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Notizie a cura di La Stampa.it |

12 Ottobre 2018

Quinta direttiva: principali innovazioni

Preceduta da 55 “Considerando”, che da un canto forniscono il quadro motivazionale delle innovazioni apportate e dall’altro riportano indicazioni vincolanti per gli Stati in merito all’imposizione delle conseguenti modifiche organizzativo-istituzionali nelle legislazioni di riferimento, la quinta direttiva fissa nuovi principi e modifica specifici punti della precedente. Pone l’accento sulle nuove tendenze «con cui i gruppi terroristici finanziano e svolgono la loro attività» e sul fatto che «taluni servizi basati sulle moderne tecnologie stanno diventando sempre più popolari come sistemi finanziari alternativi», in quanto al di fuori del diritto dell’Unione o perché beneficiano di «deroghe all’applicazione di obblighi giuridici che potrebbero non essere più giustificate». Ne consegue la necessità di garantire la maggiore trasparenza «delle operazioni finanziarie, delle società, dei trust e degli istituti giuridici affini» e più in generale «del contesto economico e finanziario dell’Unione».
Di seguito, la sintesi dei principali punti trattati.

 

I) Inclusione tra i soggetti obbligati dei prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute legali (exchange) e dei servizi di portafoglio digitale (e-wallet). L’attuale anonimato in materia è visto come particolarmente rischioso sia per un possibile utilizzo delle valute virtuali da parte dei gruppi terroristici che per un loro potenziale uso improprio ad usi criminali. La direttiva aggiorna in tal senso la lista dei soggetti obbligati. Non ritenendo però sufficiente estendere gli obblighi AML/CFT a detti prestatori di servizi, vi aggiunge la possibilità per le Financial Intelligence Unit di ciascun Paese di ottenere quelle informazioni che consentano di associare gli indirizzi della valuta virtuale alla reale identità del proprietario della stessa. A detto strumento si associa l’ulteriore possibilità di “consentire agli utenti di presentare, su base volontaria, “un’autodichiarazione alle autorità designate”. La definizione di valute virtuali utilizzata dalla direttiva è sostanzialmente analoga a quella della citata circolare di Banca d’Italia del 30 dicembre 2015 e del d.lgs. 90/2017. Gli exchange vengono definiti come prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute con corso forzoso, mentre gli e-wallet, o prestatori di servizi di portafoglio digitale, vengono individuati nei soggetti che forniscono servizi di salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei clienti, al fine di detenere, memorizzare o trasferire valute virtuali. Oltre l’assoggettamento agli obblighi antiriciclaggio per entrambe le categorie di soggetti - come visto in precedenza il d.lgs. 90/2017 si era occupato solo degli exchange - si chiede che gli Stati membri li sottopongano a registrazione, soluzione anticipata anch’essa dal nostro decreto n. 90/2017 tramite la predetta iscrizione nella sezione speciale del registro dei cambiavalute. Si osserva in merito che la frequenza di attacchi informatici con cui gli hacker riescono a penetrare nei portafogli elettronici, i rischi impliciti nella conoscenza delle chiavi crittografiche in capo al solo cliente, con conseguente possibile smarrimento, nonché i problemi di carattere successorio che detti asset potrebbero presentare per la segretezza delle relative chiavi, rendono il mondo degli e-wallet di potenziale interesse per il sistema bancario, in funzione di esigenze di sicurezza e tutela del depositante.

 

II) Ampliamento della cooperazione tra le Autorità a livello nazionale ed internazionale - Disponibilità per le FIU di tutte le informazioni necessarie per svolgere efficacemente il proprio compito. Gli Stati sono chiamati a trasmettere alla Commissione l’elenco delle autorità competenti a vigilare sugli intermediari nazionali obbligati: il registro di tali autorità e i loro punti di contatto saranno pubblicati sul sito web della Commissione e fungeranno da punto di contatto per le omologhe autorità degli altri Stati. A tal fine, gli Stati dovranno attribuire alle autorità competenti poteri adeguati per esigere le informazioni richieste, svolgere i relativi controlli ed effettuare le opportune verifiche, anche imponendo specifici obblighi informativi - tra la casa madre e i Paesi ove operano le sue filiali - a carico di enti creditizi e finanziari facenti parte di un gruppo internazionale. Altri obblighi di ampliamento dello scambio informativo (cfr. artt. 50-bis, 53, 54, 55, 57, 57-bis, 57-ter, 58 e 61 della quarta direttiva come modificati/inseriti dalla quinta) vengono posti a carico degli Stati al fine di imporre il massimo livello di cooperazione tra le proprie autorità come, ad esempio, in campo fiscale, specie per superare i dinieghi motivati dalle differenze nazionali sui reati tributari, che la quarta direttiva aveva fatto oggetto di generale criminalizzazione, ma che risultano ancora caratterizzati da soglie d’importo e caratteristiche normative differenti tra Paese e Paese. Particolare attenzione si coglie, poi, sulla necessità, ribadita in più punti, che le agenzie nazionali antiriciclaggio (FIU) - cui si riconosce un importante ruolo nell’individuazione delle operazioni finanziarie terroristiche specie quelle transfrontaliere – possano disporre di tutte le informazioni disponibili e poterle scambiare, con rapidità, in sede di cooperazione internazionale. Ciò impone - sia alle autorità degli Stati membri, con riferimento al materiale investigativo e giudiziario in loro possesso, sia ai soggetti obbligati - di dover fornire alla FIU “accesso incondizionato” ai dati in proprio possesso, anche in assenza di una segnalazione sospetta da parte dell’obbligato e perfino nei casi di sospetto nato «sulla scorta di analisi svolte dalle FIU stesse o di informazioni fornite dalle autorità competenti o detenute da altra FIU». Un problema molto sentito in alcuni Paesi dove - a differenza del nostro - i poteri informativi della FIU sono alquanto circoscritti alla segnalazione dell’operazione sospetta ricevuta. Nello scambio internazionale di informazioni si richiede anche il superamento di barriere poste da caratteristiche del diritto penale nazionale e della platea dei reati considerati presupposto del riciclaggio, o perfino dall’assenza di un riferimento normativo a determinati reati presupposto. Appare, infine, di particolare rilievo l’enfasi che il Considerando n.19 pone sull’utilità, considerata “spesso indispensabile”, delle informazioni di natura prudenziale relative a banche e istituti finanziari - quali, ad esempio, quelle sulla competenza ed onorabilità di manager ed azionisti, sui meccanismi di controllo interno, sulla governance o la gestione del rischio - al fine di un’adeguata vigilanza anche in chiave AML/CFT su detti enti. Così come la direttiva considera di pari rilievo la messa a disposizione di informazioni in possesso delle autorità di vigilanza antiriciclaggio (individuate appunto nelle FIU) a favore delle competenti autorità europee e nazionali di vigilanza prudenziale sulle banche e gli istituti finanziari.

 

III) Registro dei beneficiari effettivi: interconnessione a livello europeo di informazioni su società e trust – Centralizzazione nazionale delle informazioni sui beneficiari effettivi dei conti bancari e delle cassette di sicurezza. La direttiva si preoccupa di rendere massimamente trasparente ed accessibile le informazioni sui titolari effettivi di società, trust e soggetti giuridici affini per venire incontro alle esigenze di fiducia degli investitori e del grande pubblico, evitando altresì l’occultamento di attività criminali dietro particolari strutture societarie, come evidenziato dalla vicenda dei Panama Papers. Ci si preoccupa, inoltre, di evitare che la frammentazione dei dati nazionali sull’identità di titolari effettivi di conti bancari e cassette di sicurezza possa nuocere alle autorità nazionali competenti alla lotta contro il riciclaggio, il finanziamento del terrorismo e alle attività criminali a detti reati sottostanti. A tale scopo la quinta direttiva fissa regole che garantiscano l’interconnessione e il pubblico accesso ai registri nazionali dei titolari effettivi di società e trust – registri istituiti dalla direttiva precedente - e dispone anche l’istituzione dei registri nazionali dei titolari effettivi di conti bancari e cassette di sicurezza, rendendoli disponibili per le FIU di altri Paesi dell’Unione. Si ricorda che il citato d.lgs. n. 90/2017 recependo la precedente quarta direttiva aveva previsto l’istituzione del registro nazionale dei titolari effettivi di società e trust subordinandola all’emanazione di apposito decreto del MEF di concerto col Ministero dello Sviluppo Economico e prevedendone l’accesso allo stesso MEF, alle autorità di vigilanza di settore, agli organi investigativi ed ai soggetti obbligati. L’adozione della nuova direttiva, con le modifiche da essa apportate, ha fatto slittare il termine già previsto (4 luglio scorso), così che il decreto possa tenere conto anche delle nuove prescrizioni.
Più in dettaglio, la nuova direttiva:
- chiede agli Stati che le informazioni del registro sulla titolarità effettiva siano estese a tutti i trust ed istituti giuridici affini (superando così in senso estensivo il dubbio se le norme precedenti si riferissero ai soli trust c.d. “dinamici” dove si realizza il trasferimento dal trustee ad un terzo oppure si estendessero anche a quelli c.d. “statici” in cui disponente e trustee coincidono);
- rende accessibili anche al “pubblico” le informazioni sui titolari effettivi delle società e «a qualunque persona fisica o giuridica che possa dimostrare un legittimo interesse» - ivi compresi quindi le autorità fiscali, quelle di vigilanza e antiriciclaggio, gli organi investigativi e giudiziari – le informazioni sulla titolarità effettiva dei trust e degli istituti giuridici affini; specifica (nel Considerando n. 42) che si dovrebbe definire «nel diritto nazionale l’interesse legittimo» e che tali definizioni «non dovrebbero limitarsi ai casi di procedimenti amministrativi o giudiziari in corso» ma dovrebbero consentire di tenere conto «del lavoro di prevenzione svolto da organizzazioni non governative e giornalisti investigativi nel campo del riciclaggio di denaro, del contrasto al finanziamento del terrorismo e dei reati presupposti associati»: una sorta di tributo, se così lo vogliamo definire, all’attività di indagine giornalistica che ha consentito, tra l’altro, la pubblicazione dei Panama Papers;
- impone agli Stati di istituire meccanismi centralizzati automatici che consentano l’identificazione tempestiva di qualsiasi persona che detenga o controlli conti di pagamento, conti bancari o cassette di sicurezza presso un istituto di credito sito nel proprio territorio, i cui dati dovranno essere disponibili per le FIU nazionali anche al fine di informarne le FIU degli altri stati membri (per il nostro Paese il già vigente Archivio dei rapporti); viene inoltre richiesto agli Stati di mettere a disposizione della FIU e delle autorità competenti le informazioni che consentano di identificare «qualsiasi persona fisica o giuridica che detenga beni immobili».

 

IV) Soglia di identificazione dei titolari di carte prepagate. Pur riconoscendo la legittima esigenza dei consumatori all’uso degli strumenti prepagati, la direttiva pone l’accento sui i rischi che quelli anonimi presentano per il finanziamento di atti terroristici e loro aspetti logistici, così da richiederne la riduzione delle soglie esistenti sugli obblighi di identificazione del cliente, abbassando a 150 euro la precedente soglia di euro 250.

 

V) Tutela del segnalante. La direttiva si prefigge di ampliare le garanzie già poste in passato a tutela delle persone che abbiano segnalato un sospetto caso di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, per meglio proteggerle da qualsiasi minaccia o atto ostile o ritorsione o atto discriminatorio. Al segnalante viene ora attribuito anche il diritto di «presentare denuncia in condizioni di sicurezza presso le rispettive autorità competenti», mentre si chiede agli Stati «di assicurare inoltre che tali persone godano del diritto a un ricorso effettivo per tutelare i propri diritti» in materia.

 

VI) Tempi massimi di recepimento normativo e di attuazione degli accentramenti informativi richiesti. I requisiti di urgenza che la direttiva attribuisce alle nuove disposizioni trovano, infine, riflesso nei tempi richiesti agli Stati per il recepimento delle stesse e l’istituzione/interconnessione dei registri, che dovranno seguire una precisa deadline. Si è visto che l’impianto normativo dovrà essere recepito entro i 18 mesi successivi alla pubblicazione in Gazzetta (anziché nei 2 anni come in passato) ossia entro il 10 gennaio 2020; stesso termine viene assegnato per l’istituzione dei registri sulla titolarità effettiva, che – nel caso di trust e istituti giuridici affini – dovrà avvenire entro i successivi due mesi, ossia entro il 10 marzo 2020, mentre entro il 10 marzo 2021, un anno dopo, detti registri centrali dovranno essere interconnessi attraverso la piattaforma centrale europea prevista. Gli Stati membri, infine, avranno tempo fino al 20 settembre 2020 per «istituire meccanismi centrali automatizzati che consentano l’identificazione dei titolari di conti bancari e cassette di sicurezza».