POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
domenica 22 settembre 2019
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |

12 Ottobre 2018

Le recenti Risoluzioni del Parlamento europeo a rafforzamento dei principi posti dalla quinta direttiva

Pochi mesi dopo l’approvazione della quinta direttiva, il 12 settembre scorso, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva due risoluzioni legislative (le nn. 0338 e 0339) che ulteriormente rafforzano il contrasto al riciclaggio attraverso a) richieste di modifiche alla disciplina vigente sui controlli in materia di denaro contante in entrata ed in uscita dai Paesi europei b) l’armonizzazione penale antiriciclaggio tra gli Stati dell’Unione.
In sintesi, la prima (Ris. 0339) chiede l’abrogazione e sostituzione del precedente Regolamento (CE) n. 1889/2005 per estendere la definizione di denaro contante all’oro e alle carte prepagate anonime, con obbligo di dichiarazione di tali valori – per importi superiori a 10.000 euro – alle persone fisiche che entrino o escano dai confini dell’Unione. Si prevede per le autorità competenti (non soltanto quelle doganali) di disporre controlli - anche per importi inferiori a detta soglia - quando si sospetti la correlazione con attività criminose, di registrare i dati, di disporre sospensioni amministrative temporanee per violazioni degli obblighi dichiarativi o in presenza di indizi di collegamento ad attività criminose, di scambiare le informazioni così ottenute con gli altri Paesi.
La seconda (Ris. 0339) si prefigge l’obiettivo di integrare e rafforzare con strumenti di diritto penale le norme di contrasto al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo della quinta direttiva, stabilendo norme minime relative alla definizione dei reati e alle sanzioni in materia di riciclaggio, allo scopo di creare un’armonizzazione sul reato di riciclaggio all’interno dell’Unione. Si chiede agli Stati di considerare come “attività criminosa”, giacché tale presupposto delle condotte dissimulative e di occultamento proprie del riciclaggio, ogni reato punibile dal diritto nazionale con privazione della libertà oltre una soglia (un anno ovvero sei mesi a seconda se sia presente una soglia minima di detenzione) e comunque per un’ampia serie di reati quali il gruppo criminale organizzato, il terrorismo, il traffico di esseri umani, di sostanze stupefacenti, di armi, nonché la corruzione, la frode, i reati fiscali in materia di imposte dirette e indirette, la criminalità informatica, i reati ambientali. Da ultimo, l’11 ottobre scorso, il Consiglio dell’Unione Europea ha definitivamente approvato la conseguente direttiva che porterà a significative modifiche della normativa penale dei 28 Stati dell’Unione in materia - appunto - di “attività criminosa” e di reato di “riciclaggio”.

 

Osservazioni finali. Mentre l’impegno normativo del legislatore europeo, cui dovrà fare seguito quello dei singoli Paesi, appare sempre più vasto ed importante nel contrasto al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo ed alle connesse, sottostanti, attività criminose, sia sul piano amministrativo che su quello penale, si registrano al contempo, recenti e rilevanti vicende giudiziarie che - in alcuni Paesi europei, come l’Olanda o la Danimarca - hanno portato sotto accusa istituti bancari di grosse dimensioni proprio per attività di sospetto riciclaggio, anche per il tramite di filiali costituite non solo in Paesi off-shore ma anche Paesi dell’Unione.
Dare una risposta a questa apparente contraddizione non è semplice. Non vi è dubbio che questi illeciti trovino sponda sulla transnazionalità degli stessi, tanto che la quinta direttiva fa giustamente perno sul massimo ampliamento dello scambio informativo internazionale tra le Autorità preposte e sull’accentramento di registri ed informazioni utili per contrastare fenomeni della specie. A giudizio di chi scrive, si ritiene opportuno evidenziare che quanto su queste recenti vicende riportato da siti istituzionali o dalla stampa, sembra denotare anche un certa, almeno iniziale, “difetto” di scambi informativi tra quello che viene definito il contrasto “amministrativo” - costituito da un insieme analitico di presidi fissato dalle direttive e tendente alla prevenzione e al contrasto del riciclaggio da parte di un’ampia platea di intermediari ed altri soggetti obbligati, ivi compresa la vigilanza sullo stesso - ed il contrasto più propriamente “giudiziario”, come tale a carattere specificatamente investigativo-repressivo, svolto dagli Stati sulla base delle rispettive normative penalistiche. Tanto più che in quest’ultimo campo, poi, i principi sovranazionali rivestono carattere più minimale, trovando nell’autonomia giudiziale reclamata da ogni Paese maggiori resistenze ad una loro completa armonizzazione, come ammette la stessa direttiva nel Considerando n.18 e come cerca di ovviare la citata, recente Ris. n. 0339.
Non vi è dubbio che il corretto rispetto degli obblighi amministrativi (primi fra tutti l’adeguata verifica del cliente, la corretta registrazione delle operazioni, un accurato ed efficiente sistema di individuazione e segnalazione delle operazioni sospette, la puntuale efficacia di controlli e di vigilanze) costituisca il miglior “antidoto” allo sviluppo di vicende di criminalità economico-finanziaria sia che si riferiscano all’operatività dei clienti degli intermediari, sia che riguardino gli intermediari stessi. Per ottenere questo risultato non può in alcun modo prescindersi dalla collaborazione tra tutte le autorità competenti non soltanto alla vigilanza e alla supervisione in materia di antiriciclaggio e contrasto del terrorismo, ma anche alla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e gli istituti finanziari, come posto l’accento nei Considerando nn. 19 e 47 della direttiva in esame. L’ampiezza e la rilevanza del sistema informativo integrato che questi scambi permettono di ottenere costituiscono una potenziale arma vincente, anche in virtù della conseguente, più efficace, collaborazione che le Autorità amministrative possono successivamente fornire a quelle Inquirenti.
Positive esperienze potrebbero essere tratte da soluzioni organizzativo-istituzionali adottate nel nostro Paese, dove l’Agenzia antiriciclaggio è posta all’interno di un organo estraneo al potere politico, quale appunto la Banca Centrale nazionale, con le garanzie di autonomia ed indipendenza richieste dagli standard internazionali, e dove frequenti e reciproci sono gli scambi informativi in campo bancario, finanziario ed antiriciclaggio tra la Magistratura da una parte e la Vigilanza della Banca d’Italia e la UIF dall’altra, nel rispetto dell’autonomia e indipendenza delle reciproche Istituzioni. Specifiche consulenze tecniche vengono, inoltre, spesso fornite su specifici procedimenti a favore dei Pubblici Ministeri che ne fanno richiesta, da funzionari scelti all’interno della Banca Centrale stessa, sulla base dell’esperienza specialistica istituzionalmente acquisita, anche qui nel rispetto delle regole di corretta acquisizione dei dati poste dalla normativa. Best practice di tale sistema integrato è stato, ad esempio, indicato a livello sovranazionale il metodo seguito dal team - costituto nel 2009 presso la Procura di Milano dal dottor Francesco Greco, attuale Procuratore Capo - che in oltre duecento casi ha visto Magistrati ed esponenti delle Forze dell’Ordine confrontarsi stabilmente con funzionari della Banca d’Italia e dell’Agenzia delle Entrate, massimizzando così le sinergie informative delle specifiche aree di appartenenza.