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29 Giugno 2020

(TAR Lombardia, sez. I, sentenza n. 1101/20; depositata il 17 giugno)

TAR Lombardia, sez. I, sentenza 27 maggio – 17 giugno 2020, n. 1101
Presidente Giordano – Estensore Fornataro

Fatto e diritto

1) Con la determinazione n. 5/2018, la Provincia di Como ha disposto la revoca dell’attività di autoscuola, ai sensi dell’art. 123, comma 9, del d.l.vo 1992 n. 285, nei confronti di -omissis-, titolare della società “-omissis- di -omissis-”, la quale svolge l’attività di scuola guida presso due sedi, quali: 1) nel Comune di -omissis- (CO), in via -omissis-, in forza dell’autorizzazione n. 217 prot. 25696, del 17/05/2006; 2) nel Comune di -omissis- (CO), in via -omissis-, in forza dell’autorizzazione n. 218 prot. 25700, del 17/05/2006.
Il provvedimento richiama la segnalazione prot. COPE30/2016/00264/218/76 PG del Compartimento della Polizia Stradale Lombardia – Sezione di Como – Squadra di Polizia Giudiziaria, redatta a carico di -omissis-, nonché le attestazioni e le sommarie informazioni raccolte dalla Polizia di Stato, in ordine a violazioni commesse dalla titolare nello svolgimento dell’attività.
Muovendo dal riferimento agli atti ora indicati il provvedimento considera che:
- dall’accertamento degli agenti della Polizia di Stato, risultano a carico di - omissis - “fatti rilevanti e obiettivamente gravi, soprattutto in relazione alla specifica attività di autoscuola e che i suddetti fatti incidono negativamente sul possesso dei requisiti morali e di buona condotta della stessa, con riverbero sulla loro pubblica estimazione. I comportamenti accertati risultano infatti, essere socialmente riprovevoli ed ingenerano nella collettività senso di sfiducia e inaffidabilità nelle suddette figure incaricate di pubblico servizio”;
- la determinazione in esame, precisa, sul piano istruttorio, che “non vi sono ragioni per un’ulteriore attività di indagine ai fini dell’accertamento in capo ai suddetti soggetti dei requisiti morali e della buona condotta, essendo del tutto logica e ragionevole la sufficienza di quanto dichiarato dalla polizia di stato nella nota anzi citata, per considerare i fatti indicati di effettiva ed intrinseca gravità”.
Sul piano valutativo, il provvedimento considera che:
- lo stretto legame tra il ruolo di titolare di autoscuola (cui sono attribuiti compiti per l’educazione stradale, l’istruzione e la formazione dei conducenti ai sensi dell’art.123, comma 1 del Codice della Strada) ed i reati oggetto di contestazione a carico di - omissis -, non può che comportare un giudizio di disvalore nella condotta del preposto alla gestione di una autoscuola tale da far venir meno i requisiti morali;
- la tutela dell’interesse pubblico impone che la Pubblica Amministrazione vigilante debba compiere una valutazione della condotta dell’interessato onde stabilire se essa sia consona allo status professionale di titolare/responsabile didattico di autoscuola, addirittura prescindendo dalla definizione del procedimento penale;
- l’ambito dei reati contestati alla signora - omissis -, è strettamente connesso all’attività di autoscuola;
- l’attività contestata a - omissis - ha comportato, per le modalità della condotta e per l’evidente collegamento tra la predetta condotta e la gestione dell’autoscuola, la sopravvenuta perdita dei requisiti morali previsti dall’art. 123 del Codice della Strada per il rilascio delle autorizzazioni in oggetto, nonché per il legittimo esercizio dell’attività assentita.
Sulla base di tali premesse, la Provincia di Como ha disposto la revoca dell’autorizzazione, ai sensi dell’art.123, comma 9, del d.l.vo 1992 n 285, nei confronti della società “-OMISSIS- di -OMISSIS-”, per il venir meno del requisito di buona condotta in capo al titolare.
2) Con più censure, da trattare congiuntamente perché strettamente connesse sul piano logico e giuridico, la ricorrente lamenta il difetto di istruttoria e la carenza motivazionale, in quanto l’amministrazione si sarebbe limitata ad aderire pedissequamente ai rilievi mossi dalla Polizia di Stato.
Inoltre, si lamenta l’illegittimità della misura adottata, la revoca, in quanto lo stesso art. 123 del d.l.vo 285/1992 consentirebbe una graduazione delle sanzioni e l’irrogazione della sola sospensione.
I motivi di impugnazione non possono essere condivisi.
In particolare, il Tribunale osserva che:
- l’art. 123, comma 9, del d.l.vo 1992 n. 285 prevede la revoca dell’autorizzazione all’attività di autoscuola qualora “a) siano venuti meno la capacità finanziaria e i requisiti morali del titolare”;
- il successivo comma 9 bis precisa che “in caso di revoca per sopravvenuta carenza dei requisiti morali del titolare, a quest’ultimo è parimenti revocata l’idoneità tecnica. L’interessato potrà conseguire una nuova idoneità trascorsi cinque anni dalla revoca o a seguito di intervenuta riabilitazione”;
- il coordinamento tra le due disposizioni rende palese che, a prescindere dall’utilizzo della congiunzione “e”, la revoca può essere disposta laddove siano venuti meno i requisiti morali, poiché il venir meno della capacità finanziaria integra un ulteriore ed autonomo motivo di revoca;
- consolidata giurisprudenza precisa che la revoca dell’esercizio dell’attività di autoscuola, di cui al punto a) del citato comma 9, pur “ricollegata in modo diretto ed immediato alla perdita dei requisiti morali del titolare”, non consegue automaticamente al verificarsi di fatti tipizzati dalla norma stessa, ma costituisce l’effetto di un ampio potere discrezionale da parte dell’amministrazione di valutazione di fatti rilevanti in funzione della tutela degli interessi pubblici coinvolti nell’attività di autoscuola, interessi pubblici che non possono considerarsi limitati al solo corretto funzionamento della stessa e al generale rispetto delle norme, anche in funzione di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, ma comprendono anche l’esigenza di tutelare e garantire le peculiari finalità didattico - educative dell’autoscuola, con particolare riguardo allo specifico interesse alla formazione di maturi e consapevoli utenti della strada (cfr. ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27 gennaio 2014, n. 414);
- pertanto, qualsiasi elemento di fatto è astrattamente suscettibile di autonoma valutazione da parte dell’amministrazione in ordine alla sussistenza e alla permanenza in capo al titolare dell’autoscuola dei requisiti morali e, a maggior ragione, possono essere presi in esame degli elementi di fatto provenienti da fonti “qualificate”, tra cui possono annoverarsi, come nel caso di specie, gli atti di indagine e le sommarie informazioni acquisite dalla polizia giudiziaria, a prescindere dall’esistenza di una condanna penale o dall’applicazione di una misura cautelare a carico dell’interessato;
- sicuramente i fatti devono essere valutati dall’amministrazione, nell’ambito di un ampio potere discrezionale, di cui deve essere dato conto in sede motivazionale, poiché è necessario che dal provvedimento emerga la rilevanza dei fatti stessi “ai fini del giudizio di affidabilità del titolare dell’autorizzazione e della conseguente sussistenza dei requisiti di carattere morale e di buona condotta” (cfr. giur. cit.);
- nel caso di specie, le risultanze istruttorie poggiano sulle dichiarazioni rese da quattro persone che hanno seguito le attività didattiche, teoriche e pratiche, presso l’autoscuola gestita da -OMISSIS-;
- da esse risulta la non corrispondenza al vero di numerose attestazioni redatte dalla titolare quanto ai tempi e alle modalità di effettuazione delle guide;
- in particolare, risultano attestati orari di svolgimento delle guide diversi da quelli effettivi, con indicazione in taluni casi di guide in orario serale, in realtà mai effettuate dal particolare candidato, in violazione anche dell’art. 122, comma 5 bis, del d.l.vo 1992 n 285;
- e ancora, risultano attestate lezioni di guida eseguite direttamente da -OMISSIS-, che in realtà non hanno mai avuto luogo;
- gli istruttori di guida erano tali “-omissis - e - omissis -” e non - omissis -, fermo restando che la ricorrente documenta il possesso dei requisiti necessari per l’attività di istruttore di guida solo per “-omissis -” e non per “-omissis -”;
- si tratta di plurime dichiarazioni, confermate dalla esplicita indicazione dell’impossibilità, in molti casi, di svolgimento delle guide negli orari attestati dall’Autoscuola, atteso che gli interessati erano impegnati, negli orari o nelle giornate indicate, in altre attività;
- del resto, l’effettuazione delle guide, secondo i tempi e le modalità stabilite dal d.l.vo 1992 n. 285, anche in relazione al loro svolgimento in orario serale, sono certificati dal titolare dell’Autoscuola, e nel caso di specie, le attestazioni eseguite sono smentite da numerose, dettagliate e concordanti dichiarazioni, rese dai candidati che hanno svolto il corso presso l’autoscuola - omissis -;
- si tratta di fatti gravi e reiterati, che, per il loro contenuto, incidono negativamente sui requisiti morali della titolare, incaricata di un pubblico servizio, alla quale spetta il compito di curare la formazione dei futuri automobilisti ed, in particolare, la loro istruzione ed educazione stradale;
- il provvedimento impugnato, oltre a richiamare i fatti contestati, anche attraverso il puntuale rinvio agli atti istruttori trasmessi dalla Polizia di Stato, non correla la revoca al mero ed astratto riferimento alle vicende contestate, ma le esamina e le valuta in maniera puntuale, evidenziandone le ricadute sulla permanenza dei requisiti morali della titolare dell’Autoscuola;
- sul piano istruttorio il provvedimento si basa su atti provenienti da una fonte qualificata, quale la polizia giudiziaria, che ha assunto dettagliate e circostanziate informazioni da più iscritti presso l’Autoscuola, formando un quadro istruttorio puntuale ed univoco nell’evidenziare le violazioni, astrattamente rilevanti sul piano penale, commesse dalla titolare;
- in tale contesto è del tutto ragionevole la scelta dell’amministrazione di ritenere adeguato il quadro istruttorio acquisito, senza necessità di ulteriori indagini, fermo restando che la ricorrente neppure ha indicato fonti di informazioni alternative o tali da smentire gli elementi posti a base della revoca;
- nel caso in esame, non vi è ragione per esigere un’ulteriore attività di indagine per appurare la complessiva condotta dell’interessata ai fini dell’accertamento della perdita dei requisiti morali e della buona condotta, essendo del tutto logica e ragionevole la sufficienza degli elementi valorizzati dall’amministrazione, per l’effettiva ed intrinseca gravità dei fatti suindicati, strettamente inerenti all’attività di scuola guida;
- insomma, il provvedimento impugnato si basa su gravi, precise e concordanti risultanze istruttorie e reca un corredo motivazionale che consente di percepire le ragioni fattuali e giuridiche della determinazione assunta, che, a sua volta, è del tutto in linea con la previsione dell’art. 123, comma 9 lett. a), del d.l.vo 1992, n. 285;
- parimenti è infondata la censura con la quale si lamenta la mancata irrogazione della sospensione, quale sanzione meno grave, in quanto i fatti idonei a determinare la sospensione, previsti dal comma 8 dell’art. 123 cit., sono diversi da quelli cui si correla la revoca, ai sensi del successivo comma 9, fermo restando che l’amministrazione ha dimostrato sul piano motivazionale che i fatti contestati sono tali, per la loro oggettiva gravità, da determinare la perdita dei requisiti morali necessari per la conservazione dell’autorizzazione;
- va, pertanto, ribadita l’infondatezza delle censure proposte.
3) In definitiva, il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima) definitivamente pronunciando:
1) respinge il ricorso;
2) condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in euro 2.000,00 (duemila), oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la società ricorrente, la titolare dell’autoscuola e le altre persone indicate negli atti di indagini richiamati in motivazione.
 

 



Rassegne

01/07/2020

RASSEGNA DELLE SEZIONI CIVILI DELLA CASSAZIONE

Francesco Antonio Genovese

30/06/2020

RASSEGNA DELLA SEZIONE TRIBUTARIA DELLA CASSAZIONE

Francesco Antonio Genovese