Soggetto non autosufficiente con parenti ricchi: va comunque garantita l’accoglienza da parte degli enti assistenziali

L’accoglienza di un disabile grave non autosufficiente all’interno di strutture residenziali, laddove se ne ravvisi la necessità in ragione delle sue condizioni di salute, deve essere attuata da parte degli enti preposti all’assistenza, giusta il disposto dell’art. 22 lett. g l. n. 328/2000, senza che sia possibile condizionarla al previo impegno al pagamento totale o parziale dei relativi costi da parte del beneficiario o dei suoi familiari.

In tale modo si è pronunciata in data odierna la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23932/20, che, con un’articolata motivazione, ha dato conto degli obblighi gravanti sullo stato e quelli sulla famiglia dei destinatari di prestazioni sanitarie e assistenziali. La Corte d’Appello, riformando la pronuncia del Tribunale, ha respinto le opposizioni presentate da una donna, madre di disabile, avverso le determinazioni emesse nei suoi confronti dal Comune di residenza ai sensi dell’art. 1 l. n. 1580/1931 e volte al recupero delle differenze tra le rette di ricovero del figlio presso una struttura per disabili e gli importi della pensione di invalidità e dell’ indennità di accompagnamento di cui il giovane era titolare, già incamerate dal Comune stesso. Il Giudice di secondo grado ha argomentato richiamando l’art. 1, comma 3, l. n. 1580/1931, secondo cui gli enti hanno diritto a recuperare le spese ospedaliere e manicomiali nei confronti di chi è per legge tenuto a prestare gli alimenti al soggetto in stato di bisogno, abrogato solo ad opera del d.l. n. 112/2008, ritenendo pertanto legittima la pretesa del Comune, in quanto riferita agli anni 2003 e 2004. L’interessata ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza d’appello, sostenendo l’abrogazione del già menzionato art. 1 l. n. 1580/1931 per effetto della disciplina sui trattamenti sanitari di cui alla l. n. 833/1978, della l. n. 328/2000 in tema di assistenza alle persone non autosufficienti e del d.lgs. n. 109/1998, modificato dal successivo d.lgs. n. 130/2000. La Cassazione, in primo luogo, ha perimetrato l’ambito della controversia, che implica la valutazione dei costi di ricovero di un soggetto portatore di handicap gravissimo , che ha comportato l’erogazione di prestazioni non solo sanitarie ma anche residenziali – assistenziali. Ad avviso della Corte è pacifico che nel caso concreto le spese assistenziali si leghino strettamente a quelle sanitarie, essendo state rese in un contesto unitario e rivestendo il carattere di interventi di interesse pubblico, che, essendo obbligatori per gli enti preposti alla tutela di quegli interessi, si definiscono necessari. Il quadro normativo costituzionale cfr. artt. 1, 2, 32, 38 porta ad individuare i cd. livelli essenziali di assistenza liveass , con riferimento ai quali l’art. 22 della l. n. 328/1990 ha demandato le tipologie di interventi alla pianificazione nazionale, regionale e zonale, poi non effettivamente portata a compimento. Per la Corte di legittimità a fronte di un soggetto in stato di handicap gravissimo sussiste il dovere dell’ente pubblico – in particolare del Comune - di intervenire sul piano sanitario ed assistenziale , essendo escluso proprio dall’obbligatorietà dell’intervento il condizionamento della prestazione all’assunzione di impegni economici da parte dei beneficiari o dei suoi familiari. La Corte, poi, ha evidenziato come i congiunti da considerare nei calcoli Isee non coincidano con i parenti e i soggetti menzionati dall’art. 433 c.c. , essendo peculiare la ratio sottesa agli obblighi alimentari una equiparazione comporterebbe il rischio di una penalizzazione – specialmente in presenza di capacità economiche medie e medio-basse – dei familiari dei disabili, rendendo ancor più gravosa la loro situazione. Dopo aver ricordato la delicatezza della materia, prendendo le mosse da un recente precedente, la Cassazione ha affermato come non debba escludersi a priori la sottoscrizione di accordi volontari di compartecipazione dei congiunti alle spese assistenziali, ma come, d’altro canto, in mancanza di tali accordi, l’ente non possa procedere a rivalsa. La rivalsa , peraltro, deve essere esclusa anche a fronte – come nel caso in decisione – di una normativa regionale che la regolamenti in base al richiamo della disciplina civilistica sugli obblighi alimentari, in quanto collidente con il sistema assistenziale architettato dalla l. n. 328/2000, le cui disposizioni sono principi fondamentali ai sensi dell’art. 117 della Costituzione . Cassata la pronuncia d’appello, la Corte ha dichiarato non dovute le somme pretese dal Comune nei confronti della madre del disabile, non essendo necessari ulteriori accertamenti, precisando che - l’accoglienza in strutture residenziali del disabile grave non autosufficiente è dovuta dall’ente territorialmente preposto all’assistenza - la stessa non può essere condizionata al previo impegno al pagamento da parte dell’interessato o dei familiari - l’ente non può recuperare presso i familiari i relativi costi sostenuti ai sensi dell’art. 1 l. n. 1580/1931 dopo l’entrata in vigore della l. n. 238/2000 - il recupero non può, neppure, essere azionato sulla base delle regole generali in tema di alimenti o di mantenimento, in assenza di norme civilistiche ad hoc - il recupero può avvenire solamente sulla base di accordi volontari con i congiunti dei beneficiari delle misure.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 17 luglio – 29 ottobre 2020, n. 23932 Presidente Torrice – Relatore Bellé Ritenuto che 1. la Corte d’Appello di Firenze, riformando la pronuncia del Tribunale di Lucca, ha respinto le opposizioni proposte da G.F. nei confronti delle determinazioni del Comune di Massarosa, emesse ai sensi della L. n. 1580 del 1931, art. 1, per il recupero dalla medesima, quale madre del disabile grave B.L. , delle differenze tra le rette di ricovero presso la Residenza Sanitaria per Disabili omissis per gli anni 2003 e 2004, anticipate dall’ente e gli importi della pensione di invalidità e indennità di accompagnamento di cui B.L. era titolare, già confluite presso il Comune stesso 2. la Corte territoriale riteneva che la L. n. 1580 del 1931, art. 1, il cui comma 3 riconosceva il diritto degli enti al recupero delle spese spedaliere e manicomiali nei confronti di chi fosse tenuto per legge a prestare gli alimenti alla persona in stato di bisogno, non potesse dirsi abrogato, se non per effetto del D.L. n. 112 del 2008, successivo art. 24, sicché esso doveva trovare applicazione ratione temporis alla fattispecie da definire in causa neppure poteva giovare all’appellata del D.Lgs. n. 109 del 1998, art. 2, comma 6, il quale, nel regolare il sistema di rilevazione del reddito mediante il c.d. ISEE, si era limitato ad escludere che tale disciplina potesse attribuire agli enti erogatori facoltà dapprima non sussistenti, senza però innovare rispetto alle facoltà preesistenti, tra cui quella della rivalsa ai sensi della norma del 1931 3. la G. ha proposto ricorso per cassazione con un unico articolato motivo il Comune di Massarosa ha resistito con controricorso la G. ha depositato memoria con cui si è limitata ad insistere nelle precedenti difese. Considerato che 1. con l’unico motivo di ricorso la G. sostiene che la L. n. 1580 del 1931, art. 1, sarebbe da aversi per abrogato per effetto della disciplina sui trattamenti sanitari di cui alla L. n. 833 del 1978, nonché della L. n. 328 del 2000, sull’assistenza alle persone non autosufficienti e del D.Lgs. n. 109 del 1998, quale modificato dal successivo D.Lgs. n. 130 del 2000 2. il motivo va accolto, sulla base delle considerazioni che seguono 3. la controversia riguarda inequivocabilmente i costi di un ricovero di persona portatrice di handicap gravissimo , la cui necessità afferma la Corte territoriale - in relazione alle condizioni di salute dell’assistito, non è controversa tra le parti e che ha comportato spese non solo sanitarie, ma anche residenziali 4. in proposito l’ordinamento positivo conosce sia prestazioni sanitarie, sia prestazioni assistenziali, pure o variamente connesse alle prime, secondo classificazioni riportabili al D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 3-septies, quale introdotto D.Lgs. n. 229 del 1999 sul tema, v. Cass. 28 novembre 2017, n. 28321 l’ospitalità in apposite residenze rientra poi in ambito esclusivamente sanitario, con le più forti garanzie di gratuità di cui al SSN, non tanto in ragione della situazione di limitata autonomia del soggetto, non altrimenti assistibile che nella struttura residenziale ove gli si fanno anche cure, ma per la individuazione di un trattamento terapeutico personalizzato che, per le sue intrinseche caratteristiche, non può essere somministrato se non congiuntamente alla prestazione socioassistenziale Cass. 28 settembre 2017, n. 28321 , la cui inscindibilità comporta l’intero e definitivo carico pubblico dei costi Cass. 9 novembre 2016, n. 22776 è invece pacifico che in questa causa si discuta di costi non riportabili a tale definizione ampia di intervento sanitario, ma di spese assistenziali, in un contesto di prestazioni plurime unitariamente rese in favore del disabile in sede residenziale Cass. 8 maggio 2019, n. 12042, nell’affrontare tema analogo al presente in relazione alla legislazione regionale siciliana, ha distinto tra interventi assistenziali di interesse pubblico ed interventi di accoglienza ab origine ed integralmente onerosi per l’interessato, in quanto estranei a tale ambito la citata pronuncia, nel primo caso, ne ha desunto l’obbligatorietà, per gli enti istituzionalmente preposti alla tutela di quegli interessi, di provvedere alla cura di essi e quindi alla prestazione necessaria nel caso di specie la complessiva necessità dell’accoglienza in una struttura residenziale è, come detto, indubbia d’altra parte, la primazia della persona nell’ambito dell’ordinamento ed il diritto del singolo art. 2 Cost. alla tutela dei diritti inviolabili, quale certamente sono quello alla salute art. 32 Cost. ed all’inderogabile assistenza di base in condizioni coerenti con il proprio stato psico-fisico ancora, art. 2 Cost., ultima parte impongono palesemente che, a fronte di situazioni necessitate per l’interessato, gli enti preposti a salvaguardare quegli interessi vi provvedano senz’altro la L. n. 328 del 1990, art. 1, comma 1, stabilisce in effetti che la Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali e ciò in coerenza con gli artt. 2, 3 e 38 Cost. art. 1, comma 1 in particolare, per i fini di cui sopra, si prevede l’istituzione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali ispirato a principi di sussidiarietà art. 1, comma 3 , ma con carattere di universalità art. 2, comma 2 , che garantisce i livelli essenziali di prestazioni, ai sensi dell’art. 22 , ovverosia delle prestazioni che vanno garantite e rese incondizionatamente ed universalmente dei livelli essenziali di assistenza c.d. Liveass si occupa la L. n. 328 del 1990, art. 22 e tale norma, pur delineando le tipologie di interventi, demanda per la definizione a requisiti fissati dalla pianificazione nazionale, regionale e zonale e nei limiti delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali è noto che non vi è mai stata completa realizzazione dell’iter normativo di definizione dei predetti Liveass tuttavia, a fronte di una persona in stato di handicap gravissimo, le cui condizioni di non autosufficienza rendessero necessaria, come è pacifico che fosse, l’assistenza in sede residenziale, non vi è alcuna esigenza di altre specificazioni, ricorrendo de plano l’ipotesi di cui alla L. n. 328 del 2000, art. 22, lett. g e ciò a prescindere dalle ragioni ad es. assenza, incapacità o impossibilità del nucleo familiare ad assisterlo o da eventuali responsabilità di chi sia tenuto ma non presti l’assistenza l’intervento pubblico, sul piano sanitario ed assistenziale, è in tali casi dovuto da parte degli enti a ciò preposti e pertanto, nella specie, ai sensi della L. n. 328 del 2000, art. 4, comma 2 e della legislazione regionale all’epoca vigente L.R. n. 72 del 1997, art. 7 , da parte del Comune stesso l’indispensabilità assoluta per la persona, considerata nella sua individualità, esclude infatti qualsiasi margine di discrezionalità, organizzativa o finanziaria, rispetto all’an della protezione ricorrono dunque anche rispetto alla legislazione nazionale i medesimi presupposti che già portarono Cass. 12042/2019 a ravvisare nell’ambito regionale siciliano la doverosità dell’intervento pubblico l’obbligatorietà dell’assistenza esclude altresì che essa sia condizionabile dalla previa assunzione di impegni economici da parte dei beneficiari o di chi abbia obblighi di mantenimento nei loro confronti 5. altra questione è quella relativa al regime economico delle prestazioni assistenziali e, discutendosi qui di prestazione resa in quanto necessaria, del recupero dei costi sopportati dall’ente erogatore, che il Comune di Massarosa ha preteso dalla madre del disabile nonché, in altro giudizio di cui non è noto l’esito, dal di lui padre e marito separato della G. il Comune, secondo quanto disposto dalla L. n. 328 del 1990, art. 6, comma 4, è senza dubbio tenuto ad assumere gli obblighi connessi all’eventuale integrazione economica , ove l’eventualità sta a significare che gli oneri sono destinati a restare a carico del Comune nei limiti in cui le capacità del beneficiario non consentano di farvi fronte d’altra parte, Cass. 12042/2019 cit. ha convincentemente ritenuto, sulla scia ed in sviluppo di altri precedenti Cass. 18 settembre 2014, n. 19642 Cass. 22 marzo 2012, n. 4558 Cass. 26 marzo 2003, n. 4460 , che la L. n. 1580 del 1931, art. 1, fino a quando esso non è stato poi formalmente abrogato dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, è rimasto applicabile ai soli casi, del tutto residuali, in cui l’intervento assistenziale pubblico, non essendo dovuto e necessitato, sia del tutto oneroso, non essendovi a priori da calibrare alcun dosaggio tra contribuzioni pubbliche e oneri privati la conclusione si pone in linea con il richiamato sistema complessivo di cui alla menzionata L. n. 328 del 2000, attraverso il quale, in forza del rinvio dell’art. 25 al sistema del c.d. ISEE, si realizza un articolato regime di compartecipazione dell’interessato ai costi, sulla base delle sue possibilità economiche v. ancora Cass. 12042/2019, ove si fa riferimento appunto ad un regime di gratuità modulata da valutare sulla base anche delle possibilità familiari d’altra parte, tali regole di individuazione delle capacità economiche familiari, secondo il D.Lgs. n. 109 del 1998, art. 2, comma 6, per quanto in sé non modificative della disciplina sugli obblighi alimentari, espressamente non possono essere interpretate nel senso dell’attribuzione agli enti erogatori della facoltà di cui all’art. 438 c.c., comma 1, nei confronti dei componenti il nucleo familiare del richiedente la prestazione sociale agevolata e quindi di azioni dirette della P.A. nei confronti dei congiunti del beneficiario, nè, si osserva per completezza, azioni di tal fatta sono previste dal D.P.C.M. n. 159 del 2013, che ha aggiornato il sistema del c.d. ISEE pertanto, gli obblighi di integrazione della retta, per quanto da calibrare sulla base delle capacità economiche della famiglia come definita in ambito ISEE, sono civilisticamente a carico del solo assistito 6. l’allontanamento del sistema dal coinvolgimento civilistico di chi abbia obblighi alimentari è palese, anche perché i congiunti da considerare nei calcoli ISEE, per come variamente evolutisi nel corso del tempo, non coincidono con l’ambito di parenti ed affini di cui agli artt. 433 c.c. e segg., pur essendo evidente che l’ambito della valutazione amministrativa dei redditi e patrimoni familiari da considerare dovrebbe tendenzialmente essere coerente con quello degli obblighi civilistici verso la persona bisognosa di assistenza nè possono richiamarsi le regole sugli obblighi di mantenimento endofamiliare a parte l’incompletezza di esse, destinate a non coprire l’ambito delle relazioni di cui è possibile il coinvolgimento in sede di ISEE, l’assoluta particolarità delle esigenze interessate da casi come quelli della disabilità grave non consente soluzioni approssimate, sulla base di norme civilistiche dettate per ipotesi diverse da quella eccezionale qui in esame vi è altrimenti il concreto rischio di penalizzare, specie in presenza di capacità economiche medie o medio-basse, proprio i familiari destinati a misurarsi con la disabilità, così vanificandosi le ispirazioni solidaristiche generali dell’ordinamento, se non addirittura ponendosi in contrasto con l’esigenza di ragionevolezza che non consente di rendere ancor più difficoltosa la situazione di chi già si trovi in condizioni di maggiore difficoltà è ben vero che la giurisprudenza della Corte Costituzionale, a più riprese e di recente Corte Cost. 14 gennaio 2016, n. 2 Corte Cost. 19 dicembre 2012, n. 296 , occupandosi del sistema ISEE, ha valorizzato il combinarsi, nella tutela assistenziale delle persone non autosufficienti, di intervento pubblico e partecipazione, anche economica, della famiglia la Consulta ha individuato in tale partecipazione un incentivo indiretto utile a favorire la permanenza presso il nucleo familiare così Corte Cost. 296/2012 cit., in tema di anziani non autosufficienti ed ha sottolineato la portata sussidiaria dell’intervento pubblico rispetto a quello familiare Corte Cost. 2/2016 oltre ai dubbi che suscita la possibilità di ritenere utilmente coercibile, attraverso la pressione economica, l’esigenza di accoglienza dell’assistito, che ha da essere primariamente affettiva e deve derivare da effettive capacità familiari in tal senso, la stessa Corte Costituzionale, nell’occuparsi di un diverso ambito assistenziale, ha efficacemente sottolineato come sia giustificato che la prestazione sia condizionata ai redditi non del solo interessato, ma anche di altri congiunti, purché in una combinazione complessivamente ragionevole Corte Costituzionale 9 maggio 1997, n. 127 pertanto, come sostanzialmente ritenuto da Cass. 12042/2019, cit., solo una normativa espressamente dedicata alle rivalse civilistiche potrebbe consentire il dosato e controllabile esercizio legislativo di uno strumento di estrema delicatezza sociale certamente ciò non esclude che si possano avere accordi volontari di regolazione delle compartecipazioni dei congiunti ritenuti validi da Cass. 28321/2017 cit. e da Cass. 13 luglio 2017, n. 17234 ma, in mancanza ed in assenza di norme civilistiche specifiche, concernenti l’ordinamento civile e quindi, sia prima che dopo le modifiche apportate all’art. 117 Cost., di pertinenza esclusivamente statale, il diritto di rivalsa non può essere ritenuto altrimenti sussistente è infine da escludere che, a regolare la vicenda, possa essere richiamata la normativa regionale poi modificata dell’epoca dei fatti, secondo la quale la disciplina della compartecipazione degli utenti e di coloro che sono tenuti agli alimenti era rimessa a regolamenti comunali L.R. n. 72 del 1997, art. 45, comma 4 tale normativa regionale, nella parte in cui prevede la regolamentazione dei diritti di rivalsa o compartecipazione sulla base della disciplina degli obblighi alimentari di cui agli artt. 433 c.c. e segg., collide infatti con il sistema assistenziale di cui alla L. n. 328 del 2000, sopra delineato, le cui disposizioni sono espressamente definite principi fondamentali ai sensi dell’art. 117 Cost. L. n. 328 cit., art. 1, u.c. , sicché la previsione deve aversi per abrogata ai sensi della L. n. 62 del 1953, art. 10, ed anche il consequenziale regolamento comunale ne resterebbe in parte qua invalidato e non applicabile 7. il diritto di credito quale azionato in causa non trova dunque copertura giuridica sostanziale nella norma posta dalla Corte territoriale a fondamento della decisione, nè in altre norme ne deriva l’accoglimento del ricorso e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, alla cassazione della sentenza può accompagnarsi la decisione nel merito con il rigetto della pretesa del Comune 8. la notevole complessità giuridica della questione e gli esiti alterni dei giudizi di merito giustifica la compensazione delle spese tra le parti quanto al primo e secondo grado di giudizio, con regolazione secondo soccombenza soltanto delle spese del giudizio di legittimità 9. vanno anche esplicitati i seguenti principi l’accoglienza di disabile grave non autosufficiente all’interno di strutture residenziali, una volta accertata per qualsiasi ragione la necessità di essa in ragione delle condizioni personali dell’interessato, deve essere attuata da parte degli enti preposti all’assistenza, per effetto della L. n. 328 del 2000, art. 22, lett. g , senza che sia possibile condizionarla al previo impegno al pagamento parziale o totale dei relativi costi da parte dell’interessato o dei suoi familiari il recupero dei costi di prestazioni assistenziali di accoglienza di persone disabili in strutture residenziali da parte del Comune erogatore non può avere corso presso i familiari, dopo l’entrata in vigore della L. n. 328 del 2000, secondo la disciplina della L. n. 1580 del 1931, art. 1 e ciò anche prima dell’abrogazione di tale norma ad opera del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, nè esso può essere riconosciuto, in assenza di specifiche norme civilistiche, sulla base delle regole generali in tema di alimenti o di mantenimento, mentre può avvenire sulla base di accordi volontari con i congiunti degli interessati . P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara non dovute le somme pretese dal Comune di Massarosa. Compensa le spese dei gradi di merito e condanna il Comune di Massarosa a rifondere alla controparte le spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.