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Notizie a cura di La Stampa.it |
OBBLIGAZIONI e CONTRATTI

Leasing | 17 Agosto 2017

Il legislatore tipizza e disciplina il leasing finanziario

Dopo un lungo periodo di tempo nel corso del quale il  legislatore non aveva tipizzato il contratto di locazione finanziaria, oggi con i commi 136-140 dell’art. 1 della legge n. 124 del 2017 (legge annuale per il mercato e per la concorrenza) è stata introdotta la definizione di locazione finanziaria e sono stati previsti i casi di grave inadempimento nonché la relativa procedura di risoluzione del contratto.

La definizione. E così dopo varie disposizioni per così dire settoriali (fiscali, fallimentari e la disciplina del leasing immobiliare) il comma 136 introduce la definizione legale di locazione finanziaria come “il contratto con il quale la banca o l'intermediario finanziario  iscritto  nell'albo  di  cui  all'articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le  indicazioni  dell'utilizzatore,  che  ne assume tutti i  rischi,  anche  di  perimento,  e  lo  fa  mettere  a disposizione per un dato tempo verso un determinato corrispettivo che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione  e  della  durata del contratto. Alla scadenza del contratto l'utilizzatore ha diritto di acquistare la  proprietà del  bene  ad  un  prezzo  prestabilito ovvero, in caso  di  mancato  esercizio  del  diritto,  l'obbligo  di restituirlo”.

Il grave inadempimento. Una volta definito il contratto il legislatore ha altresì provveduto a tipizzare – sulla falsariga di altri contratti - il grave inadempimento che giustifica la risoluzione del contratto nel “mancato pagamento di almeno sei canoni mensili o due canoni trimestrali anche non consecutivi o un importo equivalente per i  leasing  immobiliari, ovvero di quattro canoni mensili anche non consecutivi o  un  importo equivalente per gli altri contratti di locazione finanziaria” (comma 137).

Conseguenze della risoluzione. Per effetto della risoluzione dovuta all'utilizzatore “il concedente  ha  diritto alla  restituzione  del   bene   ed   è   tenuto   a   corrispondere all'utilizzatore  quanto  ricavato   dalla   vendita   o   da   altra collocazione del bene, effettuata ai valori di  mercato,  dedotte  la somma pari all'ammontare dei canoni scaduti e non  pagati  fino  alla data della risoluzione, dei canoni a scadere, solo in linea capitale,e  del  prezzo  pattuito  per  l'esercizio  dell'opzione  finale   di acquisto, nonché le spese anticipate per il recupero  del  bene,  la stima e la sua conservazione per il tempo  necessario  alla  vendita”.
Nel caso in cui il valore di vendita o di altra collocazione dovesse risultare minore all’ammontare dovuto dall’utilizzato “resta fermo nella misura residua il diritto di credito del concedente nei confronti dell'utilizzatore”.

Vendita o ricollocazione del bene. Nel caso in cui il concedente debba procedere alla vendita o alla ricollocazione del bene  procede  alla vendita o ricollocazione del bene “sulla base dei valori risultanti da pubbliche rilevazioni di mercato elaborate da soggetti specializzati ovvero sulla base di una stima effettuata da un  perito  scelto dalle parti di  comune  accordo  nei  venti  giorni  successivi  alla risoluzione del contratto o, in caso di mancato accordo nel  predetto termine, da un perito indipendente scelto dal concedente in una  rosa di   almeno   tre   operatori   esperti, previamente comunicati all'utilizzatore, che puo' esprimere la sua preferenza vincolante  ai fini della nomina entro dieci giorni dal ricevimento  della  predetta comunicazione. Il perito è indipendente  quando  non  é  legato  al concedente da rapporti di  natura  personale  o  di  lavoro  tali  da compromettere l'indipendenza di giudizio”.

Criteri della vendita. Per il legislatore nella procedura di  vendita o di ricollocazione il concedente dovrà attenersi  “a  criteri  di  celerità, trasparenza e pubblicità  adottando modalità  tali  da  consentire l'individuazione del migliore offerente  possibile,  con  obbligo  di informazione dell'utilizzatore”.
Da ultimo il legislatore ha mantenuto ferme le previsioni speciali in materia di fallimento (art. 72-quater l. fall.) nonché la disciplina degli immobili da adibire ad abitazione principale (c.d. leasing immobiliare) di cui all’art. 1  commi 76, 77, 78, 79, 80 e 81, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (senza però richiamare di quest’ultimo – come sottolinea anche la relazione – le agevolazioni fiscali previste proprio per il leasing immobiliare).