno di prossimità verso i professionisti che si trovano a vivere una condizione di forte difficoltà sociale.
Il sistema di calcolo contributivo della pensione ha in sé stesso una profonda connotazione etica e meglio risponde alle esigenze della solidarietà.